Sardegna d’oltremare
Sarà inaugurata mercoledì presso la Biblioteca Universitaria di Sassari la mostra curata da Giuseppe Zichi “L’Africa coloniale nel ricordo e nella memoria”
Sassari. Mercoledì 25 gennaio, alle 18, presso la Biblioteca universitaria di Sassari, verrà inaugurata la mostra curata da Giuseppe Zichi su “L’Africa coloniale nel ricordo e nella memoria” all’interno del progetto “Sardegna d’oltremare” che ha coinvolto i ricercatori del Dipartimento di storia, beni culturali e territorio dell’Università di Cagliari e del Dipartimento di Scienze politiche, Scienze della comunicazione e ingegneria dell’informazione dell’Università di Sassari. Il progetto, finanziato dalla Regione autonoma della Sardegna, L.R. 7/2007, bando 2012, è stato diretto per l’Università di Cagliari dal professor Luciano Marrocu e per l’Università di Sassari dalla professoressa Albertina Vittoria. All’inaugurazione parteciperanno la direttrice della Biblioteca universitaria, Viviana Tarasconi, e la professoressa Raffaella Sau, Assessora alla Cultura del Comune di Sassari.
Le memorie e le opere d’arte esposte (Biasi, Melkiorre Melis e Bernardino Palazzi) sono quasi tutte inedite e appartengono soprattutto ad archivi e collezioni private (famiglie Aperlo, Casula, Cossu, De Montis, Mura, Pilo-Gallisay, Piredda e Tocco), oltre che al ricco patrimonio della Biblioteca universitaria di Sassari, di cui si è occupata Viviana Tarasconi, e alla collezione Tomassi (dalla quale proviene una selezione di armi e cimeli africani).
La mostra, patrocinata dal Comune di Sassari, con testi di Valeria Deplano, Giovanni Fancello, Luciano Marrocu e Giuseppe Zichi, è stata seguita nell’allestimento e nella comunicazione, per la casa editrice Mediando, da Simonetta Castia e Stefano Serio. Il percorso espositivo racconta, attraverso alcuni itinerari tematici, le storie dei sardi che durante il secolo scorso si sono allontanati dall’isola e si sono recati in Africa nel contesto della vicenda coloniale italiana. Raccontare la loro storia attraverso le memorie che si sono portati con sé al rientro nell’isola introduce una prospettiva nuova non solo sulla storia del colonialismo, ma più in generale sulla storia dell’Italia e della Sardegna. Rimanda altresì a scenari percepiti come esotici che coinvolgono ambienti e uomini di una terra che, seppur conosciuta e studiata sin dai tempi dei romani, mostra un fascino tutto suo e in gran parte ancora da scoprire. Ed è per questo che il filo rosso di tutto il percorso espositivo è l’Africa e la sua rappresentazione attraverso fotografie, lettere, cartine, romanzi, opere d’arte e oggetti introdotti nell’isola dal colonizzatore sardo.
Tuttavia, la mostra non vuole essere un ennesimo tentativo di semplificare la realtà, occultando l’essenza del colonialismo dietro il racconto edulcorato del “sudore versato dagli italiani”, o dietro la rappresentazione di una società sostanzialmente pacifica e incuriosita solamente dagli aspetti esotici di un popolo e di una terra tutta da scoprire. Al contrario, è l’occasione per approfondire la comprensione di quella vicenda storica, osservandola da una prospettiva più ampia: in primo luogo perché non si può capire l’imperialismo senza tenere in considerazione i coloni, le motivazioni che li spinsero in Africa e le condizioni della loro permanenza. In secondo luogo perché la vicenda di quelle persone appartiene alla storia più ampia dell’emigrazione italiana (come testimonia anche, e forse soprattutto, il caso sardo), che è una storia di allontanamenti e ricongiungimenti familiari, di viaggi di lunga percorrenza, di adattamenti a contesti naturali e sociali differenti, di rientri a casa con bagagli – reali e culturali – diversi da quelli con cui si era partiti.
Inoltre, per i sardi che vi presero parte, la vicenda coloniale ebbe il ruolo di allargare i confini del mondo immaginato, e contemporaneamente di modificare il modo con cui le persone vedevano se stesse, sia come sardi, sia come italiani.
La mostra, ad ingresso gratuito, resterà aperta sino a sabato 4 marzo con visite guidate degli studenti dell’Associazione di Scienze politiche.








