Abbanoa, bocciata la class action
Il Tribunale Civile di Cagliari dichiara improcedibile il ricorso promosso da cinque ex consiglieri comunali di Sassari
Sassari. Dopo la bocciatura dei ricorsi sui depositi cauzionali, l’annullamento della multa dell’Antitrust e la revoca delle ordinanze sindacali “salva morosi”, un’altra importante sentenza si aggiunge contro i tentativi di strumentalizzare la gestione del servizio idrico integrato a soli fini propagandistici. La seconda sezione del Tribunale civile di Cagliari ha dichiarato “improcedibile” la class action promossa da cinque ex consiglieri comunali sassaresi assistiti dall’avvocato Gianni Allena e ha dato ragione ad Abbanoa, assistita legalmente dall’avvocato Giuseppe Macciotta.
Paradossalmente – spiega Abbanoa – i promotori stavano strumentalizzando una delle pesanti eredità del periodo in cui erano amministratori comunali e che caratterizzava da decenni il servizio idrico nella città di Sassari: le chiusure notturne dell’erogazione. Un’emergenza che Abbanoa ha aggredito e ormai quasi del tutto risolto: le sospensioni serali sono ridotte soltanto in casi di stretta necessità. I promotori dell’azione collettiva chiedevano che il gestore unico rimborsasse la cosiddetta “quota fissa” prevista in bolletta. Nonostante questa voce fosse inferiore a 20 euro all’anno per utenza domestica, erano stati promessi e sbandierati rimborsi per centinaia di euro a ogni singolo cliente: un profluvio di cifre tanto da favoleggiare addirittura un risarcimento totale di 2 milioni di euro.

La quota fissa del servizio idrico integrato non ha nulla a che vedere con la durata giornaliera dell’erogazione. Non si tratta, infatti, di un “impegno minimo garantito” come avveniva in alcune gestioni passate (forse quelle comunali quando erano amministratori i promotori del ricorso), ma di una semplice voce relativa a spese di gestione di ogni singola utenza. La quantità di acqua erogata è già tenuta in conto automaticamente nelle bollette: meno acqua riceve un cliente e quindi ne consuma, meno gli viene fatturata. Era quindi già scontato che la class action fosse destinata a finire in un binario morto a spese di chi ci ha creduto in buonafede e ha magari partecipato ai costi dell’azione legale messa in campo dai promotori.
I proponenti, invece – fa notare Abbanoa –, non sono stati nemmeno in grado di rispettare quanto era stato prescritto nel 2014 dalla Corte d’Appello, quando venne consentito di avviare la class action: ovvero la pubblicazione degli avvisi sull’iniziativa per tre volte su entrambi i quotidiani regionali. Alla fine i giudici non hanno potuto che decretare “improcedibile” il ricorso collettivo.





