Un buon Don Pasquale per la stagione lirica sassarese

La doppia rappresentazione dell’opera buffa di Donizetti ha convinto il pubblico del Teatro Comunale. Da segnalare la prova convincente del soprano giapponese Airi Sunada

Don Pasquale è un gioiello, un’opera buffa che si permette di canzonare (apparentemente, è un gioco) il genere al quale appartiene e i maestri che l’hanno resa grande nella storia della lirica italiana. Musicalmente vicina allo stile di Rossini (ma abbandonando totalmente i recitativi secchi con accompagnamento del fortepiano), incontrò immediatamente i favori del pubblico al debutto avvenuto a Parigi nel 1843, dove Gaetano Donizetti aveva avuto grandi successi pochi anni prima con La favorite e La fille du régiment. Un gradimento che è rimasto costante fino ad oggi. E Sassari non poteva essere da meno. Riproposto dopo vent’anni, allora al Teatro Verdi oggi al Teatro Comunale, “Don Pasquale” è del resto uno dei capolavori del compositore bergamasco (autore qui anche del libretto insieme a Giovanni Ruffini, scrittore e fervente mazziniano), musicalmente napoletano di adozione.

La Stagione lirica dell’Ente Concerti de Carolis ha così fatto centro anche stavolta, con un gradevole allestimento nato a Viterbo in occasione del Premio per giovani cantanti “Fausto Ricci” 2021, che metteva in palio i ruoli d’opera del capolavoro donizettiano e ideato dall’Associazione culturale “XXI secolo”. L’idea registica è di Mariano Bauduin e a Sassari è stata ripresa da Rosangela Giurgola. Il tempo che scorre, simboleggiato da un grande congegno rotante sul quale sono montate due scenografie contrapposte, e i personaggi che dall’originaria metà del XIX secolo vengono trasposti alla belle époque. Le scene di Nicola Rubertelli comprendono elementi di fine Ottocento e di taglio futurista (e un bel grammofono), come i costumi, pienamente ottocenteschi per l’anziano Don Pasquale, ricco romano, e più moderni per la giovane Norina. Il protagonista non è insomma più tanto giovane e se ne deve fare una ragione. Altro che una giovane moglie e “bamboli mezza dozzina”. Dalla vecchiaia non si torna indietro.

Non certo anziani erano i cantanti, giovani vincitori del Premio “Ricci”. Un contrasto allora che è diventato esilarante per lo stesso Don Pasquale, interpretato dal basso cagliaritano Francesco Leone, a tratti un po’ troppo goffo nei movimenti ma convincente nel complesso (nonostante un trucco che forse meritava una migliore cura). Su tutti però vanno segnalati il soprano giapponese Airi Sunada (Norina), davvero brava non solo vocalmente, e il baritono Matteo Guerzé (Dottor Malatesta) che, oltre a una voce ben impostata e a un gradevolissimo timbro, ha dimostrato sicurezza sul piano recitativo. Le perplessità sono da riservare invece per il personaggio di Ernesto, che in prima battuta doveva essere interpretato dal tenore nuorese Marco Puggioni, che all’ultimo ha dovuto dare forfait per un’indisposizione. È stato così sostituito dal serbo-tedesco Miloš Bulajic: pochi giorni non sono ovviamente bastati per preparare adeguatamente la parte, anche se va detto che sono apparsi palesi anche limiti vocali. A completare il cast il baritono Nicola Ebau (il Notaro). Il disegno luci era firmato da Tony Grandi. Sul palcoscemico anche i mimi Cristian Ferlito, Mauro Fiori e Marco Velli.

A dirigere l’Orchestra dell’Ente Concerti è stato chiamato il promettente Cesare Della Sciucca, giovanissimo, che ancora non ha la sicurezza necessaria per evitare scollamenti tra cantanti e compagine strumentale (parecchio sacrificata dalla pessima acustica del Comunale e dalla buca troppo profonda), come emersi alcune volte durante la rappresentazione. Il coro “Canepa” infine è stato preparato dal suo maestro Luca Sirigu.

Lu.Fo.

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