Prima Guerra Mondiale, tra i caduti sardi Mario Pittalis

Giovane magistrato sassarese, a lui è dedicata una via a Li Punti. Per il valore dimostrato in combattimento ricevette la medaglia d’argento alla memoria. Cento anni fa l’inizio del conflitto

MarioPittalis
Mario Pittalis

Sassari. Lo scorso 19 giugno, nella Sala Angioy del Palazzo della Provincia, la Fondazione culturale Ugo La Malfa ha promosso una conferenza-dibattito sulla Sardegna nella Prima Guerra Mondiale. Erano presenti Giorgio La Malfa, figlio di Ugo, Gianni Liguori, Manlio Brigaglia ed altri relatori.

L’epopea dei “primi fanti”, e degli immensi sacrifici fatti dagli italiani è stata incentrata particolarmente sul contributo di valore, sacrificio ed eroismo, dei soldati sardi, sia nella celebrata Brigata Sassari, ma anche in altri reparti diversamente intitolati. Nel grande (pur doloroso) affresco sul quale campeggiavano migliaia di pastori e contadini sardi, famosi per il loro vigore nell’assalto alle posizioni austriache che man mano venivano conquistate con la cattura di migliaia di prigionieri è però stato messo in evidenza che fra i sardi c’erano non solo contadini e pastori, ma anche personaggi, sempre sardi, ricoprenti cariche prestigiose nella amministrazione dello Stato in Sardegna.

Si è così parlato di Mario Pittalis, giovane magistrato con il grado di sottotenente, una bella figura di giovane serio e buono, caduto sul fronte dei combattimenti, insignito per il valore e l’abnegazione dimostrata nel gestire le sue funzioni di comando e di esecuzione, le più rischiose, con la medaglia d’argento alla memoria.

Lo ha ricordato, nel dibattito, l’avvocato sassarese Cesare Frau, suo nipote. Mario Pittalis era infatti fratello della madre di Frau, che in apertura di intervento ha citato l’origine e la casuale nascita a Nulvi.

