Teatro S’Arza e Balletto Civile chiudono il weekend di Aria Performing Art Festival

Domenica al Parco di Badde Othieri di Ossi. La terza edizione continua a Monteleone Rocca Doria il 27 e 28 luglio

S’Arza – La voce del sentiero

Ossi. L’intenso weekend di Aria Performing Art Festival si chiude con due coinvolgenti spettacoli all’aperto domenica 30 giugno nello scenario incantevole di Badde Othieri, sei ettari di bosco e aria buona alle porte del paese di Ossi, appena riaperto dopo i lavori di riqualificazione. Ma la terza edizione del festival organizzato dall’associazione Senza Confini Di Pelle, con il contributo dei Comuni di Ossi e Monteleone Rocca Doria, inserito nel progetto di promozione culturale Salude&Trigu della Camera di Commercio di Ossi, non va in archivio. Tornerà, infatti, con altre due date, il 27 e 28 luglio, a Monteleone Rocca Doria.

Intanto, però, la giornata a Badde Othieri regalerà ancora grandi emozioni. Alle 19 il Teatro S’Arza conduce gli spettatori in un immersivo spettacolo itinerante tra gli alberi del parco, dal titolo “La voce del sentiero”, interpretato da Paola Dessì, Stefano Petretto e Francesco Petretto, diretti da Romano Foddai. Tre personaggi si trovano sperduti nei boschi dai quali cercano, disperatamente, vie d’uscita. La loro memoria è offuscata dal tempo e dalle vicissitudini della vita, forse anche da una fuga precipitosa, che li ha trascinati nell’oscurità di un’intricata selva. Lo spettacolo nasce dallo sforzo narrativo di utilizzare la millenaria cultura popolare, sedimentata nei secoli, come ultimo strumento possibile per potersi orientare nel presente individuando la giusta direzione da percorrere nel tortuoso e accidentato cammino dell’esistenza moderna.

Subito dopo, la compagnia Balletto Civile (La Spezia) racconta la regina Elisabetta I da un punto di vista decisamente inedito con lo spettacolo di teatro danza “Elizabeth I Sorry For What?” con Giulia Spattini e Paolo Rosini. Lo spettacolo non ricostruisce le vicende biografiche dell’ultima discendente della dinastia Tudor, il cui lunghissimo regno va dal 1558 al 1603, ma fa indossare alla regina d’Inghilterra un paio di guantoni da boxe e la fa salire su un palcoscenico-ring insieme al proprio allenatore. Come racconta Giulia Spattini, regista oltre che interprete di “Elizabeth I Sorry For What?”, «il punto centrale della lotta di Elisabetta si è mosso sempre intorno alla sua identità come donna che nella casualità della successione si è trovata tra le mani un potere che mai nessun uomo le avrebbe legittimato, pagando un prezzo altissimo. Prendere una posizione, questo ha ispirato la mia ricerca, prendere una posizione e assumersi la responsabilità che ne deriva. La lotta più feroce che mai condurremo sarà con noi stessi, con l’onestà che dobbiamo alla nostra natura che sempre si rivolterà se tenteremo di piegarla ad altro segno».

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