Ad Alghero Mediterranea, domenica il gran finale

Stasera il reading "Non è Stato", dedicato alla tragedia di Superga. Domani titoli e confronti sul mare e la natura tra sostenibilità ed equilibri ecologici. Ieri è intervenuto Antonio Ingroia

Alghero. Il fine settimana dell’11 e 12 luglio accompagna Mediterranea verso la conclusione, confermando la forza di un festival che in questi giorni ha raccolto un pubblico partecipe e numeroso, capace di riconoscersi nella trama di incontri dedicati al mare, alla natura, alla giustizia e alla responsabilità civile, che he si ritrova intorno ai temi della mediterraneità e del fare comunità.

Pubblico attento e presente ha affollato ogni appuntamento, restituendo il senso di una comunità che si ritrova attorno ai temi della fiducia nelle Istituzioni, dell’importanza della responsabilità civile e della necessità di compartecipare alla vita attiva dello Stato.

È un fine settimana caldissimo non solo per le temperature, ma per la qualità degli autori e delle riflessioni che attraversano il festival, con la presenza di Antonio Ingroia a segnare il filo rosso che lega giustizia, legalità e impegno civile.

Un festival che ha scelto di aprirsi con un omaggio a Grazia Deledda e proseguire con uno sguardo al mondo attraverso uno dei sentimenti più profondi: l’amicizia.

Antonio Ingroia

L’amicizia fra donne, la vicinanza che diventa alleanza e sorellanza, raccontata da Cristiana Di San Marzano nel libro Amiche. Undici storie di alleanze e libertà, in un percorso che attraversa un secolo e lega la Deledda al pensiero di Michela Murgia, in un dialogo ideale fra generazioni che hanno saputo dare voce alla libertà femminile. Dall’invidiatissimo Nobel per la letteratura, 1926, alla lettura o rilettura della amata e molto contestata Michela Murgia, 2026. Due sarde che segnano il tempo di inizio e di fine di questo racconto di 11 donne attraverso cui le autrici ripercorrono un secolo al femminile.

La seconda giornata ha segnato una vera e propria attraversata nel Mediterraneo, guidata dall’impegno civile, dalla solidarietà, dal bisogno di diritti umani rispettati, di pace e di giustizia. Una giustizia che le terre e i popoli del Mediterraneo avvertono come urgenza comune, segnata da equità negate e da interessi che soffocano il bene comune, accomunando in storie diverse Sicilia e Sardegna. La presenza di Antonio Ingroia, a pochi giorni dall’anniversario della strage di via D’Amelio, ha reso evidente il filo che unisce queste giornate: il bisogno di crescita civile, di onestà, di fiducia nella Legge e nello Stato, un bisogno che attraversa le vicende delle due isole così come quelle dei magistrati Lombardini, Falcone e Borsellino. Da questa consapevolezza nasce un ponte di idee che attraversa Mediterranea e orienta le sue giornate finali.

Il sabato sera sarà dedicato all’immagine, alla grafica, alla poesia: parole, voci e opere di artisti che hanno dedicato alla natura, alla connessione o riconnessione con il mondo naturale e più in generale al mare, nel senso più ampio del termine, il loro impegno anche artistico. Poesia, grafica, fumettistica, immaginazione si incontrano con firme d’eccellenza.

Le ultime due giornate si aprono sui Bastioni con Leggere il Mediterraneo, omaggio a Predrag Matvejević affidato a Roberta Morosini e Simonetta Castia, e proseguono con il confronto tra Marco Cardetta e Raffaele Sari attorno a Dal mare Nero di Odessa, poema corale che usa la città ucraina come simbolo di una comunità plurale e in movimento.

Raffaele Sari e Piero Dorfles

Alle 20 l’immaginario marino torna protagonista con Miti e storie del mare, dialogo tra Luca Tagliafico e Bepi Vigna; alle 21 Antonio Ingroia ed Elias Vacca riportano al centro il tema della fiducia nelle Istituzioni con Traditi.

La serata si sposta poi in piazza della Juharia, dove il reading Non è Stato, tratto da La collina del silenzio, riporta il pubblico al 1949 e alla tragedia di Superga, prima di lasciare spazio ai racconti notturni di Samar con Enedina Sanna, che accompagneranno la comunità mediterranea fino a mezzanotte.

La domenica farà i conti con il mare e la natura: mondi sopra e sotto il mare che vivono e troppo spesso risentono dell’uso e dell’abuso della presenza umana, fondali che cambiano e vita naturale che muta proprio a causa di una relazione non sempre rispettosa con l’ambiente.

La giornata si apre a Villa Mosca con l’omaggio a Rachel Carson e con letture da Una favola per il futuro a cura di Venere Rosati, per poi svilupparsi attorno ai temi della sostenibilità e della natura. Alle 19 Mauro Ballero, Francesco Fedelfio e Maurizio Usai riflettono sulle piante del Mare Nostrum e sui modelli di coltivazione più armonici con la crisi climatica; alle 19.45 Giorgia Bollati, Augusto Navone ed Egidio Trainito conducono il pubblico nel micromondo del plancton, tra bioluminescenza ed equilibri ecologici.

Alle 20.30 il mare torna protagonista con Mediterraneo e Sardegna. Meraviglia, sostenibilità, abissi, a partire dal volume Mare. Viaggio intorno alla Sardegna, per un racconto che unisce natura e cultura in una prospettiva di meraviglia e responsabilità.

La chiusura del festival, alle 21.30, è affidata a Francesco Delpiano e al suo Tutto il mare che ho nel cuore, dialogo con Vanna Fois sul potere catartico dell’oceano e sulla rinascita personale che può scaturire dal rapporto profondo con l’acqua.

Mediterranea si avvia così alla conclusione di un’edizione che ha scelto di leggere il Mediterraneo come organismo vivo, attraversato da fragilità e possibilità. Un’edizione che ha messo al centro la giustizia, la fiducia nelle Istituzioni, la responsabilità di ciascuno nel contribuire alla vita della comunità, la relazione decisiva tra l’essere umano e il mare. Un sabato dedicato all’immagine e alla poesia, una domenica che interroga la natura e i mondi sopra e sotto il mare, segnati dall’uso e dall’abuso delle nostre presenze.

Quattro giornate che restituiscono la visione profonda del festival: riconoscere le storie del Mediterraneo, ascoltarne le voci, custodirne la complessità, immaginare insieme un futuro più consapevole.

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