Il padre (ovvero mio nonno), Cav. Ufficiale Antonio Pittalis, che ha abitato per molti decenni (fino alla sua morte) in via Turritana n. 33, era di professione cancelliere e nell’esercizio delle sue funzioni aveva coperto negli anni le Preture di Bolotana, ove era nata la figlia Amelia, madre di Cesare Frau, e di Nulvi, dove era nato il figlio maschio Mario. Complessivamente aveva avuto quattro figlie femmine e due figli maschi, nati poi tutti gli altri a Sassari. In questa città il Cav. Antonio Pittalis, ricoprì la carica di cancelliere capo del Tribunale.
A Sassari Mario, conclusi gli studi classici, si laureò in giurisprudenza e superato il concorso in magistratura, divenne giudice ricoprendo varie sedi fra cui inizialmente come vicepretore a Milano ed in seguito divenuto Procuratore del Re in Sardegna ed in particolare a Cagliari. Aveva 27 anni.
Alla data di entrata in guerra dell’Italia (il noto 24 maggio 1915, ma il conflitto aveva preso il via un anno prima), espresse ai parenti il suo parere contrario alla guerra, ma affermò: «Se mi chiamano, farò il mio dovere!». Fu richiamato ed assegnato alla Brigata Toscana, 77° e 78° Fanteria con il grado di sottotenente.
La Brigata Toscana, sul fronte, si rese autrice di numerosi combattimenti e della conquista del Sabotino. Nelle alterne vicende delle battaglie fece prigionieri oltre 700 soldati (e ufficiali) austriaci. Nel contempo perse, oltre che soldati, numerosissimi ufficiali. Dopo aver compiuto nel settembre 1916, un breve turno in trincea, la Brigata Toscana si trasferisce il 27 settembre sul Nad-Logem. Qui partecipa dal 9 al 12 ottobre all’attacco del Veliki Hribach e del Pecinka (Alpi austriache), attacco che frutta la conquista delle pendici occidentali del Veliki Hribach. È in queste battaglie che la Brigata Toscana perde oltre 70 ufficiali sia fra i maggiori gradi sia una lunga fila di sottotenenti.
È qui che, come risulta dalla pubblicazione “Fronte del Piave-Associazione Storico Culturale”, la Brigata Toscana affrontò numerose sanguinose battaglie vincenti, risultanti dai “Bollettini di guerra”. Da questi vengono elencate le perdite subite fra soldati e Ufficiali. Fra questi al n. 9 figura il capitano Pau Salvatore, di Siniscola, ed al n. 55 il sottotenente Pittalis Mario, luogo di nascita Nulvi, data e luogo della morte Veliki Hribach 11/10/1916.
Questa la sintesi nuda a cruda degli avvenimenti. Oggi v’è una strada a Sassari, nel quartiere di Li Punti, intitolata “Mario Pittalis Pinna, magistrato” (era Pinna per parte di madre).
Come avvenne la vicenda della sua morte? Essa è narrata da “motivazioni, narrazioni” ed articoli di stampa dell’epoca. Da un quotidiano sardo: «Pittalis Mario, sottotenente di fanteria-Nulvi: Avendo constatato che tutti i militari inviati per recare avvisi sulla difficile posizione tenuta dalla propria compagnia, erano caduti per il fuoco delle mitragliatrici nemiche, assumeva lui stesso tale incarico, riuscendo allo scopo e restando ferito». Un altro quotidiano sardo riprende un articolo del Corriere della Sera: «Sulla morte dell’avvocato Mario Pittalis di Sassari, caduto nell’azione del 12 settembre, il Corriere della Sera dà questi particolari. Iniziato l’attacco, la sua compagnia perdette il comandante; egli e gli altri Ufficiali portarono i loro valorosi all’attacco, finché gli giunse un speciale pericoloso incarico ed adempiendo il quale, sotto il fuoco violentissimo venne ferito ad una gamba e poi mortalmente alla testa. Dopo la prima ferita, fasciata alla meglio (avendo rifiutato l’infermeria, ndr) volle e poté ad ogni costo terminare la sua missione, riferendone poi ai superiori». «Un compagno d’arme ha scritto al pretore di Milano De Mita, testimoniando che l’avv. Pittalis è morto “inneggiando alla vittoria” e riferendo l’unanime cordoglio sollevato dalla sua perdita; cordoglio (aggiunge il Corriere) che si è diffuso alla triste notizia anche negli ambienti forensi di Milano dove il Pittalis fu vice pretore. Sappiamo che il tenente Pittalis fu proposto per la medaglia d’argento».
Scrisse invece il quotidiano di Cagliari: “I caduti per la patria”, «Qui fu appresa con vivo dolore la gloriosa morte del sottotenente di Fanteria Avv. Mario Pittalis, Sostituto Procuratore del Re di questo Tribunale e figliuolo del Cav. Antonio, Cancelliere Capo al Tribunale di Sassari. La notizia ha prodotto viva impressione a Cagliari, dove il Cav. Pittalis contava numerosi amici». Dal quotidiano di Sassari: «Il 2 giugno, anniversario della morte di Garibaldi, il Maggiore Gen. Comm. Gibelli, consegnava in forma solenne la medaglia d’argento al padre del sottotenente avv. Mario Pittalis». Ancora da Sassari: “La commemorazione del Ten. Pittalis in Tribunale”, «“Stamattina all’udienza del Tribunale composto dal presidente cavalier Buzzi e dei giudici De Vita e Virdis, il sostituto Procuratore del Re avvocato Donadu, ricordò il collega avv. Mario Pittalis, giovane e valente magistrato, caduto gloriosamente sul Pasubio, con parole di elevato cordoglio. Il difensore della causa che si discuteva, avv. Mario Berlinguer, pronunziò anch’egli parole commosse per il ricordo dell’amico e si associò alle condoglianze alla famiglia; e a nome del Tribunale aggiunse nobili parole di elogio e di rimpianto per il valente e giovane magistrato il presidente Cav. Buzzi. Tutti ricordarono la serenità d’animo, la rettitudine, l’ingegno fervido dell’avv. Pittalis, l’avvenire fulgido che si schiudeva alla sua carriera già così bene iniziata, e la sua fine gloriosa. Sia gloria alla sua memoria».
Ed ora il finale ancora più penoso. Venne l’anno 1935 in cui il Regime fascista disse ai cittadini italiani “Date l’oro alla Patria!”. Mio nonno che era delegato provinciale dell’Associazione Nazionale delle famiglie dei caduti in Guerra, così scrisse alla sua Associazione: “Conto di compiere il mio dovere di Italiano ed offro alla Patria …la medaglia d’argento del mio figlio Mario, sostituto Procuratore del Re di ventisette anni, gloriosamente caduto nel Veliki Hribach l’11 ottobre 1916, mentre già ferito guidava e incitava all’assalto e ricacciava il nemico di trincea in trincea. Con il migliore ossequio: Cav. Uff. Antonio Pittalis”. Così il fascismo si prese anche la memoria di Mario Pittalis.
Oggi il passante, finora ignaro, in una via del quartiere di Li Punti, può sapere chi era
“Mario Pittalis Pinna, magistrato”.

Cesare Frau

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