Conclusa la stagione lirica dell’Ente Concerti de Carolis
Mercoledì l’ultimo atto, il concerto con il soprano Maria Grazia Schiavo e il direttore Stefano Ranzani
Sassari. Con il concerto lirico-sinfonico di mercoledì 7 dicembre si è chiusa con successo la stagione lirica 2022 dell’Ente Concerti Marialisa de Carolis, una delle migliori degli ultimi vent’anni. Non si tratta di un giudizio benevolo, dato per simpatia. È la realtà dei fatti. Anche per questa edizione, come avviene ultimamente, si è scelto di puntare su titoli di sicuro impatto di pubblico, senza avventurarsi in proposte forzate (e in passato, con differenti gestioni, abbiamo assistito a scelte davvero discutibili). La stagione 2022 ha garantito anche un crescendo nella qualità delle esecuzioni e degli allestimenti, culminato nell’ottima Traviata della settimana scorsa, che ha registrato un (prevedibile) sold out al Teatro Comunale, e nel concerto di mercoledì, che ha potuto contare sulla presenza di un soprano di grido come Maria Grazia Schiavo (al posto del previsto ma indisposto tenore nuorese Piero Pretti) e di un grande direttore come Stefano Ranzani (e come i davvero grandi, due nomi su tutti Abbado e Karajan, ha diretto a memoria senza partitura). E la qualità si è notata subito.
La Schiavo, soprano di caratura internazionale, non ha deluso, supportata in ogni passaggio da Ranzani, che ha diretto con ottimo piglio l’Orchestra dell’Ente Concerti, finalmente – ma lo si era capito già alla Traviata qualche giorno fa – portata a un buon livello esecutivo (e con una ricerca del corretto bilanciamento tra le diverse sezioni). Che il lavoro sia stato davvero serrato lo si è sentito da subito, con l’ouverture dalle Nozze di Figaro di Mozart, proposta con un taglio veloce e leggero, come Mozart richiede. Il secondo brano ha visto il primo intervento di Maria Grazia Schiavo, a suo agio nell’aria “Non mi dir, bell’idol mio” da Don Giovanni sempre di Mozart. Bene anche la sinfonia dalla Norma di Vincenzo Bellini. Qualche perplessità invece per l’interpretazione di “Casta diva”, chiaramente poco adatta al registro di coloratura della Schiavo, decisamente più adatto al canto del periodo barocco e settecentesco in generale fino al primo Ottocento (in cui ha raggiunto negli anni ottimi risultati con le maggiori compagini specializzate nel repertorio da Monteverdi a Rossini anche con esecuzioni filologiche). Ma va detto che è anche complicato tentare un approccio personale: Casta Diva è solo la divina Maria Callas. Con l’ouverture e l’aria “Il faut partir” dalla Fille du régiment di Donizetti si è chiusa la prima parte del concerto.
Dopo la pausa, la serata è proseguita sullo stesso filone, mettendo in risalto le caratteristiche di soprano leggero della Schiavo, con qualche incertezza invece nei passaggi che chiedevano un registro più da soprano lirico-drammatico. Sono state eseguite, ancora di Donizetti ma da Lucia di Lammermoor, l’aria “Regnava nel silenzio”, il preludio del terzo atto e “Addio dal passato” dalla Traviata di Giuseppe Verdi, l’intermezzo di Suor Angelica di Giacomo Puccini e, dello stesso Puccini, in chiusura del programma l’aria di Liù “Tu che di gel sei cinta” da Turandot.
Ottima e frizzante l’interpretazione di “Je veux vivre” dal Roméo et Juliette di Gounod, a conferma di quanto messo prima in evidenza. Bene anche “Sempre libera” dalla Traviata. Solo orchestrale l’altro bis, la sinfonia-ouverture dalla Gazza ladra di Rossini. «Ho scelto questo bis un po’ inusuale, perché voglio dedicarlo a tutti coloro che ci portano via qualcosa nel cuore e nell’animo», ha detto al pubblico il maestro Ranzani. «A Sassari c’è una grande competenza musicale e l’ho toccata con mano in questi giorni. Ecco perché dico che deve avere come Cagliari un suo teatro lirico. La Sardegna è grande ed è giusto che ce ne siano due». Non è tutto. Il bis strumentale ha avuto anche un’altra motivazione. «Non sono stato tenero con l’orchestra in queste settimane di prove. Abbiamo lavorato molto duramente e l’Orchestra ha suonato stasera con grande capacità tecnica e grande cuore». A conferma che a Sassari la qualità c’è, ma per consolidarla servono più finanziamenti. Questo però è un altro discorso, che investe soprattutto la politica isolana. (lu.fo.)









