Il “cuore nelle mani” di Lindsay Kemp
Al Teatro Civico il trionfo del Romeo & Juliet Project. Nel gran finale di Primavera a Teatro 2026, Daniela Maccari ha ricordato il grande affetto che legava l’artista scozzese alla Sardegna

Sassari. C’è un momento in cui il confine tra palcoscenico e platea svanisce, in cui la danza smette di essere pura esecuzione tecnica per farsi rito, emozione, dono e libertà. È il mondo magico di Lindsay Kemp, quello che il 4 maggio è arrivato sul palcoscenico del Teatro Civico di Sassari con il debutto del “Romeo & Juliet Project”, portato in scena dalla compagnia Borderline Danza diretta da Claudio Malangone.
L’evento ha siglato il gran finale della rassegna coreutica “Primavera a Teatro” (giunta alla XV edizione e organizzata da Estemporada), riportando in Sardegna l’anima sognatrice di un artista poliedrico che ha segnato la storia della cultura pop e teatrale.
Ed è stata Daniela Maccari – musa e collaboratrice di Kemp per oltre vent’anni, nonché depositaria ufficiale del metodo del maestro – a trasmettere ai dieci danzatori campani non solo i passi, ma la gestualità simbolica e gli sguardi vibranti dell’estetica kempiana. Una visione corale che ha riplasmato il conflitto tra Capuleti e Montecchi in uno specchio della vita, fatta di passioni, lotte e relazioni universali.
«Lindsay diceva ‘don’t act, be’. Non recitare, devi essere – ha ricordato Maccari –, e l’obiettivo fedele al suo testamento spirituale è che nessuno, interprete o spettatore, esca da teatro uguale a come vi è entrato. In questa creazione del 2013, il dramma shakespeariano viene spogliato del superfluo – ha spiegato ancora la coreografa –. Non c’è un solo Romeo o una sola Giulietta, tutti i ragazzi e le ragazze incarnano i protagonisti abbandonandosi alla musica, che per lui era la guida assoluta».

Il ritorno, seppur incorporeo, di Kemp a Sassari (città che aveva già ospitato le sue ultime produzioni) ha un sapore particolare. Nonostante le origini scozzesi, il danzatore si sentiva profondamente latino e mediterraneo, e nutriva per la Sardegna un amore ricambiato da un popolo che ne ha sempre compreso il calore e la passione.
Nel saluto introduttivo, la direttrice artistica Livia Lepri ha espresso una profonda emozione, dichiarandosi fortunata per aver lavorato con un maestro dal profilo così elevato: «Oggi portiamo la storia sul palco – ha detto – con la speranza che questa storia possa vivere ancora nel futuro». Un futuro rappresentato a fine serata dalle giovanissime allieve della compagnia, capitanate da una danzatrice storica di Estemporada, Marta Bullitta, che a fine serata hanno condiviso lo stesso palco dei professionisti in un simbolico passaggio di testimone.
Anche l’Amministrazione comunale ha dato lustro all’evento. L’assessora alla Cultura Nicoletta Puggioni ha definito Palazzo di Città come lo «scrigno ideale per ospitare tesori di richiamo internazionale, confermando Sassari come centro nevralgico della cultura coreutica».
Il messaggio finale resta quello della generosità sintetizzato in un gesto: il saluto al pubblico protendendo i palmi in avanti, come se portassimo in dono il cuore per offrirlo agli spettatori. E lunedì sera, a Sassari, quel cuore è arrivato dritto al pubblico, trasformando l’emozione in un applauso scrosciante. La rassegna “Primavera a Teatro” è sostenuta da MIC, Regione Sardegna, Comune di Sassari, della Fondazione di Sardegna e Artemide.








