Oggi è il Giorno della Memoria

Si ricorda la tragedia della Shoah. Un evento che anche funge da monito perché non si ripeta. Ieri il Consiglio comunale di Sassari ha commemorato l’evento

 

 

AuschwitzIngressoSassari. Un ricordo ma soprattutto un monito, perché quella tragedia, la più grande operazione pianificata di sterminio di esseri umani, non si ripeta. Il messaggo del Giorno della Memoria è questo ed è rivolto indistintamente a tutti. Ma con un’attenzione particolare ai più giovani. E ieri, a Palazzo Ducale, una seduta solenne del Consiglio comunale ha ricordato la Giornata, la Shoah e la tragedia dello sterminio pianificato di tanti europei di religione od origine ebraica da parte dei criminali nazisti. A sentire le parole di presidente dell’Assemblea, di sindaco e di numerosi consiglieri, decine di bambini, seduti composti, in silenzio, con una stella gialla appuntata nel petto, dell’Istituto comprensivo del Monte Rosello Alto. I giovani, che sono il futuro, devono sapere quanto è accaduto appena 70 anni fa, affinché non si ripeta più. Proprio loro «sono i migliori depositari di questa eredità, poiché purtroppo l’umanità non ha imparato a sufficienza dall’Olocausto, perché se lo avesse fatto non ci sarebbero ancora tanti conflitti, molti dei quali basati sulla “pulizia etnica”, sull’annientamento dell’altro perché considerato diverso, sull’odio ai danni delle minoranze». E il ricordo è andato non solo agli ebrei, ma anche a tutti i “diversi”, spesso dimenticati, vittime di quegli aguzzini criminali: dagli omosessuali, agli zingari, ai disabili, sterminati dalle belve naziste. Doveroso anche fare un parallelo con ciò che succede ai giorni d’oggi, per opera dell’Isis o in ricordo di tutte le vittime del mare, che cercano di fuggire da morte certa. E poi l’importanza della scuola per non dimenticare. Questi i temi ricordati e ripetuti.

Il discorso integrale della presidente Esmeralda Ughi

GiornataMemoriaComuneSono poi intervenuti alcuni consiglieri. «Commemorare la Shoah significa opporsi a tutte le forme di razzismo e di xenofobia», ha ricordato il capogruppo del Pd Giuseppe Masala. «Il male nasce in modo banale. Dobbiamo studiare la storia e dobbiamo studiarla con ferocia, perché è l’unico antidoto a quella violenza», ha detto Lalla Careddu (Città Futura). «È un atto di riconoscimento di quella storia, come se ci affacciassimo su Auschwitz per ricordare il male», ha commentato Desirè Manca (M5S). Guccini nel 1967 (e poi anche i Nomadi) cantava “La canzone del bambino nel vento”. «Quella canzone era un monito contro tutte le guerre, in anni nei quali altri bambini bruciavano sotto il napalm in Vietnam», ha detto Mario Pala (Pd), perché musica e scuola possono essere strumenti di un messaggio così importante. «Ci sono eventi che vanno ricordati e tramandati alle nuove generazioni. È indispensabile che i giovani di oggi sappiano cosa è accaduto e crescano con la voglia di crescere migliori dei loro padri. La Shoah è uno spartiacque. Mai più è il messaggio che dobbiamo costruire, per promuovere una cittadinanza inclusiva per il futuro. L’impegno è di dedicarci al culto della pace ed alla negazione di ogni forma di odio e sopraffazione», ha ammonito Carla Fundoni (Pd). «Il ricordo ed il pensiero vanno alla memoria di quelle vittime, uno spazio atemporale che ancora urla il suo dolore», ha detto Maurilio Murru (M5S), che ha letto alcuni brani da lettere di internati nei campi di sterminio. «Ho avuto la possibilità di conoscere un testimone diretto di quella tragedia, la signora Marta, che risiedeva vicino a Sassari e che è recentemente scomparsa. Direttamente da lei ho avuto modo di conoscere quali indicidibili torture e perversioni subivano i deportati», ha raccontato Franco Era (Centro Democratico), che ha preannunciato che quella ed altre memorie saranno a breve raccolte in un libro. «I totalitarismi hanno cambiato forma ma esistono ancora», ha sottolineato Giuseppe Mascia (M5S).

Al termine del dibattito, la parola è passata a quattro studenti della II B dell’Istituto comprensivo del Monte Rosello alto, che hanno letto altrettanti brani, sul tema dell’olocausto: “Prima vennero a prendere” di Bertolt Brecht, “Un paio di scarpette rosse” di Joyse Lussu, una poesia scritta da un ragazzo e trovata in un ghetto nel 1941 e infine “Aprile” di Anna Frank. Si tratta di un piccolo estratto di un progetto più ampio, che ha visto alunne e alunni coinvolti per mesi. Un reading letterario, con accompagnamento musicale, sulla Shoah, per trasmettere alle nuove generazioni ciò che è stato l’orrore di quegli anni, nel tentativo di evitare che possa succedere ancora.

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Il sindaco Nicola Sanna

In chiusura, il sindaco Nicola Sanna ha dedicato una parte del suo discorso al passato: «L’Olocausto è una pagina del grande libro dell’umanità da cui non dobbiamo togliere il segnalibro della memoria». Il primo cittadino ha richiamato l’attenzione sul presente perché, se l’olocausto e la Seconda Guerra mondiale sono in parte frutto del periodo di grave crisi economica che l’Europa stava affrontando, anche oggi «da un lato sentiamo il peso della necessità di accogliere, ma dall’altro serpeggia in alcuni l’odio e la diffidenza verso chi, in un periodo di crisi, ci chiede di dividere il poco che abbiamo». Il primo cittadino ha ricordato che la Shoah è stata compiuta da «persone normali, che non sono riuscite a ribellarsi. Erano uomini e donne come tutti noi, che davanti all’ordine di uccidere non hanno saputo dire di no, non sono riusciti a essere eroi. Al tempo stesso tante altre persone hanno avuto il coraggio di reagire e coi loro comportamenti sono riuscite a salvare molte vite umane. Ed è a questo che noi oggi dobbiamo ambire, ad avere sempre la capacità di reagire, in difesa anche di tutte le categorie che sono discriminate perché ritenute diverse da senso comune». Quelli che non ricordano il passato sono condannati a ripeterlo, fu scritto a Dakau da un prigioniero di quel campo di sterminio.

GiornataMemoriaComune2I lavori del Consiglio comunale si sono conclusi sulle note dei tredici elementi dell’orchestra d’archi del Liceo Classico e Musicale “D. A. Azuni”. L’ensemble ha eseguito un brano della tradizione ebraica, il tema della colonna sonora del “Schindler’s List” e un frammento della “Klezmer Suite” di Richard Kram.

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