Con Tosca si chiude la stagione del ritorno alla tradizione

Venerdì e domenica le due recite hanno registrato il tutto esaurito. Vincente la scelta della gestione di Stefano Garau di abbandonare la moda degli stravolgimenti registici

Tosca3Sassari. Due recite da tutto esaurito, per una “Tosca” all’insegna del recupero della tradizione con una stella di prima grandezza, Donata D’Annunzio Lombardi, soprano di fama internazionale, al debutto nel ruolo di Floria Tosca, un classico della lirica. E un pubblico che ancora una volta ha mostrato di gradire le scelte della direzione artistica dell’Ente Concerti Marialisa de Carolis. Un plauso insomma a Stefano Garau, che nel primo anno della sua gestione ha riportato a Sassari la lirica con tre titoli molto popolari, come “Turandot”, “Il Barbiere di Siviglia” e, appunto, “Tosca”. Due Puccini e un Rossini, per ristabilire un rapporto con i melomani che nell’ultimo periodo (ma non solo) aveva dato segnali di cedimento, complici alcune scelte nel solco di quella “regietheater” che oggi sta vieppiù stancando gli appassionati di mezza Europa e che resiste invece nelle simpatie un po’ snobistiche di tanti sovrintendenti degli enti lirici. Non solo melomani da accontentare però. I numeri dicono che quest’anno sono stati frantumati tutti i record precedenti, con recite da tutto esaurito. E riempire il nuovo Teatro Comunale da 1400 posti non è cosa facile per la realtà sarda.

Tosca2“Tosca” quindi nel solco della tradizione, con un allestimento classico (per il Bassano del Grappa Opera Festival con il Comune di Padova), tanto nelle scenografie (Roma come davvero è Roma, con la chiesa di Sant’Andrea e i richiami ai monumenti del passato) quanto nei costumi. E che hanno consentito (finalmente!) di esaltare l’interesse verso le voci e la musica. Interpretazioni convincenti per “Recondita armonia”, il duetto del primo atto, “Vissi d’arte” e, ovviamente, per uno dei pilastri della lirica, la celebre “E lucevan le stelle”. Perché, diciamocela tutta, proprio quel “regietheater” di stampo tedesco, in particolare wagneriano (fu il nipote del grande Richard, Wieland, a concepirlo), con le sue provocazioni e gli stravolgimenti registici soprattutto temporali, distoglie dall’aspetto più importante, ovvero la musica. E allora ecco a Sassari Puccini nella sua quintessenza, grazie a una interprete d’eccezione, come il soprano Donata D’Annunzio Lombardi, che ha incantato il pubblico. Bene tutto il resto del cast. Cavaradossi del tenore Luciano Ganci, Scarpia di Elia Fabbian, al debutto nel ruolo del Sagrestano Bruno Praticò, basso-baritono che siamo abituati a sentire in opere di Rossini dal Barbiere alla Cenerentola, Paolo Battaglia (Angelotti) e lo Spoletta di Cristiano Olivieri. Tosca1E poi i sardi Fabrizio Mangatia (Un carceriere) e Nicola Fenu (Sciarrone), oltre alla giovanissima Giulia Delogu, il Pastorello all’inizio del terzo atto. Applausi meritati anche per l’Orchestra dell’Ente Concerti, guidata dal bravo direttore francese Guillaume Tourniaire: qualche piccola sbavatura negli archi, che quest’anno hanno avuto alcune novità tra i componenti (prima o poi andrà affrontata la necessità di creare a Sassari un’orchestra stabile e non raccolta solo per quattro eventi stagionali). Consensi per l’ottimo regista Giulio Ciabatti, rispettoso del libretto e dell’ambientazione voluta dagli autori, per i bei costumi di Filippo Guggia e per il disegno luci di Tony Grandi.

Alla fine sono sette minuti di applausi (a cui vanno aggiunti quelli tributati alla fine del primo atto al coro dell’Ente concerti diretto da Antonio Costa, insieme alle voci bianche della Corale Canepa guidate da Salvatore Rizzu) per un classico che non ha tradito le aspettative. Appuntamento adesso alla prossima stagione. Magari con Verdi o Mozart in cartellone.

Luca Foddai

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