Dinamo, che peccato ma è stata solo colpa tua

I play off non raggiunti confermano che, al di là dei valori tecnici, la stagione è stata carente dal punto di vista della mentalità e della personalità, mancanze che solo in parte sono state colmate durante l’anno

Dispiace, non potrebbe essere altrimenti, perché in 14 anni di serie A la Dinamo solo una volta non aveva centrato il traguardo play off e brucia ancora di più perché in base a ciò che si è visto sul campo, erano alla portata. Questo al netto dei meriti e dei demeriti, perché un conto è affermare che fossero alla portata, un altro è dire che questa squadra si meritasse di giocarli. Con un rendimento così tanto ondivago e una solidità mentale che non c’è sostanzialmente mai stata se si esclude la parentesi del mese di marzo, nel quale si è messa in sicurezza una stagione che poteva finire anche peggio, la Dinamo in tutta onestà ha raccolto ciò che ha seminato. I rimpianti sono e devono essere legati solo al fatto che questo gruppo al netto delle difficoltà e dei problemi avuti nella parte iniziale dell’annata, era riuscito a rimettere in sesto la stagione e se non avesse mollato mentalmente sul più bello, sarebbe ancora una volta fra le prime otto.

Rammarico, rabbia ma anche e soprattutto una lezione in ottica futura che, sarà utile alla società per iniziare fin da subito a programmare la prossima stagione, partendo dal tecnico Nenad Markovic al quale dovrebbe essere data carta bianca nel gettare le fondamenta per la costruzione del nuovo corso. Perché questa squadra dovrà essere sostanzialmente smantellata e ricostruita da zero o quasi. Sarà lui a dettare le linee guida e ad indicare nomi e caratteristiche dei giocatori adatti al suo basket e sarà sempre lui a dare indicazioni riguardo ad eventuali rinnovi di contratti con qualcuno degli elementi attualmente nel roster.

I discorsi probabilmente sono già iniziati, ma prima ci sarà da salutare degnamente i tifosi che domenica prossima saranno al PalaSerradimigni per l’ultimo appuntamento stagionale contro Reggio Emilia.

Aldo Gallizzi

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