Saper perdere non è da tutti

Sempre più difficile rendere merito agli avversari, la scorciatoia degli arbitri cattivi è un evergreen che non passa mai di moda anche quando l’evidenza dice altro

Abbiamo iniziato a vincere dopo aver imparato a perdere. Parole pronunciate qualche anno fa da una calciatrice della vecchia Torres femminile, quella che vinceva Scudetti e Coppe in Italia e portava alto il nome della Sardegna in Europa e nel mondo, ma che prima di riuscire ad imporsi, dovette masticare amaro per anni, semplicemente perchè c’erano avversarie più forti che al di là delle parole e dei soldi spesi, lo dimostravano sul campo coi fatti. Un concetto semplicissimo, condiviso da molti sportivi ma evidentemente non proprio da tutti. Ci sono infatti squadre, presidenti e allenatori che ogni tanto, annebbiati dalla rabbia e spesso da una presunzione di fondo, che nello sport non ti porta lontano, non ce la fanno proprio ad ammettere i propri errori, le proprie mancanze e imboccano la trafficatissima scorciatoia degli arbitri cattivi che ce l’hanno con loro, anche perchè così facendo, le proprie mancanze si mascherano, sollevando un po’ di polverone che offuschi la vista di qualche tifoso o ancor di più di qualche sponsor. Ma la cosa ancor meno edificante è il non avere la lucidità per rendere merito agli avversari, specialmente quando in una partita che dura 40 minuti, conducono dall’inizio alla fine dimostrandosi, almeno in quella occasione, semplicemente più forti di te.

Ma niente, la colpa è degli arbitri che, poi alla fine della giostra se si va a guardar bene, vien fuori che non si son fatti certo problemi a fischiare 5 falli al tuo avversario più talentuoso facendogli terminare la sua partita già nel terzo quarto e negli ultimi due minuti ti hanno fischiato a favore una rimessa in zona d’attacco (errore testimoniato dalle immagini tv) che tu non hai sfruttato e ti hanno anche fischiato un (generosissimo) antisportivo a favore, che sempre tu non hai sfruttato. Ed ecco poi sfilare la sequenza di immagini, con un allenatore che sbraita, frustrato da queste clamorose e ingiuste decisioni, imitato qualche minuto più tardi dalla voce del padrone che definisce il tutto “incommentabile” e ordina il silenzio stampa.

Intendiamoci, il male è comune, questo è solo l’ultimo esempio in ordine di tempo, gli arbitri per definizione influiscono con le loro decisioni sull’esito di una partita ed in certi casi non si può evitare di parlarne, ma esistono invece altri casi, come quello appena descritto, dove okay per la frustrazione nata dalla poco invidiabile striscia di sei sconfitte consecutive (tutte per colpa degli arbitri?) ma sarebbe più opportuno trovare dentro se stessi la lucidità per fare semplicemente i complimenti agli avversari e pensare a risolvere i propri problemi e le proprie lacune senza costruirsi alibi fuorvianti.

E allora, ripensandoci probabilmente aveva proprio ragione quell’attaccante toscana della Torres femminile, ancor prima di iniziare a vincere, bisogna imparare a perdere, non è un segnale di debolezza, ma l’esatto contrario.

Aldo Gallizzi

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