Editoria televisiva, dal Consiglio regionale i criteri per i contributi
L’assessore Claudia Firino: «È un primo passo verso l’adeguamento del settore dell’informazione». Nell’epoca del giornalismo on line serve una revisione profonda. Ganau riceve l’Assostampa sarda

Cagliari. «Si tratta del primo passo verso l’adeguamento a un mondo editoriale ormai diverso da quello contemplato dalla legge 22. Nell’epoca del digitale e del giornalismo on line, che interessa soprattutto giovani professionisti, serve una revisione profonda. Mi auguro che ciò avvenga nel più breve tempo possibile». È quanto ha dichiarato ieri mattina l’assessore alla Cultura Claudia Firino nell’Aula del Consiglio regionale, a proposito della legge sulla Istituzione di un servizio pubblico regionale per l’informazione televisiva locale e per la produzione e diffusione di programmi per la valorizzazione della lingua, della cultura e della identità sarda approvata dall’Aula. Due i punti principali a cui la legge risponde, secondo l’assessore della Giunta Pigliaru: «il dato occupazionale, in quanto la legge tutela la stabilità dei dipendenti del mondo della comunicazione radio-televisiva e apre un importante spiraglio rispetto alla valorizzazione delle professione giornalistica, e la tutela della cultura e lingua sarda, elemento che ha sempre contraddistinto le emittenti regionali che in questi anni hanno grandemente sofferto della crisi del comparto».

Il relatore della proposta di legge, il presidente della commissione Informazione Gavino Manca (Pd), ha ricordato l’articolato confronto svoltosi in commissione anche con il contributo positivo e costruttivo dei consiglieri di minoranza. Siamo consapevoli, ha detto Manca, «della necessità di una legge complessiva che risponda all’evoluzione normativa e tecnologica del mondo dell’informazione, che rende ormai superata la legge regionale del ‘98». Il settore, ha aggiunto Manca, «attraversa una crisi senza precedenti provocata in buona parte dall’avvento del digitale terrestre, dall’espansione di internet e dal calo della raccolta pubblicitaria». Rispetto al testo originario, ha detto ancora il consigliere Manca, «sono state introdotte alcune modifiche soprattutto per correggere una impostazione di una sorta di servizio pubblico che avrebbe comportato problemi sia con la normativa vigente che con il ruolo della Rai, ma il testo mantiene alcuni punti molto qualificanti: il contenuto del servizio richiesto, la concessione di contributi a fronte di pacchetto programmi legati all’informazione locale e a temi di grande rilevanza, come programmi di pubblica utilità, la conoscenza dell’Europa, i minori e i giovani». I criteri per l’attribuzione dei fondi, ha spiegato successivamente il relatore, «sono quelli della copertura territoriale, dell’utenza raggiunta, dei dipendenti a tempo pieno presenti nelle aziende, del ruolo incisivo del Corecom sui controlli relativi al possesso dei requisiti, della possibilità anche per le piccole emittenti associate di accedere ai contributi». Un provvedimento, ha infine sintetizzato Manca, «che auspichiamo possa alleggerire la crisi del comparto».
La legge è stata approvata all’unanimità e prevede un sostegno economico alle aziende che rispettano determinati requisiti. Il testo non è immediatamente operativo: dovrà infatti passare al vaglio dell’Unione europea. I fondi individuati inizialmente di 1,5 milioni di euro per il 2014 e di 3 milioni per il 2015 con un emendamento firmato da quasi tutti i capigruppo e approvato in Aula non sono più indicati: la copertura sarà trovata fra gli stanziamenti ordinari della legge 22 del 1998 sul sostegno all’editoria, che necessità di un rifinanziamento.
Il provvedimento si rivolge a tv private locali che trasmettono solo sul digitale terrestre ed emittenti radiofoniche private attive in Sardegna purché vi realizzino almeno il 90 per cento del fatturato. È richiesta la forma giuridica di società costituite da almeno 36 mesi, che possiedano una stabile organizzazione redazionale dotata di giornalisti e personale tecnico-amministrativo con rapporto di lavoro a tempo indeterminato assunto con contratto di categoria e un direttore responsabile, siano in regola con il versamento degli oneri previdenziali e assistenziali attestati dal Durc e dall’Inpgi o, per il personale non giornalistico, dall’Inps, vi sia una copertura di segnale non inferiore al 60 per cento del territorio regionale e al 60 per cento della popolazione. Ogni anno la Giunta regionale dovrà trasmettere al Consiglio una relazione.
E a poche ore dall’approvazione in Consiglio della legge a sostegno dell’editoria isolana, il presidente dell’Assemblea sarda, Gianfranco Ganau ha incontrato i vertici dell’Assostampa sarda. Ieri pomeriggio il neo presidente del sindacato dei giornalisti, Celestino Tabasso, e Giuseppe Meloni, segretario e componente del direttivom sono stati ricevuti negli uffici del palazzo di via Roma. «La proposta di legge approvata in Consiglio – ha dichiarato Ganau – modifica la legge sull’editoria del 1998 provando a migliorare e soprattutto adeguare ai nostri tempi il precedente testo di legge».
Tra gli obiettivi della norma appena approvata quello di dare una prima efficace risposta ai problemi che caratterizzano oggi il mondo dell’informazione sarda. Secondo il presidente del Consiglio regionale della Sardegna la legge servirà, da una parte a tracciare un nuovo percorso di valorizzazione della lingua, della cultura e dell’identità sarda, e dall’altra garantirà un sostegno importante alle tv e alle radio locali in un momento difficile anche per il pluralismo dell’informazione, attribuendo al Corecom un ruolo strategico nella scelta dei criteri e della modalità per l’attribuzione dei contribuiti: all’organo di consulenza della Regione il compito di verificare i requisiti e il pieno rispetto da parte delle aziende degli obblighi previsti anche nella salvaguardia dei livelli occupazionali.
«Ringraziamo il presidente per la sensibilità dimostrata – hanno dichiarato i rappresentanti dell’Assostampa – decisamente incoraggiante in un momento davvero drammatico per l’editoria sarda nel quale la legge appena approvata, pur con i suoi limiti, può svolgere un ruolo importante».



