La Faradda è un patrimonio culturale da preservare

Post su Facebook di Raimondo Rizzu (Muratori). «Le manifestazioni di dissenso devono essere fatte in un contesto diverso». Interviene anche Patrizia Nardi

 

 

Faradda07Sassari. La Faradda è un patrimonio culturale che i sassaresi in gran parte ancora ignorano. «Dobbiamo spiegare che nella Rete delle Feste delle Grandi Macchine a spalla, di cui fanno parte quattro feste religiose cattoliche italiane (la Macchina di Santa Rosa di Viterbo, la Festa dei Gigli di Nola, la Varia di Palmi e la Faradda), Sassari è la capofila. È sufficiente ricordare che nella Rete Nola ha adottato il Giglio d’oro e d’argento, Gubbio è gemellata dal 2002 con Sassari, Palmi ci adora dopo una nostra visita nel 2007, quanto la città letteralmente impazzì dopo una nostra esibizione col ritmo del “fallu badda’”. Noi non siamo i fischi e le volgarità. Siamo un patrimonio che col tempo e tanto lavoro porterà frutti al territorio». È quanto ricorda Raimondo Rizzu (Muratori), che nell’Intregremio ricopre il ruolo di referente delle attività e dei rapporti con l’Unesco. I fischi che appena tre giorni fa sono sembrati monopolizzare la festa sono un campanello d’allarme che non può essere ignorato. «Con i Candelieri si è aperta una finestra nel mondo, i turisti sono arrivati da ogni angolo per vederci. È un dovere di tutti i sassaresi tutelare, salvaguardare e valorizzare la Faradda. Le manifestazioni di dissenso devono essere fatte in un contesto diverso, perché manifestati così volgarmente come quest’anno, non fanno parte del nostro dna», scrive ancora Rizzu in un post su Facebook, che in sei ore ha registrato ben 3800 visualizzazioni, condiviso dal presidente dell’Intergremio (l’organismo che riunisce tutti i Gremi cittadini) Salvatore Spada e che porta il commento anche di Patrizia Nardi, coordinatrice della Rete italiana delle grandi macchine a spalla. «La Faradda dei Candelieri è Festha Manna di Sassari e Patrimonio dell’Umanità, esempio per l’Umanità. Questo ci riempie di orgoglio, ma dobbiamo ricordare che ognuno di noi è chiamato al proprio ruolo salvaguardando la festa ed il suo significato. L’Unesco, che veicola e promuove nel mondo l’immagine delle feste della Rete “modello e fonte d’ispirazione”, richiama la nostra attenzione su tre punti: il pericolo che può derivare alla vitalità ed alla sopravvivenza delle stesse dalla decontestualizzazione, dalla commercializzazione e dalla strumentalizzazione, di qualsiasi genere. Noi ci siamo impegnati sottoscrivendo e presentando all’Unesco la nostra Dichiarazione d’intenti ed il Piano di Salvaguardia. Dobbiamo essere conseguenti e fare di tutto per salvaguardare quelli che sono i fondamenti di queste feste: il rispetto, la condivisione, la partecipazione costruttiva. A questo dobbiamo guardare».

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Patrizia Nardi

Sul post di Rizzu interviene l’assessora comunale di Nola Cinzia Trinchese. «Condivido in pieno il tuo pensiero. Una festa e un’atmosfera bellissima, ma i fischi e gli insulti non possono far parte di questa tradizione e sicuramente non rappresentano questi il Patrimonio Immateriale dell’Umanità che invece sono i Candelieri di Sassari. Era la mia prima volta a Sassari e durante la processione a tratti ho avuto paura per gli insulti e le indecenti parole rivolte all’amministrazione. Amministrare è difficilissimo, ma la Faradda dei Candelieri va tutelata al di là del colore politico. Sensibilizzate la popolazione, per chi viene da fuori non è un bello spettacolo da vedere».

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