Sassari e la sua Madonnina delle Grazie
Ieri la Processione del Voto con migliaia di fedeli per le strade. La messa in piazza d’Italia per salutare monsignor Gian Franco Saba
Sassari. Dal 1944 l’ultima domenica di maggio è dedicata alla Processione del Voto, con migliaia di sassaresi che si riversano lungo il percorso per compatrona della città, la Madonnina delle Grazie. Un legame che si rafforza anno dopo anno. Come viene fatto notare ogni volta, si tratta del secondo evento più partecipato. Una classifica del tutto particolare che vede al primo posto ovviamente la Faradda del 14 agosto. La Cavalcata Sarda, che precede di una domenica, facendo del mese di maggio un catalizzatore di grandi eventi, è invece una manifestazione laica, in realtà da sempre vissuta con distacco dai sassaresi.
Quest’anno alla Festa del Voto si è aggiunto un momento del tutto particolare, il saluto dell’arcivescovo Gian Franco Saba alla città e alla diocesi. Venerdì prossimo 30 maggio si insedierà infatti alla guida dell’Ordinariato Militare d’Italia, con una cerimonia religiosa nella chiesa romana dei Santi XII Apostoli. Per questo ieri la messa che tradizionalmente si tiene nel duomo di San Nicola, dove la Madonnina viene traslata nel tardo pomeriggio del sabato precedente, è stata celebrata in piazza d’Italia, per accogliere più fedeli. Ma anche per ripercorrere al contrario quanto accaduto all’insediamento nel 2017: allora monsignor Saba, prima di prendere della cattedrale, fece tappa al Santuario di San Pietro in Silki e in piazza d’Italia per il primo bagno di folla. Così è stato.
Dopo le 15,30 la Madonnina è stata portata in piazza d’Italia in forma privata a cura della Polizia locale. Alle 16,15 sono iniziati i saluti istituzionali all’arcivescovo: il decano del Capitolo Turritano monsignor Giancarlo Zichi, che ha ricordato i momenti più importanti di otto anni alla guida dell’Arcidiocesi turritana, l’imam di Sassari Abdellaoui Salaheddine, la rappresentante del Centro Islamico di Sassari, il sindaco Giuseppe Mascia e Barbara Casu per la Segreteria della Consulta delle Aggregazioni Laicali.
Una decina di minuti dopo le 17 ha preso il via il solenne pontificale presieduto dall’arcivescovo Gian Franco Saba. Nelle prime file la Municipalità, i rappresentanti della Regione, il senatore Ettore Licheri (avvolto in una bandiera palestinese), le massime autorità del territorio, con la prefetta Grazia La Fauci, l’amministratore della Città Metropolitana Gavino Arru, il rettore Gavino Mariotti, diversi sindaci della diocesi e alcuni ospiti particolari, come l’ex ministro Arturo Parisi. Una piazza che con il passare dei minuti ha visto crescere il numero dei fedeli, con 1150 posti a sedere e tanti altri che sono rimasti oltre le transenne. Ma che non ha reso al meglio quanto invece si prova al duomo, luogo più legato all’evento. Dal 2023, su iniziativa di monsignor Saba – in quell’occasione ci fu anche un messaggio parte di Papa Francesco –, la Festa del Voto è anche Giornata Diocesana di Preghiera per la Pace.
Al termine del pontificale è partita la processione, in un curioso silenzio in piazza. All’Emiciclo attendevano i gremi al completo, le confraternite, i gruppi parrocchiali, gli scout, le aggregazioni laicali, i Cavalieri del Santo Sepolcro e l’Ordine di Malta. In coda la Municipalità e i sindaci ospiti. Il simulacro della Madonnina è stato portato come sempre dai Vigili del Fuoco. Due le soste obbligate per altrettante preghiere ai malati, al Policlinico e all’Ospedale Civile, precedute dall’appuntamento con la cascata di petali di rose in via Brigata Sassari. E l’arrivo in piazza San Pietro in Silki, accolti dal saluto delle bandiere dei gremi, dove arcivescovo e sindaco hanno sciolto il Voto. Alla fine, il padre guardiano Massimo Chieruzzi (OFM) ha passato la Madonnina a monsignor Saba per la benedizione conclusiva.
La statuetta è stata poi accompagnata dai Vigili del Fuoco, insieme al Gremio dei Massai, all’interno della chiesa e ricollocata da padre Massimo nella nicchia dell’altare maggiore.
Il Voto alla Madonnina delle Grazie risale al 1943, quando l’allora arcivescovo Arcangelo Mazzotti, frate minore, consacrò Sassari alla Beata Vergine, affinché venisse risparmiata dai bombardamenti degli Alleati che in quei mesi toccavano diverse città italiane. Un paio di mesi più tardi cadde il regime mussoliniano, anche se la guerra continuò ancora per un paio di anni, con l’Italia divisa tra nazifascisti e democratici, che alla fine prevalsero. In quel 1943 non ci fu ancora la Processione come la conosciamo oggi. Questa nacque nelle forme attuali l’anno successivo, perché la promessa fatta da monsignor Mazzotti, senza dubbio l’arcivescovo più amato dai sassaresi verso il quale ancora oggi riservano un affetto particolare, consisteva nella promessa di organizzare una processione di ringraziamento per lo scampato pericolo.








