Tumore ovarico, la tutela dei diritti della malata
Venerdì scorso convegno promosso al circolo “Diavoli rossi” della Brigata Sassari dalla Rete Sardegna CPO e dalla Fondazione ARMR
Sassari. “Tumore ovarico. Dalla biologia al contesto sociale e tutela dei diritti della malata”. Era questo il tema del convegno in calendario venerdì scorso, al circolo “Diavoli rossi” della caserma “La Marmora”, sede del Comando della Brigata Sassari. Un fil rouge, che ha unito la “Giornata internazionale della donna” dell’8 marzo e la “Giornata internazionale delle malattie rare”, celebrata lo scorso 29 febbraio, per un dibattito organizzato dalla Rete Sardegna CPO (organismo regionale che rappresenta i Comitati per le Pari Opportunità di tutti gli ordini forensi sardi) e la Fondazione ARMR (Aiuti per la Ricerca sulle Malattie Rare Onlus) – delegazione Sardegna – con il patrocinio dell’Ordine forense e dell’Ordine dei medici e odontoiatri della provincia di Sassari, con la partecipazione del Rotary Club Sassari Silki. Il convegno è servito per puntare i riflettori sugli aspetti giuridici, sociologici e medici del tumore ovarico, anche nelle sue forme più rare.
Dopo l’indirizzo di saluto del comandante della Brigata Sassari, il generale Stefano Messina, è seguito quello della responsabile della Fondazione ARMR (delegazione Sardegna), presidente della Rete CPO Sardegna e presidente CPO Ordine forense di Sassari, l’avvocata Anna Soro, del presidente dell’Ordine dei medici di Sassari, dottor Nicola Addis, e del presidente dell’Ordine forense di Sassari, l’avvocato Gabriele Satta. I lavori sono stati aperti dall’avvocata Anna Soro e dal dottor Giampiero Capobianco, direttore della Clinica di Ostetricia e ginecologia dell’Università di Sassari, il quale ha parlato delle dimensioni e dell’impatto sociale del tumore ovarico.
Il dibattito si è poi sviluppato in due sessioni. La prima parte del convegno, a carattere giuridico, è stata moderata dall’avvocata Nadia Geromino, presidente del CPO del foro di Tempio Pausania, e preceduta dalla proiezione di un suggestivo spot contro la violenza di genere, ideato e realizzato a cura del CPO di Nuoro. Il video contiene un monologo della scrittrice e magistrata Paola Di Nicola Travaglini. A dar voce coinvolgente al testo sono sedici donne del capoluogo barbaricino (avvocate, magistrate, prefette, garanti per i detenuti, comandanti della Polizia penitenziaria, ispettrici della Questura, carabiniere, funzionarie, consigliere di parità) che hanno prestato il loro volto per dare impulso a questa importante campagna di sensibilizzazione contro la violenza di genere portata avanti dal CPO barbaricino.
A seguire ha preso la parola il tenente colonnello Rosa Vinciguerra, capo sezione delle Politiche di genere e Gender Advisor dello Stato Maggiore della Difesa, la quale ha parlato della presenza militare femminile nelle Forze Armate e del supporto nelle missioni di pace che le donne militari forniscono alle donne delle popolazioni locali per la tutela della loro salute riproduttiva. Il convegno è proseguito con l’intervento dell’avvocata Nadia Geromino sul tema delle “Discriminazioni di genere sulla donna malata”. La sessione giuridica si è conclusa con la relazione dell’avvocata Maria Concetta Sirca (Presidente del CPO dell’Ordine forense di Nuoro), che ha illustrato i profili della responsabilità medica, in ambito civile e penale. Argomento di non poco conto considerato che in questi ultimi anni si è assistito a un proliferare di giudizi, civili e penali. I dati relativi alle cause legali in ambito sanitario in Italia sono allarmanti. Secondo l’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA), nel 2019 sono stati complessivamente pagati oltre un milione di euro a titolo di risarcimenti richiesti per danni derivanti da presunti errori sanitari. Il numero dei contenziosi in ambito sanitario sembra essere in continua crescita, con circa 30 mila casi ogni anno. A fine 2022 sono stati registrati 3 milioni 829mila casi pendenti nei tribunali. Sono dati impressionanti, soprattutto se rapportati al fatto che nel 99 per cento dei casi, i medici sotto inchiesta vengono dichiarati innocenti al termine delle indagini. Stando ai dati del 2019, le denunce vengono presentate principalmente al Sud e nelle isole (44,5 per cento). Al nord, la percentuale scende al 32,2 per cento, mentre al centro si attesta al 23,2 per cento. Dati che non fanno vivere ai medici un sereno esercizio della loro professione: il 78,2 per cento di loro ritiene di correre un maggiore rischio di procedimenti rispetto al passato, il 68,9 per cento pensa di avere tre probabilità su dieci di subirne; il 65,4 per cento avverte una pressione indebita nella pratica quotidiana. Nei tribunali italiani, nel 2022, erano 300 mila le cause pendenti contro medici e strutture sanitarie pubbliche e private.
