Prenditi cura

Per “Fioriture: soggettività impreviste” venerdì pomeriggio alle 17,30, presso il salotto delle Messaggerie Sarde, la presentazione del libro di Letizia Paolozzi

PaolozziSassari. Sarà presentato venerdì pomeriggio nel salotto delle Messaggerie Sarde il libro “Prenditi cura”. L’iniziativa si colloca all’interno della rassegna “Fioriture: soggettività impreviste” che ha il patrocinio del Comune di Sassari. Interverranno Letizia Paolozzi, autrice del saggio, e Michela de Giorgio, storica. Modera per l’associazione noiDonne 2005 Letizia Tedde. “Punto Libro” a cura del consorzio LibraiAlCentro.

Nata a Roma il 25 giugno del 1938, Letizia Paolozzi è giornalista e femminista. Iscritta al Pci dal 1975, scrive per l’Unità dal 1980 al 2000. Il suo saggio è “il viaggio di una parola-chiave, sgomitolata con tonalità, colorazioni, vocaboli diversi dialogando con tante donne (e alcuni uomini) in un percorso e in molti spostamenti che hanno fatto muovere la mente”, un viaggio che vuole evitare “le interpretazioni di parte, i dogmi, le teorie coese”. Ma cos’è la cura? In primo luogo non è una questione di donne, anche se è rimasta per secoli solo nelle loro mani, mentre dovrebbe riguardare anche (o soprattutto) gli uomini, che invece hanno lavorato poco o niente in questo senso. E avere come altro di cui prendersi cura non solo gli altri, ma anche l’ambiente, le prossime generazioni e il futuro – ed ecco l’incontro con il principio responsabilità di Hans Jonas.

La cura storicamente è caratteristica delle donne ed è innegabile che ci sia stato e ci sia un enorme sfruttamento della cura. Perciò spesso era stata considerata una negazione dell’autodeterminazione femminile. Oggi sempre più si riconosce l’indispensabilità della cura, che però non va trasformata in un nuovo welfare sulle spalle delle donne. Bisogna cambiare il modo di produrre e di vivere. Non è una via facile. La cura va intesa inevitabilmente in un orizzonte conflittuale. Ma, soprattutto, dare valore alla cura significa aprire una diversa considerazione del rapporto tra la libertà e la dipendenza. Dipendiamo da chi ci ha messi al mondo, da chi ci ha aiutato a crescere, dalla terra che ci accoglie. Insomma, cura come dipendenza? Anche. Il senso da dare alla libertà, come scrive Hannah Arendt, non equivale alla indipendenza da tutto e tutti.

La cura di cui si parla in questo libro è: la costruzione del legame sociale, non solo all’interno della famiglia (dove si svolge quello che chiamiamo il “lavoro familiare”), ma anche nella polis. Paolozzi dà conto delle conversazioni nelle quali vari gruppi – in giro per l’Italia – hanno discusso il documento sulla cura del “gruppo del mercoledì” della Casa Internazionale delle Donne di Roma. In varie occasioni è emersa una nuova sensibilità sul tema di alcuni uomini, che finalmente ritengono di non poter pensare a prendersi cura del mondo, se prima non sono in grado di impegnarsi anche nella cura domestica. Se per le donne la cura è una gabbia, qualche uomo comincia finalmente a scoprire “quanto l’incapacità di cura sia un altro genere di gabbia”.

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