Lorenzo Hendel ospite dell’Accademia di belle arti Mario Sironi
Due giorni a Sassari. Lunedì presenterà il libro “Drammaturgia del cinema documentario”; martedì proiezione di “Quando i bambini giocano in cielo”

Sassari. Due appuntamenti dedicati a chi ha la telecamera nel sangue. Per chi fa dei racconti attraverso le immagini un registro comunicativo di assoluta efficacia. Nasce così l’idea dell’Accademia di Belle arti Mario Sironi di Sassari di invitare Lorenzo Hendel, regista televisivo e documentarista (è inoltre fratello dell’attore Paolo), è stato responsabile editoriale della trasmissione DOC3 (lo storico spazio di Rai3 dedicato ai documentari), per la quale selezionava i documentari e seguiva gli autori nella fase realizzativa dei progetti.
Lorenzo Hendel, grande esperto di struttura narrativa del documentario, ha fatto parte delle giurie dei più importanti festival internazionali dedicati ai documentari (Idfa di Amsterdam, Hot Docs di Toronto, Mipcom di Cannes, Milano Film Festival). Una presenza di spessore per un vero e proprio nome del filone legato alla documentaristica. Oltre a presentare il suo libro – lunedì 13 aprile alle 17.00, Aula magna dell’Accademia – dal titolo “Drammaturgia del cinema documentario: strutture narrative ed esperienza produttive per raccontare la realtà”(Dino Audino Editore) insieme al direttore dell’Accademia Antonio Bisaccia, la presenza di Hendel sarà arricchita, martedì alle 10,30, dalla proiezione del suo lungometraggio “Quando i bambini giocano in cielo”.
“Quando i bambini giocano in cielo”. Groenlandia Orientale. Inizi del novecento, agli albori della colonizzazione europea. Un giovane cacciatore inuit saluta sua moglie e il figlioletto appena nato ed esce in mare col suo kayak. Poco dopo, tra i fiordi, durante la battuta di caccia, viene assassinato. Ancora in fasce, il piccolo Quipingi incontra così il suo destino di bimbo senza padre, esposto alla crudeltà di una natura estrema e alla violenza di un’umanità arcaica in lotta per la sopravvivenza. Tutta la sua vita sarà segnata dal bisogno di riparare la sua infanzia mutilata e di affidarsi al sostegno di un padre: prima, bambino, al fianco della madre presa in moglie dal crudele Kilimé e relegata ai margini della grande casa di terra come l’ultima delle sue molte mogli; poi, adolescente, nell’iniziazione allo sciamanesimo artico e nell’incontro con i tarta, i gelidi spiriti del ghiaccio che, in cambio del calore degli umani più sensibili, concedono forza e protezione; quindi, ragazzo, nel tragico fallimento dei suoi tentativi di vendetta che gli costa l’abbandono da parte dei suoi tarta; infine, adulto, orfano ormai anche dei suoi spiriti protettori, nella vana speranza che il Dio a cui gli europei erigono chiese sulla sua terra, possa rappresentare per lui un nuovo grande tarta.








