Definanziamento delle opere pubbliche, allarmismo esagerato
La Giunta Pigliaru assicura: già istituito un primo fondo da 30 milioni di euro per le opere immediatamente cantierabili. Lettera di Anci e Cal ai consiglieri regionali

Cagliari. C’è un allarmismo esagerato da parte dei sindaci sul definanziamento delle opere delegate come previsto dalla legge 24: la Regione ha già istituito un primo fondo da 30 milioni di euro per le opere immediatamente cantierabili che sarà reso pienamente operativo lunedì prossimo con una delibera di Giunta. Non solo: l’esecutivo guidato da Francesco Pigliaru è pronto a incrementare il fondo con le risorse del Fondo Pluriennale Vincolato per soddisfare le esigenze di tutti i Comuni ed è disponibile a incontrare in tempi rapidi le rappresentanze istituzionali delle autonomie locali per discutere le procedure di distribuzione del fondo. «Il compito della Regione è anche quello di fare pulizia dei bilanci, non certo eliminando opere pronte al finanziamento ma semplicemente ricominciando con nuove procedure per quelle opere completamente bloccate da anni – dice l’assessore della Programmazione e del Bilancio Raffaele Paci -. Non è vero che la Giunta ha cancellato i suoi debiti nei confronti dei Comuni: semplicemente, le opere andranno avanti ma con procedure che non mettono in difficoltà il bilancio della Regione. In tutti questi mesi – sottolinea il vicepresidente della Regione – c’è stata una grande e costante attenzione da parte della Giunta nei confronti dei Comuni, con i quali il confronto è stato costante e ha portato a risultati importanti come l’accordo di agosto, gli 80 milioni di euro per le opere cantierabili, i doverosi interventi per evitare il pericolo di sforamento del patto di stabilità, la programmazione territoriale. La Regione ha fra i suoi doveri quello di risistemare il bilancio: lo stiamo facendo, ma allo stesso tempo diamo precise garanzie sul fatto che le opere andranno avanti anche se con procedure non necessariamente uguali al passato».
L’elenco delle opere pubbliche de finanziate (fonte Anci)
Il fondo da 30 milioni per rifinanziare le opere immediatamente cantierabili è stato istituito con decreto dell’assessore Paci (il numero 437) lo scorso 22 dicembre: riservato solo ed esclusivamente ai Comuni le cui opere delegate sono state definanziate ai sensi della legge 24, potranno accedervi i Comuni della Sardegna che saranno in grado di bandire le gare entro il 31 marzo 2015. I Comuni che non dovessero riuscire ad andare a gara entro il 31 marzo non dovranno comunque restituire le somme già anticipate dalla Regione. Per quanto invece riguarda le opere che sicuramente non andranno a gara entro il 31 marzo, è in corso un monitoraggio costante e attento da parte della Regione. «Apriremo a brevissimo il confronto con i soggetti istituzionali interessati – assicura l’assessore dei Lavori Pubblici Paolo Maninchedda -. Stiamo lavorando per garantire il rifinanziamento delle opere e da parte della Regione c’è assoluta disponibilità al dialogo».
Assicurazioni, anticipate alla Vigilia di Natale, che però non tranquillizzano i Comuni. Venerdì mattina il Coordinamento degli Enti locali sardi ed il CAL Sardegna, fortemente preoccupati per il definanziamento delle opere pubbliche d’interesse locale, per effetto dell’art. 2 della legge n.19/2014, hanno inviato una lettera ai 60 Consiglieri della Regione Sardegna spiegando nel dettaglio quali sarebbero gli effetti per la finanza locale sarda qualora la norma non venisse modificata. In allegato il testo della lettera a firma del presidente Scano – per il Coordinamento degli Enti locali sardi – e del presidente Casti – per il CAL Sardegna.
Gent.mo signor Consigliere Regionale,
il sistema degli Enti Locali sta sollevando, con grande forza, la questione del definanziamento delle opere pubbliche d’interesse locale, per effetto dell’art. 2 della legge n.19/2014 (Assestamento di bilancio).
Una raffica di decreti di definanziamento sta investendo i Comuni e le Province della Sardegna: la nostra stima provvisoria è che l’importo possa ammontare, per i soli lavori pubblici, a 90 milioni di euro, per un totale complessivo stimabile in circa 130 milioni.
Da settimane stiamo proponendo al Governo regionale l’attivazione urgente di un tavolo di confronto. L’unica risposta avuta finora è una replica dell’Assessore Regionale dei Lavori Pubblici che dichiara trattarsi di un allarme ingiustificato. Non ci sarebbe nessun problema.
Noi pensiamo, al contrario, che l’allarme sia più che giustificato e che la questione sia pesantissima per gli enti locali, per l’intero sistema economico sardo e per i cittadini in generale.
Il problema contiene sia delicatissimi aspetti di merito, sia fondamentali questioni di principio e di legittimità. Per queste motivazioni ricorriamo a uno strumento così particolare ed eccezionale come rivolgerci ai Gruppi Consiliari e a ogni singolo Consigliere Regionale.
