Atp, il futuro è nell’area vasta
Il sistema del trasporto pubblico locale nel nord Sardegna va inserito nel ragionamento sulla città metropolitana. Si parte dai 66 comuni della Provincia. Venerdì scorso convegno a Sassari
Sassari. Occorrono scelte equilibrate, ma non c’è nessuna contrapposizione con Cagliari. «Potremo chiamare l’ente di secondo livello, a cui fare riferimento, anche città metropolitana. Quello che ci serve è però una cosa intelligente per la Sardegna. La legge Del Rio dice che la Regione può decidere». Il futuro dell’Atp sassarese è strettamente intrecciato alla nascita del nuovo ente che prenderà il posto delle attuali province, che avrà conseguenze dirette anche per la definizione del nuovo bacino d’ambito della futura azienda trasporti. L’Azienda Trasporti Pubblici una proposta l’ha già fatta e fa riferimento agli attuali 66 comuni della Provincia di Sassari, quella nata nel 2005. Ma è questa la prospettiva su cui lavorare? Di questo e di altri temi legati ai trasporti locali si è parlato venerdì scorso alla Camera di Commercio, alla presenza di diversi sindaci dei comuni del sassarese, in occasione del convegno promosso dall’Atp “Tanti comuni, un unico viaggio. Prospettive territoriali per il trasporto pubblico locale”. A breve occorrerà fare i conti con la nuova configurazione territoriale delle aziende di trasporto pubblico locale in Sardegna. Nell’Isola cosa avverrà?

«Vediamo come utilizzare l’Atp in positivo. Sassari può essere al centro di un’area vasta da 500 mila abitanti che comprende tutto il nord Sardegna. Ma questa idea deve essere condivisa. Sappiamo che c’è una parte della Gallura molto delusa dall’esperienza di una provincia tutta di Olbia; altri, sempre in Gallura, sostengono invece che è meglio fare asse con Nuoro – ricorda Nicola Sanna –. Io dico di uscire da queste questioni e di avviare un dibattito costruttivo. Il nord Sardegna deve fare uno sforzo e darsi una una strutturazione amministrativa più omogenea. E non è detto che bisogna avere per forza l’etichetta di città metropolitana». Serve allora una rete. «Puntiamo su una rete, non solo infrastrutturale. È questo che ci serve e troppo spesso ci dimentichiamo che proprio fare rete può risultare determinante per affermarsi sui mercati», ha detto in apertura il presidente della Camera di Commercio Gavino Sini.
Altri numeri li ha ricordati il presidente Leonardo Marras. In Sardegna esistono 61 aziende di trasporti, di cui 5 pubbliche. Nella provincia di Sassari le aziende sono 20 e due sono pubbliche. Nell’Isola ci sono 4000 addetti, 800 nel territorio sassarese. Sono percorsi ogni anno 70 milioni di km, di cui 20 milioni nel sassarese, con 120 milioni di passeggeri in tutta la Sardegna e 35 milioni nella provincia del nord ovest, di cui 350 mial al giorno (80 mila nel sassarese). Si muovono 1500 mezzi, di cui 400 nell’area del nord ovest. Infine il fatturato: 190 milioni di euro nel complesso, di cui 141 milioni finanziati dalla Regione ogni anno.
Ma il bacino nel quale muoversi va limitato al nord ovest o può invece riguardare tutto il nord Sardegna? «Ci sono tutti i requisiti perché si possa parlare di area metropolitana. Abbiamo 57 mila imprese e 500 mila abitanti. Alla Camera di commercio sono registrati 1500 operatori nel settore dei trasporti su gomma. Non dimentichiamo i due aeroporti: 1 milione e 600 mila passeggeri ad Alghero, 2 milioni e 100mila a Olbia; ma a gennaio Alghero doppio Olbia, a luglio e agosto è Olbia a registrare il doppio di traffico passeggeri», ha detto il segretario generale della Camera di Commercio del nord Sardegna Pietro Esposito. La legge 21 del 2005 parla di contratti, e non più di concessioni, da stipulare; dal 2019 dovranno anche essere fatte obbligatoriamente le gare. Ma a quale bacino territoriale occorrerà fare riferimento? Nel 2012 – ha ricordato il direttore dell’Atp Roberto Pocci – era stato proposto un ambito di 20 comuni; poi si iniziò a parlare di bacini a partire da 350 mila abitanti. «Noi proponiamo un’area vasta con 66 comuni e 336 mila abitanti». Incombe però, e l’ipotesi non sembra del tutto accantonata, un ambito unico regionale, a cui affidare i grandi numeri, una grande azienda di trasporto pubblico, una Arst ristrutturata e che ingloberebbe le attuali aziende locali. Una soluzione respinta dai primi cittadini presenti, che hanno, al contrario, manifestato grande interesse per la proposta dell’Atp: Roberto Desini (Sennori), Mario Bruno (Alghero), Leonardo Ladu (Ozieri), Tonino Orani (Ittiri), Giuseppe Morghen (Sorso), Gianpiero Cordedda (Banari) e Franco Cuccureddu (Castelsardo), che nel suo intervento ha evidenziato che le caratteristiche di città metropolitana il nord Sardegna le ha già tutte e l’Ue le riconosce,
Di diverso avviso Arnaldo Boeddu, segretario regionale della Filt-Cgil: «L’Atp è sana ed è ben gestita e sarebbe stato sbagliato chiuderla. Ma non possiamo limitarci ad un bacino ristretto. Occorre fare in modo che le gare se le aggiudichino le aziende sarde. L’Emilia propone il lotto unico e assegna il bando per 15 anni più un 50 per cento. Così si può ragionare; se invece facciamo gare di due o tre anni avremo sempre problemi». Al dibattito è intervenuto anche Pietro Biosa (Circolo tematico Trasporti del Pd “Padre Pino Puglisi”).







