In Italia pensione a 71 anni per chi inizia oggi a lavorare
Le Acli della Sardegna sollecitano un intervento della classe politica per rendere più sostenibile socialmente il sistema
Cagliari. È notizia delle ultime ore che, secondo l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE), chi entra ora nel mercato del lavoro in Italia andrà in pensione a 71 anni, l’età più alta di tutta l’Unione Europea dopo la Danimarca.
Ugualmente, nello stesso rapporto dal titolo Pensions at a glance viene riportato che l’aliquota media di contribuzione effettiva per le pensioni nei paesi Ocse è del 18,2 per cento del livello salariale medio nel 2022 con l’Italia che ha la quota obbligatoria più alta, al 33 per cento.
Questa situazione è assolutamente preoccupante sia per ciò che può significare per la competitività economica rispetto a sistemi industriali concorrenti ma soprattutto per la reale tutela dei lavoratori e del loro futuro.
«È necessario – commenta Mauro Carta, presidente delle Acli Sardegna – rendere più sostenibile socialmente il sistema e fare in modo che i giovani e le categorie più svantaggiate che entrano oggi nel mondo del lavoro abbiano speranza e prospettive. In Italia, e ancora più in una regione anziana e debole economicamente come la Sardegna, le pensioni di parenti anziani sono diventate dei beni rifugio; bisogna intervenire affinché chi lavora e produce oggi lo faccia con la tranquillità di poter avere domani una risorsa futura su cui poter fare affidamento».








