«Sassari città bloccata»

Intervista a Michele Solinas, coordinatore provinciale dei Riformatori Sardi. «Non vedo grandi novità dopo il rimpasto. L’azione amministrativa rimane lenta»

 

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Michele Solinas

Sassari. Una riflessione su due anni di politica a Sassari. Secondo Michele Solinas, coordinatore provinciale dei Riformatori Sardi, «abbiamo una storia recente chiara agli occhi di tutti». La città ma anche i rapporti con la Regione, la Giunta Sanna bloccata e gli ultimi mesi che in realtà non hanno portato novità di rilievo.

Iniziamo con i rapporti con la Regione.
«Questa Giunta non può certo dire che non ci sia una corrispondenza politica con la Regione: in entrambi i casi centrosinistra. Certo, negli ultimi venti anni abbiamo visto che un po’ tutte le Giunte regionali hanno attuato una politica cagliaricentrica. Probabilmente è mancata anche la classe politica sassarese, magari più attenta agli equilibri di Roma che a quelli di Cagliari. Si è arrivati ad una vittoria del centrosinistra determinante per le ultime elezioni regionali, numeri poi confermati dopo pochi mesi alle comunali, dopo, tra l’altro, primarie contestate. Ma nonostante numeri schiaccianti, con Nicola Sanna oltre il 65 per cento dei voti, ci siamo ritrovati un anno e mezzo di crisi politica all’interno della maggioranza, una caratteristica del centrosinistra non solo sassarese e che ha portato poi ad un sofferto rimpasto di Giunta. Tutto questo ha determinato una sorta di giustificazione alla lentezza dell’azione amministrativa».

Però a ottobre del 2015 la crisi a Palazzo Ducale è stata risolta.
«Questo lo dice la maggioranza che governa la città e se è così la cosa non può che essere positiva… ahimè dopo un anno e mezzo. Il problema vero è che non si vedono i risultati. Allora forse le difficoltà non erano solamente politiche. Forse, ancora, questa amministrazione non ha proprio il passo giusto per affrontare il momento e non sembra proprio che una Regione amica la stia supportando adeguatamente.».

RiformatoriMercatoCivico2.jpgMa la Regione è davvero amica?
«Sulla carta dovrebbe esserlo. L’impatto di alcune scelte per il nord ovest della Sardegna ci dice due cose. Innanzitutto, ci ritroviamo una riforma degli enti locali di dubbia efficacia, che ovviamente ha portato durante il suo iter a dibattiti importanti nel territorio, che sembrano già dimenticati. Si parlava della necessità di avere un’area metropolitana, con la possibilità di accedere a fondi comunitari e che avrebbe garantito un rilancio del territorio. Invece ci troviamo una riforma per la quale sono scontenti anche i cagliaritani o fanno finta di esserlo. E nuovi “nomen iuris” che non ci danno le garanzie che ci darebbe il rispetto integrale di una normativa nazionale. Abbiamo voluto credere che questa soluzione possa rappresentare un buon compromesso e questo è il secondo elemento: ce ne siamo dimenticati e stiamo già parlando di altro. Li vedremo i risultati di queste non scelte».

A breve?
«Non so. Già adesso ne stiamo vedendo tanti altri».

Quali? Parliamo di Sassari città.
«Per esempio, le piste ciclabili. Non entro nel merito della bontà o meno di farle. Orientativamente sarei d’accordo, se lavoriamo sull’ambiente. Quelle sassaresi, in particolare nel tracciato, mi sembrano concepite in maniera troppo affrettata. Ma soprattutto l’amministrazione aveva detto che bisognava affrettarsi per completare i lavori. Per quale motivo stanno invece andando a rilento? Ho allora l’impressione che la Giunta Sanna sia molto lontana dai reali bisogni dei cittadini. In questi due anni noi Riformatori ci siamo interessati di diversi temi, non ultimo quello della sicurezza, forse troppo mininimizzato. Comprendo che non si debbano creare situazioni allarmistiche, questo è corretto e noi abbiamo sempre parlato di soluzioni perché la città sia più sicura di quanto lo sia già. Ma nel momento in cui c’è una presa d’atto che sta anche mutando il tessuto sociale, non solo a livello locale, sarebbe opportuno cercare di accompagnare il tutto con scelte efficaci. Mi chiedo: cosa stiamo facendo in questa direzione? Un utilizzo più allargato della polizia municipale, accanto a Polizia e Carabinieri, potrebbe essere molto utile. Capisco che le casse comunali non siano quelle di un comune ricco. Ma garantire dopo le 20 una presenza più efficace credo sia una soluzione gradita da tutti i cittadini».

CongressoOttobreMicheleSolinasCosa dovrebbe fare il sindaco Nicola Sanna?
«Quello che dico va interpretato come stimolo, sia chiaro. Siamo sempre troppo lenti. La crisi del primo anno e mezzo di legislatura mi sembra non finita per le cose importanti da fare. Questa lentezza nell’azione di governo della città ed i problemi interni alla maggioranza hanno rallentato un processo necessario, o non lo hanno fatto partire, affinché Sassari tornasse guida del nord ovest dell’Isola, una città in grado di garantire servizi ed attività commerciali a beneficio anche dei comuni circostanti. Mi sembra che siamo invece sempre più lontani da Alghero e Porto Torres».

Non si riesce a fare squadra?
«Direi di no. Un problema come quello della vicenda Ryanair vorrei che vedesse un territorio compatto. L’aeroporto non è di Alghero, ma di tutto il territorio. Su circa dieci milioni di presenze complessive in Sardegna, la sola Alghero ne ha uno! Abbiamo necessità di avvicinare questo territorio con Sassari guida. E poi siamo arretrati terribilmente nel settore del credito. Per non parlare dell’università: gli iscritti sono calati, dai quasi 25 mila di venti anni fa siamo scesi a poco più di 15 mila. Quindi siamo davvero meno “appetibili”».

E la sanità?
«Beh, questa maggioranza regionale, ben “corazzata” grazie a medici, primari, professori universitari del nostro territorio, non sta fornendo un grande servizio alla comunità sanitaria sassarese. Perdiamo chirurgia pediatrica, sperando che in aula cambi la bozza di rete ospedaliera. Mi auguro che i sassaresi non siano costretti ad andare a Cagliari a fare la radioterapia considerando che abbiamo un eccellente reparto. Cosa facciamo, penalizziamo le eccellenze, perdiamo specialistiche? Siamo convinti che la facoltà di medicina di Sassari sarà ancora punto di riferimento? Mi sembra che manchi l’azione dei consiglieri regionali del nord Sardegna per trovare la migliore soluzione per garantire l’efficienza e la qualità dei servizi sanitari a Sassari».

Ritorniamo al cagliaricentrismo che alla fine si impone.
«Un’idea di polarità con uno sviluppo che punti su un’unica area che sia motore di tutta l’isola porta un fenomeno migratorio verso una sola zona. Un concetto bipolare compenserebbe e garantirebbe più equilibrio. Noi sassaresi abbiamo una visione verso il bacino nord del Mediterraneo; quella del sud dell’Isola si è sviluppata invece sì sul piano commerciale e dei servizi, ma vive molto di buste paga pubbliche, anche robuste, visto che c’è la Regione. E su queste risorse il nord Sardegna, tutto, non può contare. È allora necessario un maggiore impegno dei rappresentanti del nord. E non è una questione di colore politico. Parliamo di un’idea di sviluppo». (luca foddai)

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