Ippodromo Pinna, presto un bando per la gestione
Da 60 anni è affidata alla Società Ippica Sassarese. Audizione dell’assessore allo Sport Vittoria Casu di fronte alle Commissioni consiliari V e II
Sassari. Sarà un apposito bando a decidere quale sarà il soggetto a cui affidare la gestione dell’Ippodromo Pinna di Sassari. Dovrà così essere definita la futura convenzione e anche i criteri di partecipazione alla selezione. «Saranno richiesti requisiti particolari, precondizioni che le società invitate dovranno possedere. Non sarà sufficiente che siano società sportive qualsiasi, ma dovranno essere di corse». È quanto ha anticipato martedì mattina l’assessore comunale allo Sport Vittoria Casu ai consiglieri delle Commissioni V (Sport e Cultura), presieduta da Carla Fundoni (Pd), e II (Finanze e Patrimonio), presieduta per l’occasione dal vicepresidente Maurilio Murru (M5S), che ha sostituito il presidente Salvatore Sanna (Pd). All’ordine del giorno della seduta il futuro dell’Ippodromo di Sassari.
È delle ultime settimane la novità della chiusura con due cancelli della porzione dell’impianto che sino a quel momento era lasciata libera all’utilizzo dei cittadini, per jogging e anche per passeggiate con i cani. Si tratta di cancelli installati in previsione delle verifiche del Ministero delle Politiche agricole, responsabile delle corse negli ippodromi e che deve certificare l’impianto. «I gestori devono garantire la sicurezza. E va detto che le due esclusioni insistono su un tratto che già aveva le sbarre per evitare che ci fosse un accesso anche sulla parte dell’ippodromo in cui si lavora. «L’Amministrazione comunale nella convenzione stipulata con la Società Ippica Sassarese prevede a carico del gestore tutte le attività di guardianìa. Si tratta infatti di un impianto sportivo e non di un parco aperto a tutti», ha aggiunto l’assessore Casu. La Società Ippica già nel 1952 aveva avuto la concessione della gestione dell’ippodromo per 30 anni dalla Regione. Nel 1987 è iniziato il percorso di acquisizione da parte del Comune, culminato nel 1995 al costo simbolico di mille lire. Nel 2011 viene stipulato l’appalto con una convenzione triennale, scaduta nel 2013-14. Quella convenzione base viene rinnovata annualmente in attesa di una nuova concessione dell’ippodromo.
Secondo il Comune, proprietario dell’ippodromo, l’impianto deve accogliere la polifunzionalità. Ci saranno infatti altre attività di tipo sportivo, come golf e bocce. Ma l’Amministrazione chiede che sia utilizzato anche per la podistica. Rimane complessa l’apertura totale dell’impianto. Un ippodromo ha particolari esigenze, che non sono solo quelle per i cittadini. Devono essere garantite attività che escludano il rischio di doping. Le gare inoltre sono su calendario nazionale, dal mese di giugno sino ad agosto. Tutto questo va conciliato con la libera fruizione.
L’apertura a uso collettivo richiede una spesa, peraltro prevista nella convenzione madre, ma non da parte dell’Amministrazione. Inoltre, la Società Ippica non è più una partecipata del Comune, che possedeva una quota, seppure limitata, dell’1,7 per cento del capitale sociale (che era di un milione e 400 mila euro). Insomma, la gestione è tuttora di competenza della Società Ippica: la messa in sicurezza è a carico di quest’ultima, non delle casse comunali. E per la riapertura immediata a vantaggio dei podisti Palazzo Ducale può fare ben poco.

«Ciò che negli anni ha fatto la Società Ippica è indubbiamente meritorio. È stato salvato dalla speculazione un ampio spazio verde», ha detto Simone Campus (Pd), che insieme ad altri consiglieri ha chiesto la seduta congiunta delle due commissioni. «Ritengo però che il debito di riconoscenza e di onore con la Società Ippica si sia esaurito. Adesso si riparte con un altro ragionamento. L’idea di una gestione padronale sull’impianto va superata. Adesso è il momento di mettere a reddito, a valore la struttura, creando il filone dell’economia del cavallo. In Sardegna abbiamo un impianto di grande dimensione come quello di Villacidro, più i due di Chilivani e Sassari, che sono in competizione tra loro».
In origine l’area dell’ippodromo arrivava fino a 18 ettari. «Fino ad oggi la vicenda non è stata trattata con la dovuta attenzione. Si tratta di una struttura che fa di Sassari una città unica, che ha l’ippodromo dentro casa», ha aggiunto Manuel Alivesi (Forza Italia). Nel tempo qualcosa è andato perduto. Per esempio, ancora alla fine degli anni ’60 c’erano fienili e abbeveratoi nell’attuale via Parigi. «I cancelli sono il frutto della disperazione dei gestori. Un corridore disturba l’attività. L’ippica non è uno sport qualsiasi».
«Cosa si aspetta per definire la gara d’appalto? Penso che questo regime monopolista debba terminare. La invito a fare in modo che entro la fine dell’anno ci sia la gara», ha detto Desirè Manca (M5S).







