All’Università di Sassari un nuovo servizio riparativo di ascolto
È istituito presso l’Osservatorio sociale sulla criminalità. A fine giugno la presentazione in occasione di un convegno con magistrati, operatori e dirigenti del Dap
Sassari. L’Università degli Studi di Sassari si adegua alla direttiva comunitaria UE 2012/29 e inaugura un nuovo Servizio riparativo di ascolto che aprirà al pubblico a ottobre 2015. Offrire counseling psicologico alle vittime di reato, suggerire possibili strade per la tutela dei propri diritti, facilitare processi di mediazione tra vittima e autore di reato: sono alcuni degli obiettivi di questo servizio, istituito presso l’Osservatorio sociale sulla criminalità del Dipartimento di Scienze politiche, scienze della comunicazione e ingegneria dell’informazione, e illustrato nei giorni scorsi nell’aula Mario Da Passano nel corso del seminario “La comunità che risponde ai bisogni di giustizia”.
Aperti dalla direttrice del Dipartimento Antonietta Mazzette, i lavori sono proseguiti con l’intervento di Patrizia Patrizi, ordinaria di Psicologia Giuridica e Responsabile scientifica dell’unità operativa “Studio e analisi delle pratiche riparative per la creazione di un modello di restorative city” del progetto di ricerca Sistema Informativo e governance delle politiche di intervento e contrasto dei fenomeni criminali in Sardegna – L.R. 07/2007. «I primi lavori sono nati oltre dieci anni fa: ci eravamo occupati di sicurezza urbana e vulnerabilità sociale, reati gravi, accomunati dall’elemento di essere contro la persona. Questo lungo percorso ha prodotto numerosi report che sono pubblici e patrimonio di tutti. Nel corso degli anni abbiamo modificato il nostro sguardo sui reati, aggiornandolo», ha detto in apertura Antonietta Mazzette. «Nell’ultimo progetto di ricerca abbiamo deciso di articolare la nostra riflessione su due ambiti: uno che ha a che fare su la tematica della giustizia riparativa e un altro su come costruire gli indicatori per cogliere i fenomeni della criminalità». «Intervenire sulla criminalità e contrastarla significa conoscerla. Il reato è una produzione che avviene all’interno della stessa comunità. Il servizio che portiamo avanti, riparativo e di ascolto, sarà aperto a ottobre ma in pratica è già attivo, seppure ancora non per l’ascolto», ha aggiunto Patrizia Patrizi. «È un servizio di ascolto per chi vuole uscire da una condizione di vulnerabilità causata da motivi non personali ma sociali e contingenti». Gli psicologi del gruppo di ricerca, Gian Luigi Lepri ed Ernesto Lodi, hanno illustrato i primi risultati delle azioni riparative fin qui realizzate: cinque conferenze cittadine con un pranzo e un aperitivo riparativo, 16 focus group e una conferenza a scuola per studenti, insegnanti, genitori.
Secondo la definizione della citata direttiva europea 2012/29/UE, giustizia riparativa è qualsiasi procedimento che permette alla vittima e all’autore del reato di partecipare attivamente e liberamente alla risoluzione dei problemi derivanti dal reato con l’aiuto di un soggetto terzo imparziale. In una parola, l’obiettivo finale dell’approccio riparativo è il benessere.
Il Servizio riparativo, in fase di start up presso l’Osservatorio sociale sulla criminalità, lavorerà nell’ottica riparativa di cercare di ristabilire un equilibrio tra la vittima e l’autore, consentendo, da un lato, l’elaborazione del senso di colpa, dall’altro evitando la “vittimizzazione secondaria”: una condizione di sofferenza ulteriore che la vittima subisce per scarsa attenzione nei suoi confronti da parte delle istituzioni o di chi dovrebbe tutelarla.
Sono emersi spunti interessanti che incoraggiano a intervenire sull’autoefficacia sociale delle persone coinvolte, accrescere il vissuto di speranza, ottimismo e resilienza. Decisivo il ruolo della casa di reclusione di Nuchis (Tempio Pausania) nella quale si sono svolte due conferenze riparative, compresa l’ultima del 25 giugno. Durante il seminario, la direttrice Carla Ciavarella ha sottolineato l’importanza della collaborazione con Patrizia Patrizi e il valore del progetto di ricerca che contribuisce a far conoscere la realtà di fuori a chi sta dentro il carcere, e la realtà del carcere alla comunità esterna.
Del compito di rieducare i condannati, enunciato nell’articolo 27 della Costituzione, hanno parlato sia Riccardo De Vito, Magistrato di Sorveglianza, che Giampaolo Cassitta, referente Giustizia riparativa del Provveditorato regionale amministrazione penitenziaria Sardegna. Ettore Cannavera, direttore della Comunità La Collina di Serdiana, ha portato la sua esperienza “riparativa” a contatto con i giovani autori di reato. Il seminario si è chiuso con l’intervento di Maria Pia Giuffrida, già direttrice dell’osservatorio nazionale sulla giustizia riparativa, fondatrice dell’Associazione Spondé, che ha rimarcato l’importanza di ascolto e tutela della vittima.
Il Servizio riparativo ha cominciato la fase di formazione del personale volontario e sarà attivo per l’accoglienza da ottobre. Lo sportello, sotto la responsabilità scientifica di Patrizia Patrizi, sarà coordinato da Gian Luigi Lepri e funzionerà grazie alla collaborazione di due psicoterapeuti esperti in psicologia giuridica, Ernesto Lodi e Maria Luisa Scarpa con la consulenza legale di Nicola Fresu e il supporto di alcuni volontari.






