Massacro delle Foibe, a Sassari nessuna iniziativa
Manuel Alivesi (Forza Italia) presenta un’interpellanza rivolta al sindaco Nicola Sanna. «Dal Comune scarsa ed incomprensibile mancanza di rispetto e di sensibilità, oltre che una mancata volontà di ottemperare a quanto stabilito con legge dello Stato»
Sassari. «Ad oggi il Comune di Sassari nulla ha organizzato in merito alla commemorazione del triste anniversario del Massacro delle Foibe, evidenziando scarsa ed incomprensibile mancanza di rispetto e di sensibilità, oltre che una mancata volontà di ottemperare a quanto stabilito con Legge dello Stato». È quanto mette in evidenza il consigliere comunale Manuel Alivesi, capogruppo di Forza Italia, che sull’argomento ha presentato un’apposita interpellanza.
«Siamo particolarmente orgogliosi di ricordare come la Sardegna, ed in particolare Fertilia, accolse i poveri profughi che nessuno volle nel resto d’Italia al grido di fascisti (disse un famoso cronista degli anni 50 che “ci sarebbe da fare un discorsetto sull’opportunismo degli italiani sempre pronti a salire sul carro del vincitore”) e che spesso venivano letteralmente sputati addosso: una delle pagine più nere della nostra storia di italiani, una delle più belle della nostra storia di sardi», scrive Manuel Alivesi. «A Fertilia si trovavano già dei coloni ferraresi e ad essi si aggiunsero i profughi istriani quindi i sardi della Nurra; le genti si fusero creando quella che oggi è una bella e pacifica realtà del nord Sardegna».
«Il Giorno del ricordo – prosegue Alivesi – è una solennità civile nazionale italiana, celebrata il 10 febbraio di ogni anno. Istituita con la legge 30 marzo 2004 n. 92 essa commemora le vittime dei massacri delle foibe e dell’esodo giuliano-dalmata. Secondo la legge che l’ha istituito, al Giorno del ricordo è associato il rilascio di una targa commemorativa, destinata ai parenti degli “infoibati” e delle altre vittime delle persecuzioni, dei massacri e delle deportazioni occorse in Istria, in Dalmazia o nelle province dell’attuale confine orientale durante l’ultima fase della seconda guerra mondiale e negli anni immediatamente successivi. La proposta di legge del 6 febbraio 2003 recava le firme di un nutrito gruppo di deputati di vari gruppi parlamentari. Venne istituito il “Giorno del ricordo” con approvazione a larghissima maggioranza dal Parlamento italiano nel marzo 2004. L’11 marzo 2004 alla Camera dei Deputati su 521 presenti in aula si registrarono 502 favorevoli, 15 contrari e 4 astenuti; il 16 marzo al Senato della Repubblica non vi fu nessuna dichiarazione di voto contrario a nome del proprio gruppo o personale. Il contenuto della legge stabilisce che: “La Repubblica riconosce il 10 febbraio quale “Giorno del ricordo” al fine di conservare e rinnovare la memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe, dell’esodo dalle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra e della più complessa vicenda del confine orientale. Nella giornata […] sono previste iniziative per diffondere la conoscenza dei tragici eventi presso i giovani delle scuole di ogni ordine e grado. È altresì favorita, da parte di istituzioni ed enti, la realizzazione di studi, convegni, incontri e dibattiti in modo da conservare la memoria di quelle vicende. Tali iniziative sono, inoltre, volte a valorizzare il patrimonio culturale, storico, letterario e artistico degli italiani dell’Istria, di Fiume e delle coste dalmate, in particolare ponendo in rilievo il contributo degli stessi, negli anni trascorsi e negli anni presenti, allo sviluppo sociale e culturale del territorio della costa nord-orientale adriatica ed altresì a preservare le tradizioni delle comunità istriano-dalmate residenti nel territorio nazionale e all’estero”. In quanto solennità civile, ai sensi dell’art. 3 della legge 27 maggio 1949, n. 260, essa non determina riduzioni dell’orario di lavoro degli uffici pubblici o di orario per le scuole né, qualora cada in giorni feriali, costituisce giorno di vacanza; è obbligo, tuttavia, per gli edifici pubblici esibire il tricolore».

Ai sensi della legge istitutiva, nel Giorno del Ricordo viene concessa, in seguito a domanda, una targa metallica (in acciaio brunito e smalto, con la scritta “La Repubblica italiana ricorda”) con diploma, al coniuge superstite, ai figli, ai nipoti e, in loro mancanza, ai congiunti sino al sesto grado degli infoibati dall’8 settembre 1943 al 10 febbraio 1947, in Istria, Dalmazia e nelle province dell’attuale confine orientale. Tale diritto è esteso anche agli scomparsi e quanti, nello stesso periodo e nelle stesse zone, sono stati soppressi mediante annegamento, fucilazione, massacro, attentato, in qualsiasi modo perpetrati. Il riconoscimento può essere concesso anche ai congiunti dei cittadini italiani che persero la vita dopo il 10 febbraio 1947, ed entro l’anno 1950, qualora la morte sia sopravvenuta in conseguenza di torture, deportazione e prigionia, escludendo quelli che sono morti in combattimento. Vengono esplicitamente esclusi dal riconoscimento coloro che sono stati uccisi mentre facevano volontariamente parte di formazioni non a servizio dell’Italia. Il termine per presentare la domanda di riconoscimento è il 30 marzo 2014;
Nel 2006 fu l’allora presidente italiano Carlo Azeglio Ciampi durante le celebrazioni a dichiarare che: «L’Italia non può e non vuole dimenticare: non perché ci anima il risentimento, ma perché vogliamo che le tragedie del passato non si ripetano in futuro». Il discorso venne ripreso nel 2007 da Giorgio Napolitano, che attribuì l’origine delle foibe ad «…un moto di odio e furia sanguinaria e un disegno annessionistico slavo che prevalse innanzitutto nel trattato di pace del 1947, e che assunse i sinistri contorni di una pulizia etnica» e sostenne come «La disumana ferocia delle foibe fu una delle barbarie del secolo scorso, in cui si intrecciarono in Europa cultura e barbarie» come della necessità di «consolidare i lineamenti di civiltà, di pace, di libertà, di tolleranza, di solidarietà della nuova Europa che stiamo costruendo da oltre 50 anni, e che è nata dal rifiuto dei nazionalismi aggressivi e oppressivi, da quello espresso nella guerra fascista a quello espresso nell’ondata di terrore jugoslavo in Venezia Giulia.
«Chiedo quindi di conoscere quali provvedimenti l’amministrazione intenda adottare al fine di adeguatamente commemorare la triste ricorrenza», conclude Manuel Alivesi nella sua interpellanza.






