Un incanto “La traviata” della tradizione al Comunale di Sassari

Bella versione del capolavoro di Giuseppe Verdi. Bravissima Claudia Pavone, una Violetta da antologia

Sassari. Nove anni fa era stata La traviata degli specchi: quell’allestimento, che ha fatto la storia del melodramma, è del resto sinonimo di successo. Venerdì scorso (con replica domenica) La traviata, in un’altra splendida versione con le tele dipinte di Nicola Benois del 1952, è stata riproposta a Sassari. E ancora una volta il pubblico, non più al Teatro Verdi ma al Comunale, ha apprezzato. L’ultimo titolo della stagione lirica 2022 dell’Ente Concerti Marialisa de Carolis non ha insomma deluso. Del resto il capolavoro del Cigno di Busseto difficilmente tradisce le attese. Doppio tutto esaurito, a conferma che Sassari rimane conservatrice (parliamo di lirica, precisiamo subito) nel gradimento dei titoli. E anche negli allestimenti, va aggiunto.

Bravissima Claudia Pavone, una Violetta classica che ha davvero convinto, con un primo atto chiuso con una padronanza impeccabile degli acuti e del fraseggio (“Sempre libera” da incorniciare), qualità confermate appieno anche nel cambio di timbro (da soprano di coloratura a lirico drammatico) negli altri due atti. Ineccepibile per tutta l’opera. Non si può dire lo stesso per il giovane e ancora acerbo tenore messicano Mario Rojas, che più volte è inciampato soprattutto negli attacchi, mettendo così in risalto l’Alfredo un po’ tontolone del libretto. Bene, ed è una sorpresa, il baritono sardo Marco Caria, che ha offerto un Germont padre con una bella e sicura voce, anche se in certi momenti mancava di una presenza scenica convincente. E poi il resto del cast: Flora (Federica Giansanti), Gastone (Bruno Lazzaretti), il Barone Douphol (Alberto Petricca), il Marchese D’Obigny (Francesco Solinas), il Dottor Grenvil (Francesco Musinu), Annina (Laura Delogu), Giuseppe (Paolo Masala), il Domestico di Flora (Marco Solinas) e il Commissionario (Antonello Lambroni).

Ottima la direzione orchestrale di Stefano Ranzani. Un grande maestro riesce a tirare fuori le qualità dei suoi musicisti. E così è stato per l’Orchestra dell’Ente Concerti, che in diverse occasioni, anche ultimamente, ha mostrato i limiti tipici di una compagine non stabile (lo abbiamo sottolineato più volte: servono finanziamenti consistenti per un’orchestra che non suoni solo poche volte all’anno alla stagione lirica). Ebbene, Ranzani ha dimostrato che con qualcosa in più (che evidentemente altri direttori non avevano e non hanno), nelle prove e poi in concerto, anche a Sassari si può fare bene.

Una conferma il Coro dell’Ente Concerti, preparato dall’esperto e sempre apprezzato Antonio Costa.

Si diceva della regia di impostazione tradizionale. Le tele dipinte di Nicola Benois del 1952 sono state recuperate dal giovane regista Paolo Vettori, con un elemento di novità: in collaborazione con la scenografa Maddalena Moretti ha immaginato la vicenda in un museo delle cere. Il banner pubblicitario sistemato alla destra del palcoscenico, le panche da spazio espositivo e le corde di sicurezza ricordavano allo spettatore l’ambientazione teatrale ma pur sempre in un museo (c’è un precedente famoso di una decina di anni fa: un Trovatore ricostruito in un museo al Festival di Salisburgo, con Anna Netrebko, Francesco Meli e Placido Domingo, più Danieli Gatti alla guida dei Wiener). E così all’inizio è Violetta a riprendere vita, ammirata da visitatori che la scrutano con interesse. Se questa soluzione ha funzionato all’inizio nell’ouverture, non si può dire lo stesso per il finale, nel quale il loro ritorno, facilmente scambiabili per becchini, rompe bruscamente e inopinatamente la scena drammatica della morte di Violetta, segnata da una delle chiusure più angosciose della storia della musica.

I costumi erano di Filippo Guggia, come le luci di Tony Grandi. I balletti sono stati animati da Andrea Carlotta Pelaia (coreografa), Marco Caudera, Camilla Cicciotti e Luca Sansoè. Infine i figuranti Agostino Di Egidio, Mauro Fiori, Gabriele Griva, Carlo Mauceri, Gabriela Pinna, Ludovica Sanna, Matteo Spanu, Marco Velli.

Luca Foddai

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