Omar Chessa: «Sarò il rettore di tutti. Bisognerà lavorare molto»

Sul polo di Olbia: «Sono stato molto critico rispetto a quel progetto, penso che debba essere ripensato»

Sassari. «Ci siamo divisi anche su temi che saranno cruciali per il futuro di questa università, però adesso è arrivato il momento di ritrovare l’unità, perché l’Ateneo di Sassari ha bisogno di riscoprire il fatto di essere una comunità». Lunedì scorso nell’aula magna dell’ex Collegio gesuitico, subito dopo la sua proclamazione a nuovo rettore dell’Università di Sassari, il professor Omar Chessa è stato chiaro: adesso dobbiamo superare le divisioni e ritrovare il senso dello stare insieme. «In questo ateneo bisognerà lavorare per ricostituire un sentimento di appartenenza collettiva e per ricostituire, come dire, un senso di libertà, che è la l’essenza stessa di un ateneo. Un ateneo che non sia un luogo dove c’è la libertà non è un ateneo. E allora io sarò il rettore di tutti».

«Sarò il rettore di tutti – ha voluto sottolineare ripetendo le parole –, perché le divisioni non portano da nessuna parte, le fazioni non portano da nessuna parte. Il lavoro che ci sarà da fare sarà difficile. Sarà duro e avrò bisogno della collaborazione e del contributo di tutti».

Subito dopo, ai microfoni dei giornalisti, sono stati anticipati alcuni punti del suo programma di governo. A cominciare dalle urgenze, sulle quali intervenire senza indugio, dopo l’insediamento, previsto per il prossimo dicembre (il mandato del rettore uscente, Gavino Mariotti, scadrà il 6).

«Nei primi cento giorni bisognerà lavorare per costituire la squadra di governo, bisognerà lavorare per capire quali adempimenti assolutamente improrogabili e indifferibili devono essere portati all’attenzione degli organi accademici – ha spiegato il neoeletto rettore –. E fra questi adempimenti ci sono sicuramente quelli relativi al piano straordinario degli Rtt (i ricercatori a tempo determinato in tenure track, ndr). Noi abbiamo bisogno di dare un’opportunità ai numerosi ricercatori che sono in ateneo e che aspettano non la stabilizzazione ma un concorso che dia appunto la chance di diventare professori universitari. Questa è sicuramente una delle urgenze. Poi, francamente, fare una lista delle cose che andrebbero fatte prima di altre non è facile. Perché la situazione del sistema universitario italiano non è semplice e di conseguenza non è semplice neanche la condizione in cui si trova l’ateneo turritano. Bisognerà lavorare molto, questo sì».

Uno dei punti del programma che hanno fatto maggiormente discutere tra i candidati nelle scorse settimane è stato il futuro del polo di Olbia. Il neoeletto rettore è chiaro. «Per quanto riguarda Olbia, l’ho detto in più occasioni – precisa Chessa –, il problema dovrà essere portato all’attenzione degli organi accademici. Bisogna fare una valutazione attenta delle risorse che sono destinate, della strada che si vuole intraprendere. Io sono stato molto critico rispetto a quel progetto, penso che debba essere ripensato, ma senza però buttare via, come si dice, il bambino insieme all’acqua sporca».

Un’elezione che in ogni segna un cambiamento rispetto al passato. «Sono stato scelto probabilmente perché chi mi ha votato ha ritenuto che il mio programma (e la mia persona) possa essere quella che in questo momento può guidare l’università di Sassari nei prossimi sei anni. Che non saranno facili, saranno anni difficili perché i problemi della Sardegna si riflettono sull’Università di Sassari. In primo luogo, il problema dello spopolamento demografico; in secondo luogo, il problema delle risorse; in terzo luogo, il fatto che in Sardegna abbiamo il più basso tasso di scolarizzazione dei giovani sardi. Questi sono tutti fattori che non ci aiutano nella competizione nazionale fra atenei». Le differenze con la gestione precedente ci sono già. «Sicuramente il fatto di ripensare il progetto olbiese – ha rimarcato Omar Chessa –. Poi siamo persone diverse che hanno sensibilità diverse, e, insomma, abbiamo anche metodi diversi. Olbia, il modo di affrontare il problema dei ricercatori, il modo di gestire il rapporto con i dipartimenti e con gli organi di ateneo… La lista potrebbe essere lunga. Però attenzione, ogni rettore porta con sé una personalità, una sensibilità, un’attitudine, che sono sempre diverse rispetto a chi lo ha preceduto e quindi la discontinuità in realtà esiste per il solo fatto di avere eletto un nuovo rettore. Sicuramente però ci saranno delle discontinuità importanti per quanto riguarda la linea generale di indirizzo politico dell’Ateneo». (lu.fo.)

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