Napolitano, la visita a Sassari nel febbraio 2012
Il presidente della Repubblica si è dimesso stamattina. Tre anni fa fu inaugurato il nuovo Teatro Comunale di Cappuccini. In quell’occasione ricevette in dono un candeliere d’oro speciale

Sassari. Da questa mattina Giorgio Napolitano non è più il Capo dello Stato. Ritornato senatore a vita, ma con il titolo di presidente emerito della Repubblica, ha lasciato il palazzo del Quirinale ed è ritornato nella sua casa nel quartiere Monti di Roma. Adesso si dovrà procedere con l’elezione di un nuovo presidente della Repubblica. Il suo nome sarà deciso da deputati, senatori e delegati regionali. A Montecitorio la prima seduta è convocata per il 29 gennaio alle 15.
Napolitano venne in visita a Sassari il 21 febbraio del 2012. In quell’occasione inaugurò il Teatro Comunale di Cappuccini e ricevette un Candeliere d’oro speciale. Riproponiamo il suo discorso ed alcuni link agli articoli che scrivemmo in quella giornata tratti dal giornale online SARdies.org

«Innanzitutto rendo omaggio all’Ateneo sassarese. E poi, riprendendo quanto ha detto il professor Brigaglia («Del resto, diceva Moleschott, professore di origine olandese, l’Università di Sassari è immortale», ndr), dico che ho capito che questi 450 anni devono essere intesi solo come una breve fase di una Università destinata all’immortalità!». Inizia con una battuta l’intervento di Giorgio Napolitano, che martedì mattina ha chiuso la cerimonia dedicata all’importante anniversario al nuovo Teatro Comunale di Cappuccini. Prima di lui avevano preso la parola il sindaco Gianfranco Ganau, il rettore Attilio Mastino e i professori Antonello Mattone e Manlio Brigaglia. Tre invece le domande rivolte al capo dello Stato da altrettanti studenti, Jennifer Reitz, di Bonn, a Sassari con il programma Erasmus, Valeria Sassu e Giosuè Cuccurazzu.
A Sassari Giorgio Napolitano: la cerimonia al nuovo Teatro Comunale
«Qui in Sardegna, grazie a una petizione sostenuta dall’Università di Sassari e da diverse università del Mediterraneo, ho saputo che nel Parlamento Europeo si sta facendo strada l’idea di creare un “Erasmus euromediterraneo” che potrebbe estendere gli scambi interuniversitari anche ai Paesi del Nord-Africa e del Medio Oriente: ritiene che la costruzione di una cittadinanza universitaria euro-mediterranea potrebbe rafforzare il contributo dell’Europa nel mondo globalizzato?», aveva chiesto poco prima Jennifer Reitz, che studia Lingue e letterature straniere nell’Università di Bonn e che per quest’anno accademico è a Sassari grazie al programma Erasmus, che ha appena compiuto 25 anni.
«Cosa sente di poter dire a noi giovani sardi, ai primi posti in Italia per tasso di disoccupazione, riguardo alle prospettive di lavoro post lauream, circa la necessità di correlare la formazione dei giovani all’azione di questi sul territorio? E in che modo si può compensare la condizione di insularità al fine di ridurre l’emigrazione dei laureati sardi?», aveva invece domandato Valeria Sassu, vicepresidente del Consiglio degli studenti dell’Ateneo.
«Viviamo in una società in cui solidarietà e meritocrazia sono spesso soprafatti da egoismo e corruzione, una società in cui la classe politica, più che per cause nobili, si caratterizza per malcostume e scarsa sobrietà istituzionale», aveva sottolineato infine Giosuè Cuccurazzu, rappresentante degli studenti nel cda dell’Ersu. «Riterrebbe utile un suo più vigoroso richiamo a Governo e Parlamento affinché vi sia una destinazione di maggiori risorse per il diritto allo studio, essendo questo un elemento chiave per tutelare il principio di uguaglianza, specie in un fase in cui stanno crescendo le disparità sociali?».
«Sono sempre stato contrario a sentenze sommarie sul sistema universitario italiano. Si sono senza dubbio commessi errori e bisogna dare riparo», ha risposto Giorgio Napolitano. «La crisi in Sardegna è senza dubbio grave. Ieri ho ascoltato uno a uno i rappresentanti delle categorie produttive isolane. Siamo di fronte a una situazione drammatica e il tessuto sociale rischia di disfarsi. Sono troppi i segni di fragilità e va detto che senza dubbio ci sono stati ritardi, inadempimenti anche da parte dello Stato e da chi ha avuto responsabilità del governo. Dobbiamo verificare molto bene cosa può essere rinnovato e rilanciato dell’esistente. Occorre fare leva sulla grande risorsa dell’autonomia».
«Si tratta poi anche di far valere impegni che sono stati assunti dal governo nazionale e che non sono stati rispettati», ha aggiunto Napolitano. «L’Europa è in difficoltà e il mondo è radicalmente cambiato. Le soluzioni vanno poste in un contesto europeo. Si è concluso la notte scorsa all’alba un accordo che appariva a rischio solo qualche giorno fa: garantisce il superamento crisi greca. È un traguardo raggiunto con la collaborazione di tutti governi europei. Adesso c’è più volontà di mettere l’accento su politiche di crescita. Non ci sono solo il risanamento e il ripianamento del debito sovrano. L’Italia sta riacquistando credibilità». Perché l’Europa non è solo Germania e Francia.
E i rapporti tra Sardegna e Governo? «Mi è stato chiesto un più vigoroso richiamo. Io non posso fare di più. Sto attento a non travalicare i miei poteri. Il mio compito è essere un presidente di garanzia e di rappresentare l’unità nazionale», ha ribadito Napolitano, che ha ricordato che il Governo sta preparando un decreto (un dpcm, per l’esattezza) che sarà pubblicato tra quattro settimane. Poi i giovani. «Abbiamo ragazzi che studiano molto di più che in passato, approdando alla laurea, senza però che questa li conduca in una direzione in qualche modo valida. Senza dubbio il rapporto tra formazione e lavoro va rivisto. Voglio a questo proposito fare un richiamo a risorse da destinare al diritto allo studio».
«Rispondo anche a Jennifer Reitz. L’Erasmus costituisce una grandissima esperienza. In questi 25 anni vi hanno partecipato oltre 2 milioni e mezzo di giovani europei. C’è anche l’esigenza di un rapporto gli altri paesi del Mediterraneo. A breve ci sarà l'”Erasmus per tutti” a partire dal 2014, per 7 anni, con 19 miliardi di euro, per 5 milioni di insegnanti, studenti e stagisti. Perché l’obiettivo è fare della mobilità un fattore chiave del sistema di istruzione in Europa».




