Tino Grindi, il ritratto del Cobra
L'imprenditore e appassionato di cultura sassarese è scomparso nei giorni scorsi

Sassari. Nei giorni a 78 anni è scomparso Tino Grindi, imprenditore e commerciante, ma anche appassionato di storia e cultura sassarese. Figlio di Mario, ideatore del periodico satirico La Cionfra negli anni ’50, Tino Grindi era il titolare dell’azienda di famiglia di noleggio di autobus Grindibus, fondata una sessantina di anni fa, nonché di un frequentatissimo bar all’Emiciclo. Negli anni ’90 aveva promosso insieme all’architetto Vico Mossa la passeggiate culturali alla scoperta di monumenti del centro storico. Da ultimo, nel 2016, era stato invece tra i promotori di una vasta campagna in città contro le piste ciclabili in corso di realizzazione da parte della Giunta comunale guidata da Nicola Sanna e di cui non condivideva il progetto. Nel 1995, sul quindicinale Il Sassarese diretto da Enrico Porqueddu, era stato tra le “vittime” del Cobra, autore di una celebre rubrica satirica, “Figure che compaiono”. Ne riprendiamo i versi e il ritratto “velenoso”.
M’hani dittu chi soggu pritinsiosu/ un poggu garanzettu e liscioggosu./ Di chistha Sassari, chi è sempri arriniggadda/ zertha jenti, di Parazzu Ducari, n’hanifattu una caggadda!/ Eu, chi in mezzu a li triddrìi soggu naddu/ veggu Sassari veccia cumentu un maraddu/ E tutta cuipa di li puritiganti/ mari intragnaddi e macchi tuttiganti!/ Di Sassari coraredda, si ni so’ immintigaddi/ e tuttiganti so ‘ pidocciazzaddi. A chistha jenti piazzimi’isthralleri/ so’ casthiggaddi e ischudini li muglieri./ A cojpi di ziminu e nepura a ciprò,/ e in municipiu so’ sempri a go-gò!/ Eu fozzu cunfirenzi e ipassiggiaddi/ i li cameri tutti bisasthraddi/ e la ziddai sinn’anda piurendi/ e li puritiganti so’ sempri magnendi!
C’era una volta una città. Con alte mura protettive. Con tante viuzze dove passavano carruzzi e tumbarelle. E tanti vecchietti seduti accanto a lu brascieri. E mille voci di bimbi felici. Dagli orti spuntavano cavoli, pomodori, melanzane e zioddi. Di tutti questi prodotti si cibavano li menghi, alias sassaresi. Gente dal palato fino. E dalla lingua lunga. Questa città si chiamava Sassari. Adesso si chiama Sassari. Nel futuro si chiamerà Sassari. Di lei resterà solo il nome perché nel frattempo la città vecchia sarà scomparsa del tutto grazie a cemento selvaggio.
La storia racconta di un condottiero: baffo folto, petto gonfio, occhi mandrilli, orecchie a sventola che, armato di penna e piedi larghi percorreva le viuzze seguito da un codazzo di vecchiette e vecchietti. E qualche pizzinnu d’andera. Costui, di nome Tino, della casata dei Grindi, aveva ereditato da tanto padre, Mario, l’amore per la sua città e la vocazione alle sconfitte.
Complice un famoso architetto, Vico dei Mossa, Tino, della casata dei Grindi, aveva scoperto l’acqua calda. Malgrado le evidenti e dolorose scottature, concionava per le viuzze, magnificando le bellezze zappadorine. Ad ogni parole un applauso. Ad ogni applauso una parola. Al vento.
“Dobbiamo difendere le nostre tradizioni. Tutti li fiagghi di Pozzu di Bidda!”, tuonava! E giù applausi. “Quelli del Comune se ne fregano di noi e della memoria storica! Vedete questa pietra? Non è un marraggiu. È storia. Dobbiamo tirarla in testa agli amministratori. Non la pietra, ma la storia. Che diamine!”
Tino, della casata dei Grindi, amante deluso di una città fedifraga con diabolica determinazione continua a consumare triddrii nei vicoli cittadini. Microfono di punta, sigaretta pendula all’angolo della bocca, baffo sudaticcio, doppiopetto da manager, arringa il popolo proponendo di mettere sottovuotospinto il centro storico. Pia illusione! A Palazzo Ducale se ne impippano altamente di questo condottiero inamidato, esploratore delle pietre antiche.
Ma qual è la molla che spinge Tino, della casata dei Grindi, perche si dà tanto da fare? Qual è il suo sogno nel cassetto? L’arcano è stato svelato da un amico intimo: Tino, della casata dei Grindi, aspira a sfrattare Vittorio Emanuele II da piazza d’Italia. Sì, ma l’aspirazione qual è? Porcu mundu! Essere immortalato in piazza d’Italia al posto di Vittorio… Fra cent’anni: “A Tino della casata dei Grindi, Sassari riconoscente”.
Il Sassarese n. 253 – 1995