La seconda parte del convegno, incentrata sugli aspetti medici, è stata introdotta e moderata dal dottor Mario Palermo, responsabile SC di Endocrinologia, malattie della nutrizione e ricambio dell’Azienda Ospedaliero Universitaria di Sassari. A seguire sono state presentate le relazioni del professor Antonio Cossu, direttore SC Anatomia Patologica dell’Università di Sassari, della dottoressa Giovanna Damia, responsabile del laboratorio di Ginecologia oncologica dell’Istituto ricerche farmacologiche Mario Negri di Milano, del professor Giuseppe Palmieri, professore ordinario di Oncologia dell’Università di Sassari, del professor Marco Petrillo, professore associato di Ginecologia e ostetricia dell’Università di Sassari, e della dottoressa Margherita Piras, dirigente medico SC Oncologia Medica AOU di Sassari.
In Italia, ogni anno, oltre 5mila donne si ammalano di tumore dell’ovaio e nell’80 per cento dei casi la malattia viene diagnosticata in fase avanzata perché, nella realtà, non esistono test diagnostici affidabili con sufficiente sensibilità e specificità. La sintomatologia risulta aspecifica (dolore lombare, gonfiore addominale, disturbi digestivi, poliuria, etc.) e quindi viene spesso imputata erroneamente ad altre malattie. I tumori ovarici possono essere a partenza dai tessuti stromali (circa 1 per cento, cioè dai tessuti dove vengono prodotti gli ormoni femminili, principalmente in donne di età superiore a 50 anni), epiteliali (più del 90 per cento, cioè i tessuti che rivestono le ovaie) o germinali (5 per cento, dai tessuti che danno origine agli ovuli, prevalentemente in donne giovani). Risulta importante, in una ottica di prevenzione, identificare le portatrici di mutazioni di uno specifico gene (BRCA1 o BRCA2) nella linea germinale. Il riscontro di un deficit di tale gene può permettere di identificare precocemente le persone a rischio ed intervenire di conseguenza, anche nei componenti della medesima famiglia. In tali soggetti la prevenzione può essere condotta mediante visite ginecologiche più frequenti durante l’età fertile, sino ad arrivare all’asportazione chirurgica delle ovaie, in casi limite, dopo la menopausa. La visita ginecologica periodica od il dosaggio del marcatore CA-125, sebbene aspecifico, possono essere di ausilio. È importante rivolgersi a centri esperti ed ad alto volume di attività perché dalla qualità della cura può dipendere qualità e quantità di vita. I relatori hanno toccato le principali problematiche di questo frequente tumore femminile, ad iniziare dai suoi aspetti anatomo-patologici (professor Antonio Cossu, dell’Istituto di Anatomia Patologica dell’Azienda Ospedaliero Universitaria di Sassari), per passare poi alle caratteristiche genetiche e molecolari (dottoressa Giovanna Damia dell’Istituto Mario Negri di Milano), ai marcatori prognostici (professor Giuseppe Palmieri dell’università di Sassari) e alle terapie chirurgiche e adiuvanti (professor Marco Petrillo e dottoressa Margherita Piras dell’Azienda Ospedaliero Universitaria di Sassari). Presenti, in videocollegamento, anche numerosi studenti della facoltà di Medicina e chirurgia dell’ateneo turritano, avvocati e praticanti degli ordini forensi sardi.









