Il principio e la fine: Pitagora allora e oggi
“Libertà!” gridò davanti all’umanità minacciata dal materialismo dei potenti, dalla disgraziata interpretazione delle democrazie, dalla morale conveniente della classe sacerdotale, dalla rilassatezza dei costumi
di GB Sanna

La morale che non tiene conto dell’uomo è la morale che dimentica il passato. È la morale dei numeri, delle statistiche, della pura utilità, del consumismo, del calcolo. È la morale nazista, cattiva, impura, imperfetta. È la morale che dimentica la “libertà”. È la morale dell’essere preso dalle passioni. L’uomo non più libero di pensare, di credere e di sperare è dominato dal materiale. L’uomo libero è genio, il suo spirito vaga nella gioia del mondo. L’origine del bene e del male spiega l’ingiusta diseguaglianza della condizione umana. La differenza diviene sostanza quando l’individuo è abbandonato dalla voluttà, nella esaltazione di se stesso. Allora i numeri, le percentuali, l’arroganza possono prevalere sulla libertà dei popoli e relegare nelle tenebre la gioia della speranza. Allora possono livelli evolutivi completamente diversi compenetrarsi ed evolversi perché manca “l’uomo vero” e con la sua assenza la facoltà di compiere le sue scelte. Le diverse condizioni poste da un mediocre dio terreno possono annullare il cammino dell’uomo sacramentato ed ecco che allora può prevalere l’abbrutimento dell’involuzione sulla decisione di autodeterminazione di un popolo e sulla sua obbligata affermazione alla dignità. Spinte dalla demenza del materiale possono il denaro, le banche, la protervia e il meretricio prevalere sulla coscienza del germoglio sapiente dell’uomo che si riscopre, a fatica, uomo. Il nazismo fu e volle la pianificazione delle masse, fu sacralità della razza, fu pretesa dell’uomo superiore, creato sulla differenza che pone come fondamento della felicità l’utile individuale e razziale, istituito dal demone che prospera sulla terra. Condizione criminale e vigliacca che oggi si manifesta nella stessa specie, dimentica dei lutti nefasti. Dov’è oggi la voce degli intellettuali, chi accompagna Pitagora e la filosofia per la comprensione dei nuovi istituti? Dove è relegata la voce dei profeti? Dove sono le chiese sparse nel mondo a raccogliere e trasmettere il grido urlato della sofferenza dell’uomo? Perché prevale la richiesta di cedimento morale? Perché non ci avvinghiamo a un richiamo almeno di Platone? Pitagora aiutò i suoi allievi a sviluppare la facoltà primordiale e superiore dell’essere umano che chiamava “intuizione”. Spiegò che alla purificazione dell’anima corrisponde la purificazione del corpo. Nel “giorno aureo” rendeva chiaro ciò che era scuro a coloro che si impossessarono della ragione che non è il corpo che sostiene lo spirito immenso. È necessario che il corpo sia puro affinché lo sia anche l’anima che rischiarata dall’intelletto deve acquistare il coraggio per divenire virtù; l’intelletto attinge saggezza dalla sapienza cosi da sapere distinguere il bene dal male sino a scorgere Dio nella più piccola delle creature del cosmo. Cosa pretendono questi mostri che vogliono fagocitare il mondo? Cosa pretendono coloro che da sempre combattono per la Babilonia terrestre? Coloro che pensano che l’uomo per proprio vile interesse possa perdere la dignità che lo rende supremo e superbo nel creato? “Libertà!” gridò Pitagora al despotismo dei satrapi. “Libertà!” gridò Pitagora davanti all’umanità minacciata dal materialismo dei potenti, dalla disgraziata interpretazione delle democrazie, dalla morale conveniente della classe sacerdotale, dalla rilassatezza dei costumi, dalla tempesta che colpiva la sua terra. “Libertà!” si gridò a Delfo, quel grido urlato si propagò nel mondo e si fermò la grande armata persiana. Poi venne Cilone, amorale e volgare, e ritornò a trionfare il demone del materiale che vinse sulla dignità, la morale e la “libertà”.







