Dinamo allo sbando, umiliata dalla neopromossa Trento

I sassaresi hanno toccato il fondo. Un parziale negativo di 24-0 nel terzo quarto ha chiuso una partita equilibrata per 20 minuti. Ora serve una scossa

 

 

MeoSacchetti
Meo Sacchetti

Questa volta non ci sono scuse, stanchezza, viaggi, avversari blasonati che tengano. Una squadra che non nasconde le sue ambizioni come è la Dinamo, non può fornire prestazioni del genere. Mancavano Sanders e Brooks? e allora? Guai a trovare alibi in una giornata del genere, in una giornata dove questa squadra ha davvero mostrato tutti i suoi limiti che sono si tattici, ma anche caratteriali. In una giornata storta, si deve quantomeno tirar fuori l’orgoglio e lottare sino alla fine, cosa che la Dinamo di ieri non ha fatto. Mosci, abulici, quasi disinteressati all’umiliazione che stavano subendo, gran parte dei giocatori biancoblu hanno dato questa impressione a chi è stato spettatore della partita dal vivo o davanti alla tv. Sarebbe facile puntare il dito ancora una volta su Dyson, giocatore in evidentissima difficoltà, ma sarebbe fuorviante ridurre alle abuliche prestazioni dell’americano tutti i mali della Dinamo. Ci si domanda come abbia fatto nel giro di qualche mese ad involversi così. Le risposte potrebbero essere diverse, una ad esempio riguarda i diversi sistemi di gioco; rigido e preciso quello di Bucchi a Brindisi, con tanti tagli e movimenti a dettare l’assist o a liberare l’area per le penetrazioni in uno contro uno; più libero quello di Sacchetti, dove il play è chiamato si a spingere la palla in contropiede ( e qui Dyson è super) ma se non si verificano le condizioni per la transizione veloce, ad inventare gioco, e qui Dyson è un giocatore mediocre e privo di fantasia. La palla si ferma troppo nelle sue mani, la difesa si sistema e arriva puntuale la forzatura in attacco, quasi sempre con preghiere da 7 metri del giocatore di turno.

Il problema dunque potrebbe essere tattico e nel “vai e inventa” di Sacchetti, Dyson non è il giocatore giusto perché non ha quella facilità di lettura delle situazioni e soprattutto non è in grado di far nascere da zero sviluppi di gioco importanti che non siano uno contro uno.

Ripetiamo però il concetto, indicare questo come unico problema sarebbe come mettere la testa sotto la sabbia e mai errore potrebbe essere più grave. Quando in campo va una squadra impresentabile, le colpe non possono essere di un solo giocatore, ma di tutti, staff tecnico e Società compresi.

Staff tecnico perché ormai certe prestazioni si stanno ripetendo con troppa frequenza e chi dovrebbe farlo non sta riuscendo a cavare un ragno dal buco e dare la scossa alla squadra specialmente durante le partite nei momenti di black out totale che si verificano costantemente e che spesso determinano il risultato finale. Chi se non l’allenatore con le giuste indicazioni deve essere in grado di invertire la rotta se le cose vanno male durante le partite? c’è forse qualche giocatore che non lo segue e che non rispetta i dettami tattici o le indicazioni che vengono date vengono applicate ma non danno i frutti sperati ? questo sarebbe sicuramente un passaggio determinante da chiarire.

La Società perché a questo punto viene anche da pensare che nel costruire la squadra siano stati commessi degli errori di valutazione. Attenzione, non sul valore dei singoli giocatori che non si discute, ma sull’adattabilità e compatibilità degli stessi allo stile di gioco di Sacchetti.

Come depistante e completamente inutile sarebbe tirar fuori le solite frasi che spesso si leggono: < ..ricordiamoci da dove siamo venuti >; < Sacchetti ci ha portato sin quassù e non può essere lui il problema >, < ..questa squadra ha bisogno di tempo per crescere > e via dicendo. Da dove siamo venuti ce lo ricordiamo tutti molto bene, specialmente tifosi e addetti ai lavori che questa squadra la seguono da quattro o cinque lustri, il problema è che non si vive di ricordi ma nel presente ed è necessario avere la massima lucidità per analizzare la natura delle difficoltà e delle responsabilità a prescindere dalle grandi pagine di storia che sono state scritte e che rimarranno indelebili. Nello sport di alto livello non ci può essere spazio per i sentimentalismi e una buona dose di cinismo è indispensabile. Non si parla di prendere decisioni affrettate, si parla di valutare tutte le opzioni e di scegliere quella che, scoperte tutte le carte e messe sul tavolo, si ritiene più applicabile al momento. Quindi al pari di Dyson e forse di qualche altro giocatore, anche la guida tecnica non può essere immune da responsabilità. Del resto se società e allenatore hanno incassato gli elogi strameritati e legittimi per quanto è stato fatto in questi anni, perché si deve aver timore di muovere delle civili critiche per quanto si sta vedendo ora? Lo sport va così, è sempre andato così e continuerà ad andare così. Da questo punto di vista non c’è proprio niente da inventare. Ciò non vuole essere un invito a cambiare il comandante della nave (cosa peraltro complicata considerato che su Sacchetti si fonda un progetto pluriennale della società), ma semplicemente svestire l’allenatore dalla corazza di intoccabile che sembrerebbe indossare e mettere anche lui in discussione, come è giusto che sia, sforzandosi prima di tutto e doverosamente di ritrovare insieme la strada maestra, ammettendo umilmente (non ci sono super eroi, ognuno ha pregi ma anche difetti) di aver commesso qualche errore e cercando di porvi rimedio con decisione e determinazione, facendo un passettino indietro e rivedendo in parte se necessario, anche certe convinzioni e certe scelte  per il bene della Dinamo.

Aldo Gallizzi

Articoli Correlati

Pulsante per tornare all'inizio