Iniziamo dal merito. L’Assessore dei Lavori Pubblici dice: nessun danno per i comuni. Il Comune definanziato, che è pronto per appaltare, viene rifinanziato immediatamente e chi non è ancora pronto sarà rifinanziato quando sarà pronto. Rispondiamo: anche nel caso migliore del Comune che è pronto ad appaltare, ed eventualmente rifinanziato subito, la norma in questione ha già creato un danno perché si è perso del tempo. Ma i casi sono assai differenziati. E’ chiaro a chiunque, che il rifinanziamento costituisce una nuova procedura che disconosce le posizioni acquisite (esempio finanziamento ottenuto in seguito a partecipazione a un bando). Ancora. Il Comune definanziato si vede cancellato un impegno regionale di spesa che era certo e operante, conseguente a precise norme di legge, mentre con la nuova procedura di ripescaggio inizia un nuovo percorso: incerto nell’esito, nella dotazione e copertura finanziaria, ma soprattutto subordinato a un percorso di rifinanziamento che presenta aspetti tecnico-contabili e può presentarne anche di natura politica. C’è dell’altro. I comuni prossimi al bando per l’aggiudicazione dei lavori che stanno ultimando le procedure, se hanno pagato le spese di progettazione, si ritrovano in contabilità spese senza copertura, se non hanno pagato sono esposti a contenziosi con i progettisti, perché devono far fronte agli impegni assunti.
Queste poche osservazioni sono già sufficienti per comprendere la natura e l’entità delle questioni prodotte dalla norma proposta dalla Giunta Regionale.
Un secondo aspetto riguarda il Bilancio Regionale. Perché non avere un bilancio senza residui, ci si dice, posto che questo non crei danni agli enti locali? Rispondiamo che, intanto, abbiamo già dimostrato che questa scelta crea danni agli enti locali. Inoltre, un’operazione di pulizia dei residui che riguardano gli Enti Locali, poiché l’ eliminazione dei residui significa cancellare impegni di spesa – uguale debiti – verso i Comuni e le Province, assunti in forza di regolari bandi ed assegnazioni di legge, andava necessariamente studiata e concordata con gli enti interessati, per ragioni di diritto, di efficacia e di equità.
Il meccanismo del definanziamento non è una novità, era già disciplinato dalle leggi regionali vigenti e in particolare dalla L.R. n. 3/2009. C’erano delle scadenze già fissate in legge per i finanziamenti 2011, in parte al 31 dicembre 2014 e, in altri casi, al 31 dicembre 2015.
Qual è la logica che ha portato all’anticipazione delle scadenze? E perché procedere con un blitz in sede di assestamento, invece che discutere la materia, con i necessari passaggi e il confronto nella sede più opportuna che è indubbiamente la legge finanziaria?
Rappresentando le Autonomie Locali, avremmo avuto modo di portare le nostre osservazioni. Lo facciamo ora: la prima è che le responsabilità dei ritardi sono da addebitarsi in grandissima misura alla Regione medesima che, invece di punire i Comuni, dovrebbe metter mano seriamente a procedure e burocrazia.
La Regione non può ignorare, e questa è la questione fondamentale, che i Comuni sono legati, mani e piedi, dal patto di stabilità che, di fatto, ha impedito la realizzazione di gran parte delle opere. E non è responsabilità dei Comuni il fatto che la Regione sarda, unica in Italia, non abbia nemmeno chiesto il finanziamento statale, pari a quasi sessanta milioni, per l’alleggerimento del patto.
Se la Regione ci avesse chiesto un’opinione, avremmo avanzato la nostra proposta. Sarebbe necessario fare l’opposto di quanto è stato fatto. Bisognerebbe, invece di anticipare le scadenze previste in legge, prorogarle di 3-6 mesi, sulla materia esistono già delle proposte di legge, che apprezziamo, depositate in Consiglio Regionale. Lo Stato, infatti, ha deciso un allentamento del Patto per il 2015 e, quindi, bisogna cogliere l’occasione per accelerare la spesa, creare lavoro e realizzare progetti importanti.
A noi stanno, però, molto a cuore, anche le questioni di principio e di metodo. Principi, leggi e procedure non sono carta straccia.
Norme di questa valenza non possono non essere esaminate con gli enti locali. La Conferenza permanente Regione-Enti Locali esiste anche per questo. La L.R. n. 1/2005 prescrive che le leggi di bilancio devono avere il parere obbligatorio del Consiglio delle Autonomie Locali. Tale parere non è stato richiesto. E questo rende la norma di definanziamento ad alto rischio d’illegittimità, insieme ai relativi decreti che su di essa si fondano.
In conclusione, proponiamo, in spirito di cooperazione istituzionale, un tavolo con gli enti locali per uscire da questa situazione difficile per i Comuni che subiscono il danno e per la Regione che l’ha provocato.
Noi lavoriamo per la soluzione e non per lo scontro. Ma, se non si pervenisse ad un’intesa, gli enti locali che hanno subito, o subiranno un danno, non avranno altra scelta che quella di impugnare innanzi al TAR i decreti di definanziamento. Lo faranno, sicuramente, con il supporto legale delle Associazioni degli enti locali.
La nostra volontà è quella di superare questo delicato momento della vita istituzionale regionale, di trovare le opportune soluzioni e di aprire la strada per una più avanzata stagione nel rapporto tra organi della Regione ed enti locali, nella piena attuazione dell’articolo 114 della Costituzione: “La Repubblica è costituita dai Comuni, dalle Province, dalle Città metropolitane, dalle Regioni e dallo Stato”.
Per il Coordinamento delle Associazioni degli Enti Locali
Pier Sandro Scano
Per il CAL
Giuseppe Casti






