L’evento della settimana – I sassaresi e la loro Madonnina delle Grazie

Dopo 24 ore dalla Processione del Voto è ancora forte l’emozione dei fedeli per il grande appuntamento religioso dell’ultima domenica di maggio

Sassari. Sono passate più di 24 ore dalla Processione del Voto e l’emozione per il grande evento dell’ultima domenica di maggio è ancora tanta. I sassaresi sono molto legati alla Madonnina delle Grazie, compatrona della città. La folla che ha assistito al passaggio del lungo corteo è la migliore dimostrazione del forte attaccamento all’antica statuetta mariana. Le immagini in particolare del passaggio all’Emiciclo Garibaldi e poi in viale Italia lo fanno vedere in maniera netta. Del resto, da 79 anni la Processione del Voto è il secondo più partecipato evento di Sassari. In questa particolare classifica il primo posto è ovviamente della Faradda del 14 agosto. Ma al secondo c’è un altro appuntamento religioso, questo del Voto alla Madonnina delle Grazie. La Cavalcata Sarda (è in calendario tra pochi giorni, dopo il rinvio per il maltempo) è invece una manifestazione laica. Ma in realtà è da sempre vissuta con distacco dai sassaresi, che non l’hanno mai considerata una loro festa.

Il Voto alla Madonnina delle Grazie risale al 1943, quando l’allora arcivescovo Arcangelo Mazzotti, frate minore, consacrò Sassari alla Beata Vergine, affinché venisse risparmiata dai bombardamenti degli Alleati che in quei mesi toccavano diverse città italiane. Un paio di mesi più tardi cadde il regime mussoliniano, anche se la guerra continuò ancora per un paio di anni, con l’Italia divisa tra nazifascisti e democratici, che alla fine prevalsero. In quel 1943 non ci fu ancora la Processione come la conosciamo oggi. Questa nacque nelle forme attuale l’anno successivo. Le foto, che domenica sera sono state proiettate nella piazza del Santuario durante e subito dopo la lettura della preghiera da parte di arcivescovo Saba e sindaco Campus, testimoniano il grande attaccamento dei cittadini sassaresi alla loro Madonnina. Un legame rimasto intatto ancora oggi, a distanza di 80 anni.

La galleria fotografica (a cura di Luigi Marras)

«Le cronache del maggio del 1943 raccontano di una città disabitata e avvolta dal terrore e dal silenzio di una propaganda cieca che sapeva offrire solo buio – ha ricordato l’arcivescovo Gian Franco Saba nell’omelia della messa celebrata domenica nel duomo di San Nicola –. La Madonnina scortata da una manciata di anime in lacrime attraversava una città nel buio e portava una speranza di vita. Maria è “Signora di nostra città”, perché scende in mezzo al suo popolo, accompagna oggi i nostri passi, ascolta le nostre suppliche. La custodia della memoria del Voto ci porta due insegnamenti, tramandare e trasmettere, ma anche accogliere, lo spirito del Risorto. Lo Spirito Santo rinnova la vita umana. Sarebbe poca cosa se la Festa si richiudesse in una memoria simile a un fossile. È invece un popolo in cammino. Anche oggi sentiamo silenzi da estinguere, simili a quelli del 1943». Mazzotti fu un pastore che leggeva i segni dei tempi. «Il frutto che raccogliamo è il dono di una comunità chiamata dalla fede. Poniamo oggi un gesto sinodale e la tradizione prepara il futuro. Da quest’anno per esprimere meglio la preghiera per la pace invocheremo sempre il dono della pace per la Chiesa locale e per il mondo intero».

La memoria di monsignor Mazzotti, allora. Al grande arcivescovo è dedicato un momento che d’ora in poi verrà ripetuto tutti gli anni nella domenica dedicata allo scioglimento del Voto alla Madonnina delle Grazie. Tramandare alle nuove generazioni il dono di Dio della pace, grazie all’accensione di una lampada nella cappella della Sacra Famiglia, d’ora in poi denominata cappella per la pace, la prima a destra quando si entra nel duomo di San Nicola. Qui riposano le spoglie di monsignor Mazzotti. Con un decreto l’arcivescovo Gian Franco Saba ha così istituito la Giornata diocesana di preghiera per la pace, che sarà celebrata ogni anno in concomitanza con la Festa del Voto. Una lampada perpetua di fronte a un’immagine della Beata Vergine delle Grazie, quindi: un segno della preghiera incessante della comunità diocesana turritana per invocare il dono della pace. Si tratta di un modo concreto per accogliere l’invito di Papa Francesco affinché risuoni senza sosta in tutta la Chiesa la preghiera per la pace. 

