Sassari accoglie i profughi
I migranti sono ospitati a Palmadula, a San Pietro e all’ex Tribunale dei Minori. Il sindaco Nicola Sanna: «Il problema non è adesso ma cosa accadrà una volta superata l’emergenza»

Sassari. I migranti ospitati nelle strutture sassaresi (l’ex Tribunale dei minori a Predda Niedda sulla strada per Alghero, i locali a fianco al convento di San Pietro di Silki e l’agriturismo di Palmadula) potrebbero trovare a breve un sussidio direttamente dalle amministrazioni locali. Lo ha anticipato giovedì mattina il sindaco Nicola Sanna, in occasione della presentazione della manifestazione “Diritti al Cuore 2015”, che quest’anno sarà rivolta contro tutti i tipi di discriminazione, non solo sessuali ma anche razziali.
«In questi giorni stiamo gestendo l’emergenza più che nel passato, negli ultimi cinque-sei mesi. Abbiamo accolto profughi salvati da sicura morte nel Mediterraneo e li stiamo ospitando a San Pietro e all’ex Tribunale dei minori, rispettivamente da novembre e gennaio. E adesso a Palmadula: sono molto orgoglioso che la comunità stia reagendo con enorme senso di responsabilità e solidarietà», ha proseguito il primo cittadino. «Non mi preoccupa però tanto l’emergenza di oggi. Come si diceva un tempo nel mondo contadino, un piatto caldo ed un giaciglio non si nega a nessuno. Il fatto è che l’emergenza può durare sei mesi, forse anche un anno. Superata questa fase dovremo gestire quella successiva». Ma come?.
La comunità senegalese, che è a Sassari da parecchio tempo, dimostra che l’integrazione è possibile. «Dobbiamo ricordarci sempre che apparteniamo a quella parte del mondo che ha depredato e colonizato nel bene e nel male il resto del mondo. Oggi abbiamo l’obbligo morale di restituire quanto abbiamo tolto ma anche preoccuparci che la nostra presenza non sia quella dello sfruttamento. Non perché l’obiettivo sia incentivare la migrazione: occorre costruire un futuro lì».
Per l’immediato qualcosa può essere pensata. «I migranti che stiamo ospitando vivono in una condizione di ozio e stanchezza. Stiamo verificando la disponibilità finanziaria per il reperimento di fondi che possano garantire un minimo di sussidio da utilizzare in lavori socialmente utili, per tre-quattro ore al giorno», ha detto il primo cittadino. «Sappiamo che molti di loro non vogliono stare in Sardegna e vogliono andare altrove, da parenti o connazionali. Sono persone libere non carcerate e vederle in movimento in città sarà una condizione del tutto legittima. L’unico obbligo che hanno è che devono fare ritorno al centro di accoglienza per non incorrere nella condizione di clandestinità».
Il problema è allora il futuro. Per il momento si sta intervenendo con soluzioni estemporanee dettate dall’emergenza. «Noi sindaci adesso veniamo coinvolti per fare in modo che le nostre comunità possano accogliere. Il problema sarà domani e dobbiamo organizzarci. La presenza dei migranti ha cambiato la città, è più alta del solito e lo vediamo. Noi amministratori dobbiamo fare i conti con questa presenza», ha detto ancora Nicola Sanna. «Occorre che facciamo il punto su come la città sta recependo la coesistenza. Ci sono momenti di tensione in alcune parti della città, lo sappiamo. In particolare al centro storico, con case degradate e malsane. Rivedo la condizione di 35 anni fa quando questi tuguri erano abitati da famiglie sassaresi. Occorra ripopolare il centro storico e costruire un percorso di recupero edilizio, anche partendo dalla presenza degli extracomunitari». Allo stesso tempo occorre che non si verifichino episodi spiacevoli. E il malessere in città c’è. «Ripeto ancora una volta che però Sassari non è una città violenta. Ci sono gruppi con trascorsi penali anche delle famiglie, conosciamo queste situazioni. Ma quando sono accaduti eventi negativi (in particolare, il riferimento è a quelli a sfondo sessuale o razziale, ndr), i responsabili sono stati assicurati alla giustizia. Si sono insomma verificati casi isolati». Tutto a posto allora? «No, perché tanti episodi così ravvicinati devono comunque metterci in allarme. I messaggi educativi al rispetto della legalità e delle norme di convivenza civile sono importanti e dobbiamo fare in modo che siano recepiti dai giovani a rischio devianza».






