Giuseppe Mascia, nuovo sindaco di Sassari: «Per amministrare è fondamentale il “noi”»

Intervista al primo cittadino: «Con la presidente Todde stabiliremo un piano d'azione per dare risposte alle urgenze della città»

Il sindaco di Sassari Giuseppe Mascia

Sassari. Ancora poche ore di attesa e Giuseppe Mascia, lo scorso 8-9 giugno eletto sindaco di Sassari, verrà proclamato primo cittadino e, subito dopo il passaggio di consegne con il sindaco uscente Nanni Campus, si potrà insediare nell’ufficio al primo piano di Palazzo Ducale. Mascia, 49 anni (a ottobre), filosofo e musicista, consigliere comunale dal 2014, candidato per la coalizione del Campo largo (Pd, M5s, AVS, Futuro Comune, Sassari Progressista e Solidale, Orizzonte Comune e la civica “Fare città”), si è imposto al primo turno con il 51,08 per cento (dati pubblicati sul sito web del Comune di Sassari), doppiando il secondo, Nicola Lucchi Clemente (I Civici, ovvero la coalizione uscente al governo del Comune) fermo al 25,03 per cento. Lontanissimi gli altri candidati: Gavino Mariotti (centrodestra) al 16,14 per cento, Mariano Brianda (indipendente di centrosinistra) al 5,15 per cento e Giuseppe Palopoli (indipendente) al 2.60. Si attende ora anche l’ufficializzazione della composizione del nuovo Consiglio comunale e la data di convocazione della prima seduta, nel corso della quale verrà presentata la Giunta.

Nei giorni scorsi nella sede del Partito Democratico, in via Mazzini, abbiamo intervistato Giuseppe Mascia.

Signor sindaco, lei è primo cittadino da pochi giorni. Nel corso della campagna elettorale, con gli altri candidati vi siete confrontati, ci è sembrato, con rispetto. Questo è già un primo elemento da non sottovalutare.
«Credo che sia una delle prime categorie che chi si candida a svolgere un ruolo pubblico deve tenere presente, oltre ovviamente all’onestà, alla trasparenza e anche alla lealtà. Sono questi tutti valori che deve avere chi vuole fare cose per altri, perché l’impegno pubblico e politico è un lavorare per altri, nel nostro caso per la nostra città. E devo dire che la cittadinanza ha recepito il nostro modo di voler fare politica, cambiando passo, di voler guardare avanti con tranquillità, accettando anche gli errori commessi in passato, ma con la consapevolezza di guardare avanti. Penso che sia questa la vera ricetta per potersi candidare. E il resto è lavoro, viene da sé. Insomma, con rispetto, senza arroganza».

Sassari, lo sentiamo ripetere da tempo, non è più la città guida di un intero territorio nonostante sia il capoluogo di provincia. Come recuperare questo ruolo senza prevaricare sugli altri?
«Vedere la contrapposizione di per sé non è un fatto negativo. Significa avere posizioni differenti, a volte anche finalità differenti, ma occorre individuare un fine comune, il bene del nostro territorio, della nostra città. Le contrapposizioni se sono semplicemente politiche, nel senso di una presa di posizione, allora vanno superate tra partiti ma soprattutto tra la città e altre comunità. Se Sassari riprenderà a parlare nel modo corretto con le comunità circostanti, volendo e dovendo esserne la guida, allora tutte risponderanno e lavoreranno con noi. Non lo fanno da anni e il senso di sfilacciamento che si percepisce in città, in alcuni ambiti si percepisce anche fuori. Lo si vede del resto se non otteniamo risposte ad alcune questioni dominanti come trasporti o sanità. Insomma, è un fatto di lavoro collettivo. E laddove lavoro collettivo è tenuto alto, è considerato un valore, si ottengono cose e risultati.

Utilizzare la parola noi è più importante della parola io.
«Sì, tendenzialmente uso il pronome noi, spero non sia travisato come un maiestatis, ma lo faccio per significare che innanzitutto la proposta non è la mia, ma è quella di una collettività, di un gruppo di persone che lavorano e che vogliono allargare il cerchio facendo in modo che in quel noi rientri un più ampio numero di persone, movimenti politici, associazioni. È il valore del gruppo, della collettività, che deve emergere».

