L’appello del presidente Visconti (Camera di Commercio di Sassari): «Turismo per 365 giorni all’anno»

Pasqua è un momento utile per riflettere. L’economia turistica isolana a un bivio. Il nodo dell’addizionale comunale per il traffico aeroportuale

Le chiese romaniche possono diventare un’alternativa turistica al solito binomio sole-mare

L’imminente periodo pasquale si configura come una cruciale occasione di analisi per il comparto turistico. Il presidente della Camera di Commercio del nord Sardegna, Stefano Visconti, lancia un messaggio chiaro al mondo imprenditoriale e alla politica regionale: è indispensabile superare il vincolo della stagionalità estiva con tutti gli strumenti a disposizione in grado di garantire stabilità economica e occupazionale all’isola. L’obiettivo dichiarato è l’allargamento della stagione turistica fino a coprire l’intero anno.

L’attuale dipendenza legata ai picchi stagionali, che si traduce in una prevalenza di contratti di lavoro a tempo determinato, rappresenta il limite primario per un settore che comunque è in crescita. Per trasformare questa prospettiva, l’azione deve concentrarsi ancor di più su due pilastri fondamentali strettamente interconnessi: l’accessibilità all’Isola e il prodotto turistico.

Stefano Visconti

«Partendo dalla Pasqua abbiamo una opportunità per ragionare. Uno dei nodi cruciali per l’estensione della stagione risiede nell’accessibilità per via aerea, questione che richiede un intervento diretto della politica regionale – spiega Visconti –. Agire sulla fiscalità che grava sui vettori aerei, in particolare sui 6,50 euro dell’addizionale comunale, può essere un modo per liberalizzare l’economia dei trasporti e creare le precondizioni per una maggiore continuità dei collegamenti durante tutto l’anno, stimolando l’attività dei vettori aerei. L’urgenza di questo intervento – dice il presidente della Camera di Commercio del Nord Sardegna – è sottolineata dal rischio che gli scali più esposti possano subire una riduzione dell’impegno da parte delle compagnie aeree in assenza di misure che ne migliorino la redditività». Serve allora una decisione politica forte e rapida su questo fronte. «Abbiamo due stagioni, autunno/inverno e primavera/estate, che offrono prodotti totalmente diversi. Se la primavera/estate ci dà buone soddisfazioni, l’altra parte dell’anno è ferma. Oltre al prodotto turistico marittimo esistono infatti delle alternative. Come il Carnevale, Autunno in Barbagia, le chiese romaniche, i centri urbani come Alghero, Sassari, Cagliari e Olbia, una città che vive tutto l’anno. Esiste poi l’ambiente museale. E gli eventi sportivi. Per non parlare del Capodanno, che crea interesse. Ci sono quindi iniziative avviate ma altre ancora da costruire. Noi, come Camera di Commercio, abbiamo competenze in materia di promozione turistica, come il network Salude&Trigu e Benvenuto Vermentino, da mettere a disposizione».

Insomma, parallelamente al tema dei trasporti, l’altro vettore strategico è lo sviluppo del “prodotto” turistico al di fuori della tradizionale stagione balneare e la sua conseguente promozione. A differenza dell’accessibilità, questo elemento può essere costruito attraverso un’azione sinergica e congiunta tra istituzioni, politica e imprese, proprio per rendere l’economia turistica sarda “ciclica” e non limitata all’estate.

Cos’è l’addizionale comunale. Nel panorama del trasporto aereo italiano del 2026, si sta consumando una silenziosa rivoluzione fiscale. Al centro c’è l’addizionale comunale, una tassa di 6 euro e 50 centesimi per ciascun passeggero. Nata per compensare i comuni aeroportuali dall’inquinamento acustico, questa tassa oggi finanzia principalmente il fondo di solidarietà del trasporto aereo presso l’Inps e la sicurezza degli scali. Tuttavia, quello che sulla carta appare come un contributo tecnico, si è trasformato in una potente leva politica e di marketing territoriale.

Per i vettori 6,50 euro non sono una cifra trascurabile: possono rappresentare la differenza tra il profitto e la perdita su una singola tratta. Alcune amministrazioni regionali lo hanno capito e hanno iniziato a usare l’abolizione della tassa come esca.

Il meccanismo è semplice: le regioni potrebbero intervenire economicamente e rendere lo scalo più appetibile. Le compagnie, sollevate dal costo, rispondono spostando aeromobili dai grandi hub “saturi” (e costosi) verso le periferie, inaugurando rotte che prima sarebbero state insostenibili. Il risultato? Un aumento immediato del traffico passeggeri e l’attivazione di un volano per il turismo locale.

La Calabria è stata la prima a rompere gli indugi nel 2024, azzerando la tassa per Lamezia, Reggio Calabria e Crotone. L’effetto è stato dirompente, trasformando in particolare Reggio Calabria da scalo marginale a base strategica internazionale. Sulla stessa scia si è mosso il Friuli-Venezia Giulia, che ha blindato la crescita di Trieste, e l’Abruzzo, che ha garantito l’esenzione a Pescara fino al 2027. La tendenza più recente vede però una distinzione basata sulla dimensione; in Sicilia, dal 1° gennaio 2026, la tassa è svanita per i piccoli scali come Trapani e Comiso, mentre resta in vigore per i giganti Palermo e Catania. In Emilia-Romagna, si è scelto un approccio simile: Parma, Forlì e Rimini volano “tax-free”.

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