Giorno della memoria 27 gennaio – L’intervento di Mario Pala
Consiglio Comunale in seduta solenne 1 febbraio 2019

Faceva notare Piero Terracina, uno degli ultimi ancora sopravvissuti allo sterminio di Auschwitz, che il ricordo è un fatto personale, una cosa intima, qualcosa che riguarda il nostro vissuto profondo e che la memoria, invece, è un filo che passa tra le generazioni e si proietta nel futuro. La memoria, quindi, è un fatto collettivo, sociale. Dalla memoria collettiva quindi scaturiscono fatti e azioni umane che si tramandano nel tempo e che servono al genere umano come monito a che certe cose efferate non si debbano ripetere nel presente e nel futuro.
È la memoria storica.
Ma è veramente così?
A guardare il secolo che è appena trascorso non si direbbe. Dopo una prima Guerra Mondiale ne è stata combattuta una seconda, ancora più efferata nel corso della quale si è consumata la tragedia della Shoah.
Alla fine del secolo scorso la guerra nella Jugoslavia del dopo Tito.
Il Pontefice parla, oggi, di terza guerra mondiale diffusa. Dopo queste considerazioni si potrebbe affermare che il genere umano o per lo meno chi detiene le leve del potere che possono cambiare il corso della storia, non ha memoria storica in quanto ripete spesso gli stessi errori.
Io credo che il significato più profondo per cui è stata istituita questa giornata sia proprio questo.
Il primo pensiero il 27 gennaio di ogni anno va alla Shoah, ai campi di sterminio, ai milioni di esseri umani, ebrei, zingari, comunisti, omossessuali che sono passati per i camini e poi nel vento grazie anche, purtroppo, all’indifferenza di molti, sentimento che viene spesso rimarcato dai sopravvissuti allo sterminio.
Emil Gustav Friedrich Martin Niemöller è stato un teologo e pastore protestante tedesco, oppositore del nazismo.
Prima di tutto vennero a prendere gli zingari
e fui contento, perché rubacchiavano.
Poi vennero a prendere gli ebrei e stetti zitto,
perché mi stavano antipatici.
Poi vennero a prendere gli omosessuali,
e fui sollevato, perché mi erano fastidiosi.
Poi vennero a prendere i comunisti,
ed io non dissi niente, perché non ero comunista.
Un giorno vennero a prendere me,
e non c’era rimasto nessuno a protestare.
Per dare più forza a questa giornata bisognerebbe cercare di attualizzare ed esaltare i principi e i valori umani che si contrappongono al dominio dell’uomo sull’uomo, alla sopraffazione del forte nei confronti dei più deboli, all’odio nei confronti del diverso chiunque esso sia, all’indifferenza. Odio gli indifferenti (Gramsci).
Ma come dicevo prima, la memoria storica, e non solo il ricordo, ci deve portare a vedere nel presente delle vicende che possono in qualche modo dare vita a sentimenti di condanna verso determinati comportamenti, di solidarietà nei confronti di popoli che attualmente subiscono delle ingiustizie.
Nondimeno bisogna ricordare la mai risolta questione Palestinese. Fatto questo che continua ad alimentare in quell’area del Medio Oriente odi, guerriglie e oppressione di un intero popolo, quello Palestinese.
Da alcuni anni a questa parte stiamo assistendo ad un fenomeno nuovo ed in proporzioni mai viste prima, che sta mettendo a dura prova gli equilibri sociali ed i principi fondamentali su cui si basano le fondamenta della società europea. È il fenomeno delle migrazioni di massa composto da uomini, donne e bambini che fuggono da guerre, carestie e regimi totalitari, dove non esiste la libertà e la democrazia e durante questo cammino, tra mille difficoltà, alla ricerca di un mondo migliore assistiamo spesso alla loro morte periti nel deserto o inghiottiti dal mare. Più di duemila morti nel 2018. Nel Mare Nostrum.
Sono gli eredi di quelli che Frantz Fanon, medico, filosofo e saggista francese, rappresentante del movimento terzomondista del secolo scorso, chiamava “I dannati della Terra”. Sono gli eredi degli imperi coloniali dell’800-‘900 della civile Europa che da una parte proclama la democrazia e i diritti fondamentali dell’uomo, dall’altra ha colonizzato e sfruttato l’Africa e il medio-oriente, edificando il benessere ed il progresso dell’Europa sul sudore e sui cadaveri di intere popolazioni sottomesse. Ma pur assistendo alla fine degli imperi coloniali non abbiamo assistito alla fine dello sfruttamento di intere popolazioni oggi praticata da parte delle multinazionali che governano il mondo.
Ecco, io credo che oggi celebrando il giorno della memoria, della shoah, non si possano non ricordare tutti i popoli oppressi, i popoli migranti, considerando che una responsabilità storica su questi fatti ce l’ha l’Occidente e prima di tutto la civile Europa.
Ed è compito dell’Europa, io credo, farsi carico del riscatto di questi popoli. Ma purtroppo assistiamo ancora oggi, da parte di alcuni capi di stato e di Governo ad atteggiamenti nazionalisti, xenofobi e francamente razzisti.
La memoria dice, Moni Ovadia, deve essere per noi come la stella polare per i naviganti.
Ci indica la giusta rotta da seguire.
Mario Pala