Madonnina delle Grazie, il messaggio di Papa Francesco

E con l’annuncio e la lettura del messaggio del Santo Padre all’arcivescovo Saba e alla città di Sassari si è aperto domenica il solenne pontificale presieduto dall’arcivescovo. Una cattedrale gremita, che attendeva la partenza della processione con la Madonnina, che dopo la traslazione del giorno precedente viene riportata al Santuario di San Pietro in Silki. L’accensione della lampada è avvenuta subito dopo il Credo. È stato il sindaco Nanni Campus, direttamente sull’altare maggiore, a ravvivare la fiammella che arderà in forma perpetua. Poi la lampada è stata portata nella cappella e collocata su un tavolino dallo stesso arcivescovo affiancato dal primo cittadino. Particolare significativo: la lampada è stata passata a monsignor Saba da Yaroslav Morykoy, presbitero della Chiesa greco-cattolica che da oltre un anno a Santa Caterina celebra la messa per la comunità ucraina presente in città. Il prossimo anno l’accensione della lampada sarà curata dalla comunità di Porto Torres, punto di riferimento dell’arcidiocesi per i Martiri Turritani. Alla messa, animata dal coro dell’Associazione musicale Rossini diretto da Clara Antoniciello, hanno assistito inoltre diversi sindaci del territorio, oltre ai rappresentanti delle istituzioni regionali, come gli assessori Carlo Doria e Antonio Moro, e alle altre autorità, civili e militari. Presenti il Capitolo turritano, i parroci, l’abate Tiana dei Benedettini di San Pietro di Sorres, il provinciale dei Frati minori (per l’Umbria e la Sardegna), padre Francesco Piloni (OFM), le diverse rappresentanze dei frati e delle suore della diocesi. Tutti, al termine della messa, si sono poi incamminati con la Madonnina verso il Santuario dei frati minori, insieme alle associazioni religiose e parrocchiali, agli scout, ai gremi (la Madonnina delle Grazie è patrona dei Massai Agricoltori), alle confraternite, ai Cavalieri di Malta, ai Cavalieri del Santo Sepolcro e a tutti gli altri che hanno sfilato lungo il percorso dal Duomo dal Santuario di San Pietro in Silki. Migliaia di persone hanno atteso il passaggio e altrettante hanno seguito il simulacro benedetto della Madonnina, portato (come sempre) dai Vigili del Fuoco (che lo hanno preso in carica all’uscita dal Duomo, mentre all’interno erano stati quattro parroci a muoverlo dall’altare, assistiti dal gremio dei Massai), anticipato dall’arcivescovo, che nella notte ha effettuato il pellegrinaggio verso la basilica di San Gavino a Porto Torres per la festa dei Martiri Turritani (che quest’anno eccezionalmente coincideva con il Voto nel giorno della Pentecoste). Subito dietro la Madonnina la Municipalità, guidata dal sindaco Nanni Campus, con la Giunta, il presidente dell’Assemblea Civica Maurilio Murru e i consiglieri comunali. Due, anche quest’anno, le bande coinvolte, la Banda Città di Sassari e la Banda musicale Luigi Canepa.

Rispettato anche l’ormai classico appuntamento con la cascata di petali di rose in via Brigata Sassari. E poi le soste al Policlinico e all’Ospedale Civile, per altrettanti momenti di preghiera.

L’arrivo in piazza, di fronte al Santuario di San Pietro in Silki, è da sempre carico di emozione, con il saluto da parte dei gremi con le loro bandiere. Sul grande palco è così recitata la preghiera alla Vergine delle Grazie, che porta allo scioglimento del Voto, aggiornato alle prove della recente pandemia. La lettura avviene congiuntamente dall’arcivescovo e dal sindaco. E così è stato anche quest’anno. Alla fine, il padre guardiano Massimo Chieruzzi (OFM) ha passato la Madonnina a monsignor Saba per la benedizione conclusiva. «Non trovo davvero termini per esprimere, ed è la nona volta per me da sindaco, l’emozione che ho di vestire questa fascia in questa giornata – ha detto il primo cittadino –. Viviamo tempi nei quali non ci scandalizza che uno stato sovrano, tra i più potenti nel mondo, possa invadere un altro stato sovrano, bombardare ospedali, utilizzare mercenari per uccidere donne e bambini. Viene allora male pensare al futuro. Ma poi ci sono giornate come questa in cui Sassari mostra la sua faccia migliore. Viva Sassari, viva la nostra Madonnina».

La statuetta è stata poi accompagnata dai Vigili del Fuoco, insieme al Gremio dei Massai, e con la partecipazione degli altri Gremi, all’interno della chiesa e ricollocata da padre Massimo Chieruzzi nella nicchia dell’altare maggiore.

L.F.

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