Lavoro, competenze e Intelligenza Artificiale
Confindustria Centro Nord Sardegna e Randstad Italia hanno promosso a Villa Mimosa a Sassari un partecipato convegno rivolto alle aziende. Quali strumenti e visione sociale ed economica sono necessari per affrontare il cambiamento e accogliere positivamente l’innovazione e l'IA?
Sassari. Villa Mimosa, sede di Confindustria Centro Nord Sardegna, ha ospitato nei giorni scorsi il convegno “Lavoro, competenze e Intelligenza Artificiale – Megatrend e trasformazioni del mercato del lavoro”. Un focus di oltre tre ore dedicato ad aspetti quali mismatching tra domanda e offerta di lavoro, adeguamento delle competenze, rischi e opportunità dell’introduzione nelle aziende dell’IA, ma anche un’occasione, è stato spiegato, per condividere buone pratiche, riflettere sulle competenze del futuro e rafforzare il dialogo tra sistema produttivo, formazione e servizi per il lavoro. Tutto questo in un mondo dell’impresa e del lavoro ormai fortemente influenzato dall’Intelligenza Artificiale. Organizzato da Confindustria CNS e Randstad Italia, il convegno ha così approfondito i tanti aspetti del rapporto tra lavoro e IA, partendo da un preciso punto di vista: il divario tra esigenze delle aziende e offerta del mercato del lavoro. «La Sardegna presenta le sue peculiarità, con un tasso di natalità tra i più bassi d’Italia e una percentuale di abbandono scolastico invece tra le più alte, all’interno di un contesto generale in rapidissima evoluzione con l’esplosione del ricorso all’Intelligenza Artificiale – ha detto in apertura Achille Carlini, presidente dell’Associazione degli Industriali del Centro Nord Sardegna –. Il rischio è che un’innovazione così potente possa comportare la morte di tante professionalità semplici, di basso livello, senza che si formino nuove competenze e si creino nuovi lavori. La domanda allora non è se il cambiamento avverrà, ma come lo affronteremo e con quali strumenti e visione sociale ed economica».

Giovanni Armillotta, ricercatore statistico di Randstad Research Italia, ha illustrato nel dettaglio i numeri del mercato del lavoro in Italia e in Sardegna, partendo dal concetto di megatrend, ovvero dalle trasformazioni strutturali di portata globale. Tra queste l’Intelligenza Artificiale, la digitalizzazione e l’automazione e poi gli altri megatrend come l’evoluzione demografica e la transizione ecologica. I megatrend, ha spiegato Armillotta, stanno impattando sui processi del lavoro ridisegnando ruoli e competenze.
Quanti sono però i posti di lavoro stabili? E come formare la forza lavoro, in particolare i giovani? Sul punto sono intervenuti alla successiva tavola rotonda Elisa Cassetti (Talent Attraction Team Leader di Randstad), Elena Casula (dirigente Aspal) e Alessio Cabizzosu (responsabile organizzativo dei Processi – Consorzio Edugov). Attualmente ci sono aziende al cui interno si confrontano tre generazioni di lavoratori. Occorre allora essere pronti all’innovazione, evitando di sentirsi obsoleti. Un altro aspetto è l’autonomia, ovvero quanta fiducia viene data alla persona, dando obiettivi e non orari. Fondamentale diventa quindi il senso di comunità.
Ci sono poi elementi più specifici da analizzare: per esempio, nel settore dell’edilizia l’età è molto alta, 45-60 anni, senza ricambio. E le professioni più richieste: la difficoltà nel reperimento di tecnici ingegneristici è addirittura del 91,7 per cento, così come è difficile reperire figure che provengono dagli Its.
Il tasso di occupazione anche nell’Isola è in crescita, dal 52,6 per cento nel 2018 al 58 di oggi. Sono perlopiù posti a tempo determinato e in ogni caso è oltre 4 punti percentuali sotto la media nazionale. Altro dato, questo positivo, è la diminuzione dei neet, giovani che non lavorano e non studiano, dal 21,4 al 11,2 per cento. In Sardegna occorre incidere parecchio sull’attrattività sotto tre punti di vista: contrastando la tendenza a lasciare l’Isola, sostenendo investimenti delle imprese o puntando all’autoimprenditorialità. I centri di formazione possono allora dare un contributo alle aziende e ai lavoratori per fronteggiare il cambiamento con l’IA, che impatta su tutti. La Ue dice che il primo step è l’alfabetizzazione digitale sull’IA. E questo per chi sta fuori del mondo del lavoro costituisce un ulteriore scoglio. Ma chi è esposto di più all’Intelligenza Artificiale? Sono le donne, più degli uomini, che svolgono compiti più di carattere manuale. E se i settori più esposti all’automazione sono edilizia e industria, quelli più esposti all’IA sono assicurazioni, finanza e servizi della comunicazione.
La seconda parte del convegno è stata coordinata da Antonella Fancello, docente del Dipartimento di Giurisprudenza e Scienze Sociali dell’Università di Sassari e Member Board di AICA (Associazione Italiana per l’Informatica e il Calcolo Automatico). La successiva tavola rotonda è stata dedicata alle testimonianze concrete delle imprese: Pinuccio Mele per GLM (concessionari automobili), Alessandro Cossu per Sps (Sviluppo Performance Strategie), agenzia formativa attiva nell’aeroporto di Olbia, e Michele Boella, CEO di NeMeA Sistemi, società specializzata nel monitoraggio ambientale e nella produzione cartografica. Aziende che hanno già implementato la tecnologia e anche l’IA nei loro sistemi interni o nei prodotti e servizi che commercializzano. E con l’Intelligenza Artificiale hanno già imparato a convivere, pur tenendo presente che l’ultima parola è sempre dell’essere umano.









