Primarie nazionali del Pd: il programma di Paola De Micheli

Sabato scorso l’ex ministra era a Sassari per un incontro con militanti e iscritti

Sassari. Ripartire dai territori, ma anche mettere al centro un nuovo umanesimo che prediliga temi quali pace, transizione ambientale, nuove politiche industriali, sanità e istruzione, e, terzo punto, le donne. Paola De Micheli, sabato scorso a Sassari per presentare la sua candidatura alla segreteria nazionale del Pd in vista delle primarie di fine febbraio, è stata la prima donna ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti e prima ancora commissaria straordinaria alla ricostruzione delle aree colpite dal terremoto del Centro Italia del 2016. «Siamo il partito che ha fatto più leggi a favore delle donne, Ma poi le candidate sono sempre poche», sottolinea nella sede del Partito Democratico sassarese durante un incontro con gli iscritti e le militanti della Conferenza delle Donne Democratiche.

«Il rischio è che non si entri in profondità in nulla – dice ancora –. faccio 50 anni a settembre, ho due carriere al di fuori della politica, come dirigente sono in aspettativa da una grossa azienda agroalimentare, ho vinto un dottorato. Potevo fare di tutto tranne che candidarmi alla segretaria del Pd. Non accetto il declino del mio partito, perché da voi ho avuto tutto. Finché ho voce ed energia, prima di tornare a una vita gratificante, voglio combattere». Dietro a questa imposta-zione c’è un’idea di partito e di paese. «Gli iscritti non sono importanti solo quando li vedi. Senza di loro un partito non può vivere. Noi da un milione e 700mila siamo passati a 120mila iscritti. E se riduciamo ancora questa soglia criti-ca. rischiamo di sparire come i socialisti francesi». Bisogna cambiare e molto. «Gli iscritti in questo partito non hanno quasi mai deciso niente, tranne le scelte comunali. E infatti lì noi vinciamo. In campo allora metti il partito della pros-simità, un partito più vicino ai cittadini, anche se con questo congresso penso che purtroppo non cambierà nulla».

Ci sono poi temi. La Sardegna è già presente. «Da ministra ho fatto sbloccare l’iter per il tratto finale della quattro corsie Sassari-Alghero». E le questioni generali. «Voglio uno statuto dei lavori, una versione aggiornata dello statuto dei lavoratori. Voglio la maternità per tutte, anche per le partite iva. e il riconoscimento del salario minimo co-me diritto universale. Il lavoro devono averlo tutti. Se non abbiamo fatto politiche del lavoro per dieci anni come ci potevano votare?».

«Non è vero che la sinistra tornerà a governare solo perché la Meloni farà male. Se non si esprime un principio vitale, se ci inaridiamo senza idee e senza popolo, dove vogliamo andare? Dobbiamo mollare un po’ questa ansia di presta-zione dei maschi che vogliono sempre vincere». La candidatura di Paola De Micheli è slegata dalle logihe correntizie e, ricorda lei stessa, «nessuno a Roma mi sostiene, perché sanno che se vinco faccio».

Infine il rapporto con il M5S. «Sono stata al governo con i 5stelle, se hai ragioni vere l’accordo lo trovi. Mettiamo però in chiaro che fino al prossimo anno, quando si voterà per le Europee sarà molto difficile chiudere alleanze. Quando avrò riportato il Pd al 23-24 per cento allora inizieremo a discutere di alleaze. Ci sono nove milioni di voti che dichiarano di sentirsi di sinistra. Dobbiamo recuperarli».

L.F.

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