Si riferisce al Campo largo?
«Campo largo, ma anche campo larghissimo, campo allargabile, si può dire in tanti modi, campo di chi vuole lavorare per il bene della città. Funziona e ha funzionato dal punto di vista politico. Ma dovrà funzionare anche in Consiglio comunale, perché mi aspetto che, come dire, le minoranze si comportino da minoranza e non semplicemente da opposizione».

Come dialogherà con la Regione? Nella Giunta della presidente Todde ci sono ben cinque assessori che provengono da questo territorio. Sarà importante ritrovarsi per il bene comune.
«La presidente Todde naturalmente avrebbe lavorato benissimo anche con un sindaco di un’altra appartenza politica, ma è evidente, e noi lo abbiamo detto in campagna elettorale, che gli assessori del territorio sono una garanzia per poter dare delle risposte, poiché abbiamo necessità averne immediatamente su alcune questioni. Avere una sintonia, avere un filo diretto aiuta sicuramente. Come è stato aiutato il governo Solinas ad avere alcune risposte dal Governo nazionale».

Tra poche ore ci sarà il passaggio di consegne con il suo predecessore Campus e si lavora già al prossimo futuro non solo della città.
«Abbiamo in animo di portare a compimento ciò che è già nelle schede in fase esecutiva. Per quale motivo? Perché non abbiamo intenzione di mettere di nuovo a soqquadro la città. Sappiamo che alcune scelte che ha fatto l’amministrazione uscente sono molto valide, su alcune altre abbiamo un pensiero differente. Vediamo cosa si può modificare, e se ci sarà da modificare, per far approvare e terminare ciò che è già in essere, perché la città non può sopportare stravolgimenti e inizi continui. Non è tollerabile. Quindi, fatto ciò, metteremo mano a questioni importanti perché da questi progetti deriva lo sviluppo e l’azione al centro storico. Mi riferisco al progetto di San Donato, che deve ora entrare nella fase esecutiva, e all’azione che dovremo intraprendere su Predda Niedda, perché abbiamo detto in campagna elettorale che il tema va aggredito in modo serio. Il Piano urbanistico è uno strumento superiore, ma non può intervenire. Predda Niedda deve essere riconnessa in modo tale da attribuire le funzioni giuste alla stessa area ma anche al centro di Sassari. Quindi lavorare per le periferie. Ci sono una serie di cose che possono essere realizzate non bloccando insomma ciò che già l’amministrazione comunale sta facendo».

La prima cosa che farà una volta proclamato sindaco?
«L’ho promesso ad Alessandra Todde: andrò a Cagliari e parlerò con la presidente della Regione. Stabiliremo con lei un piano d’azione su una serie di cose come la sanità e il riordino del polo sanitario, le politiche attive per il lavoro, il piano straordinario per la manutenzione e la nuova edilizia popolare, cose di cui la città di Sassari ha immediatamente bisogno».

Ultima domanda: lo sa che il 14 agosto la attenderanno 7-8 ore di Faradda? È preparato?
«Correggo subito: a volte anche nove! Se ricorda qualche mio intervento in questi anni in Consiglio comunale… sul piano storico e antropologico sono preparato! (ride, ndr). È un mondo complesso e variegato, anche complicato. Sì, ci prepariamo. Un sindaco che ci ha preceduto, molto amato dai sassaresi, mi ha detto: quando esci da quella porta il giorno dei Candelieri lì inizia il tuo mandato. Non è il mese prima, quando indossi la fascia per la prima volta… No. È alla Faradda. È quello il momento nel quale ti rendi conto di essere diventato davvero sindaco di Sassari. Sono quindi preparato, sento molto la festa e sicuramente mi emozionerò. E tenterò anche di migliorare alcune cose. Naturalmente farò sentire la nostra presenza in modo vivo ai gremi, non soltanto il 13 e il 14 agosto. Loro sono trasmettitori, non meri depositari come alcuni dicono, di qualcosa che ci riguarda e quindi meritano la nostra cura più di altri».

Luca Foddai
Ico Ribichesu

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