Faradda 2025, Mascia: «Un affetto che ripagheremo con un lavoro ancora più duro»

Il commento del sindaco di Sassari al termine della Discesa dei Candelieri

Riproponiamo l’intervista al sindaco Giuseppe Mascia, registrata due giorni fa, la notte del 15 agosto, a Palazzo Ducale al rientro dopo la conclusione della Faradda.

«Siamo consapevoli che dobbiamo fare tanto. Mi aspettavo un clima positivo ma non una cosa così grande». Il sindaco di Sassari era stanco ma al tempo stesso soddisfatto per la riuscita della Faradda. Tempi (quasi) rispettati, con lo scioglimento del Voto all’una di notte (appena nel 2023 si era andati avanti fino alle due inoltrate) e meno caos degli anni passati hanno caratterizzato dal Discesa dei Candelieri del 2025. «È stata una Faradda allegra, composta, gioiosa, festante, ordinata, quella che è stata per tanti anni. La città ha risposto, ha avuto la volontà di gioire tutti insieme. Ci ha corrisposto un affetto di cui sono grato e che ripagheremo con ancora più duro lavoro, consapevoli che dobbiamo fare tanto e che incapperemo in tanti problemi. Però… farsi sentire vicini e quindi ridurre la distanza con la cittadinanza ci dimostra che poi la città risponde e lo fa in modo sincero e genuino. E questo non è un semplice sprone ma è il modo con il quale si deve amministrare una città».
Si aspettava una risposta di questo tipo?
«Devo dire la verità: no! Mi aspettavo, sì, un clima positivo, perché abbiamo lavorato per crearlo, per fare in modo che tutti si sentano vicini e ascoltati. Naturalmente ci vuole tempo per ascoltare e risolvere i problemi di tutti. Quindi, non mi aspettavo una cosa così grande. E vuol dire che è grande il carico di responsabilità che la città ci sta dando».
Appuntamento al 2026, si spera all’interno di Santa Maria.
«È la nostra speranza. A settembre con padre Salvatore, il padre guardiano del convento francescano, faremo il punto della situazione. Faremo in modo di fare capire alla cittadinanza lo stato dell’arte dei lavori perché vogliamo assumere un piglio diverso e pretendere ciò che è dovuto a questa città, ovvero chiudere questa vicenda e riaprire Santa Maria di Betlem, che è la chiesa dei sassaresi e dove ha avuto origine questa bellissima festa».

L.F.

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