Il mito di Don Giovanni affascina anche il Teatro Comunale di Sassari

Un’ottima versione del capolavoro mozartiano, con un cast di buon livello (su tutti il baritono Vincenzo Nizzardo) e la regia di Gavazzeni e Maranghi

Viva la libertà! È il brindisi di Don Giovanni alla fine del primo atto. Un passaggio apparentemente secondario, ma che in realtà racchiude l’essenza del suo personaggio. Libertino nei costumi, ma anche amante delle libertà, perché lui, nobile e ricco, può fare ciò che vuole, anche sfidare la morte. Ci penserà il Commendatore (il suo simulacro) a presentargli il conto. E sarà terribile. L’inferno però non intimorisce Don Giovanni, che con un sorriso e l’ennesimo brindisi saluta il pubblico. Un’ambientazione cupa fa il resto. A Sassari il Don Giovanni di Mozart, nella lettura registica di Paolo Gavazzeni e Piero Maranghi, che anche nei colori hanno scelto di mettere in risalto il lato negativo dell’opera a discapito di quello buffo, rende uno scampolo di teatro davvero eutopeo. La scenografia minimalista su due livelli di Leila Fteita, insieme al disegno luci di Tony Grrandi, contribuisce al taglio da palcoscenico di prestigio. Come anche i costumi di Nicoletta Ceccolini, che tracciano il passaggio di Don Giovanni attraverso diverse epoche, dal 1700 con il rosso del nobile imparruccato, fino all’abbigliamento moderno, condannato a un ciclo eterno di vita e morte. Eh sì, perché Don Giovanni è un personaggio assoluto, talmente subdolo che è difficile non prendere in simpatia.

La splendida musica del genio salisburghese e il fantastico libretto di Lorenzo Da Ponte, un binomio sinonimo di perfezione, richiedono sempre il massimo. L’opera è talmente famosa che il minimo errore risalta agli occhi (e alle orecchie più attente). L’Ente Concerti Marialisa De Carolis (venerdì 14 ottobre, con replica domenica 16) ha aperto al Teatro Comunale la stagione lirica 2022 – dopo il primo evento dello scorso 24 settembre con la violinista Anna Tifu – con un scommessa vinta. Quella proposta al pubblico sassarese, che ha ben gradito, è stata un’ottima versione del Don Giovanni, non ci sono altre definizioni. Con diverse vette, su tutte la morte del protagonista. Un plauso al suo interprete, Vincenzo Nizzardo, un Don Giovanni da antologia della musica, ottima presenza scenica, già notata lo scorso anno in occasione della “Vedova allegra”, e bella voce da baritono. La regia di Gavazzeni e Maranghi ha riservato al protagonista i caratteri di una apparente normalità nei movimenti, mentre tutti gli altri personaggi si agitavano continuamente come spiriti (Margherita Massidda ha collaborato per i movimenti coreografici), anime alla deriva in funzione dell’unico personaggio, negativo ma reale, Don Giovanni.

Bene gli altri interpreti, Donna Anna di Karen Gardeazabal, Santiago Sanchez (l’ignavo e debole Don Ottavio), la bravissima Francesca Pusceddu (Zerlina, già Vedova allegra lo scorso anno e nel 2020 vincitrice delle audizioni dell’Ente per giovani sardi), il Masetto di Alberto Petricca. Nel solco degli ultimi anni, che rifugge il timbro tenebroso della tradizione seguito ancora nelle splendide versioni del tardo Karajan negli anni ’80, il Commendatore di Mariano Buccino. Qualche perplessità invece per il Leporello di Davide Giangregorio, che soprattutto nel primo atto mancava dell’elemento buffo anche nella voce (non sembrava un basso), per riprendersi totalmente con grande efficacia nel secondo atto. Stesso discorso per Carmen Buendia (Donna Elvira): nel primo atto ha evidenziato qualche limite nella tenuta del suono che la portava a forzare nella chiusura del fraseggio.

Sergio Alapont, di casa a Sassari, ha diretto una buona orchestra dell’Ente Concerti (restituita alla sua dimensione naturale di compagine adatta alla lirica, dopo l’altalenante prova del concerto di apertura della stagione con Beethoven e Brahms in programma, sempre con Alapont sul podio) con la giusta e scattante energia, evidenziata già nell’attacco della famosissima ouverture, che è sembrata risentire, ed era ora che qualcuno lo facesse al Teatro Comunale, delle lezioni dei grandi direttori di ensemble con strumenti d’epoca (e Alapont si è perfezionato con Helmut Rilling e Masaaki Suzuki).

Infine, il Coro del De Carolis, preparato da Salvatore Rizzu, e i mimi Cristian Ferlito, Arturo Fraddi, Marco Velli e Aldo Milia.

Luca Foddai

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