Fiume Santo, sito in pericolo
Tra investimenti mancati e rischi ambientali. Intervenga il presidente della Regione Pigliaru. L’appello dei segretari territoriali di Cgil, Cisl e Uil. Occorre salvaguardare le intese su V Gruppo e sulla chimica verde
Sassari. «Le note vicende legate all’indagine tutt’ora in corso da parte della magistratura inquirente di Sassari ed ai provvedimenti e le misure disposte dal tribunale hanno giustamente destato più di un allarme nell’opinione pubblica in generale, tra gli stessi lavoratori impegnati nel sito, nelle istituzioni responsabili in termini ambientali e di salute pubblica e nelle stesse segreterie territoriali di Cgil, Cisl e Uil, con riferimento agli interessi sia specifici che generali che le stesse organizzazioni rappresentano». Esordisce così una nota dei segretari territoriali di Cgil, Cisl e Uil Antonio Rudas, Gavino Carta e Giuseppe Macioccu.
«Tuttavia il corso delle indagini ancora in fase di accertamento e definizione, nonché una non semplice trattativa tutt’ora in corso per la cessione degli impianti a nuovi soggetti imprenditoriali, avevano in un primo tempo consigliato alle scriventi una certa prudenza nell’intervenire sulla vicenda e sui fatti. Nonostante questo, una generale confusione di obiettivi e priorità rispetto agli interessi più generali da privilegiare, ha rischiato di condizionare negativamente gli sviluppi della vicenda in questione. Per quanto ci concerne, bisogna anzitutto ribadire che il sito di Fiume Santo, per le finalità cui è destinato, rappresenta una risorsa irrinunciabile, che appartiene all’intera collettività: dal territorio all’Isola ed allo stesso Paese, piuttosto cha a singoli portatori d’interesse, siano essi proprietà o chiunque altro. Altresì prioritario è per le segreterie – prosegue la nota – richiamare il primato dell’ambiente e della salute pubblica ed il fatto che ogni intrapresa imprenditoriale ed industriale debba essere obbligatoriamente subordinata a tali principi, che impone la legge innanzitutto e la convivenza civile più in generale».
«Detto questo occorre riporre, a cautela di tutti in questa fase, la massima fiducia nell’operato della magistratura, garantendo come rappresentanze dei lavoratori e come singoli la massima collaborazione presso l’autorità inquirente, sicuri che la stessa autorità saprà tenere nella giusta considerazione il profilo di pubblica utilità ed il valore sociale dell’intrapresa industriale svolta nel sito. Spetterà in ultima analisi ai tribunali l’accertamento dei reati, delle responsabilità e i provvedimenti a tutela dell’ambiente e della salute da disporre eventualmente in sito. Per quanto attiene poi alle considerazioni più generali che pure competono alle scriventi segreterie sulle vicende in corso, non possiamo che registrare una generale pesante responsabilità di e.on nel non aver dato corso agli investimenti sul 5° gruppo a carbone, che avrebbe dovuto sostituire i gruppi 1 e 2 ad olio combustibile, al cui esercizio di fatto sono collegati i reati ambientali contestati, a causa pare di un inquinamento di falda profondo alla base dei serbatoi di olio combustibile appunto destinato ad alimentare i gruppi suddetti. Inoltre la politica di forte contenimento degli investimenti operata da E.On in questi anni se da un lato ha certamente massimizzato i profitti per la proprietà, dall’altro ha determinato una accelerazione nel processo di invecchiamento degli impianti, che limitando fortemente pure gli interventi di manutenzione, hanno determinando nel tempo ripetuti eventi di rottura di parti d’impianto nel complesso del sito di produzione. Tale politica aziendale ha quindi di fatto non solo pregiudicato sul 5° gruppo, ma di fatto sta seriamente rischiando di mettere a pregiudizio il futuro produttivo anche dei gruppi 3° e 4° a carbone, i quali necessitano di urgenti investimenti per mantenere produttività e continuità di funzionamento nel rispetto della normativa ambientale vigente. Pertanto occorre urgentemente, ormai da parte dei nuovi soggetti che rileveranno la proprietà e avranno quindi la responsabilità di condurre gli impianti, non di E.On, che di fatto ha perso ogni credibilità sia sul piano esterno che all’interno della stessa realtà aziendale , un nuovo approccio, che partendo dall’esistente, sappia concorrere con tutti i soggetti portatori di interessi, con le istituzioni, con le rappresentanze dei lavoratori, con quelle dell’impresa, a consolidare ed accrescere il futuro del sito di produzione, in un quadro di nuovo sviluppo che rilanci l’economia, l’intrapresa produttiva ed il lavoro».
La richiesta dei segretari di Cgil, Cisl e Uil, Antonio Rudas, Gavino Carta e Giuseppe Macioccu, al presidente della Regione Francesco Pigliaru è «di chiarire la strategia con la quale intende operare rispetto al futuro del sito di produzione di Fiume Santo. Nell’attuale delicata situazione abbiamo infatti registrato interventi di autorevoli esponenti del partito di maggioranza relativa, i quali ravvisano l’opportunità, nell’ambito di pubbliche iniziative, di esprimersi contrariamente allo stesso protocollo d’intesa sul 5° gruppo di Fiume Santo come anche sull’intero impianto dell’intesa istituzionale sulla chimica verde. L’idea proposta di superare tali progetti ed accordi, senza peraltro chiarire con quali alternative, richiede un urgente chiarimento, verificando quale sia la posizione della Presidenza della Giunta al riguardo, richiesta che le scriventi segreterie formalizzeranno per le vie brevi allo stesso presidente».




