Vidili (EPI): «Sul destino del Banco di Sardegna un grande silenzio»
«Occorre rispetto per risparmiatori, imprese e correntisti», dichiara la candidata di Energie Per l’Italia al Consiglio regionale

Sassari. Mentre da Ittiri inaugura il suo tour elettorale in Camper, Elena Vidili, candidata alle elezioni del 24 febbraio per il rinnovo del Consiglio Regionale da Energie Per l’Italia, esprime la sua preoccupazione attorno al destino del Banco di Sardegna.
«Un grande e assordante silenzio circa le sorti del restante 49% di azioni del Banco di Sardegna, attualmente in mano alla Fondazione Sardegna, che molti rumors e qualche timido articolo sulla stampa danno per certo il passaggio totale alla BPER». Così Elena Vidili, nel giorno in cui si potrebbe conoscere il destino delle azioni dell’Istituto sardo. «Finirebbe così l’era della Pintadera, simbolo che dal 1986 ha accompagnato la banca e la sua denominazione, un simbolo che voleva richiamare la Sardegna nuragica e soprattutto il forte collegamento alle attività agricole e artigianali e il grande radicamento nel territorio».
«Il grande silenzio non fa bene alla politica e non fa bene alla stessa dirigenza bancaria – prosegue Vidili – che per il rispetto dei sardi, delle imprese, delle attività produttive, dei risparmiatori e dei correntisti, ma degli stessi dipendenti aprire un canale di comunicazione sarebbe stato gradito. Certo i piani industriali sono spesso coperti da grande riserbo ma qui si parla di settori sensibili che hanno creato un legame profondo con il territorio e l’economia dell’isola».
«L’idea che in qualche modo quell’intreccio di cui tanto si parla di politica e banche possa in qualche modo sfiorarci e possa sfiorare la Sardegna ci disturba – incalza la candidata di Energie per l’Italia – ‘certe cose capitano solo oltremare’, pensano i cittadini; di fatto bisogna ricordare e spiegare che le Fondazioni furono istituite nel 1990 con la Legge Amato che fece fuoriuscire la compagine pubblica da quella privata».
Alla luce dei rumors, cosa succederà se si concretizzerà il passaggio totale delle azioni BS alla BPER? e la Fondazione? Non sarà più struttura di sostegno ad arti, cultura, volontariato del proprio territorio dove ha la sua sede legale, amministrativa e gestionale; non si occuperà forse più di istituti di credito (questa può essere una buona notizia) cedendo le azioni rimaste al suo gruppo bancario di riferimento, la BPER; a quanto verranno cedute le azioni? Quali forme di pagamento verranno utilizzate?». Queste le domande che Elena Vidili vorrebbe rivolgere non solo alla Dirigenza del Banco di Sardegna e della Fondazione, ma anche a chi ha governato in questi anni e non si è preoccupato di aprire un canale di comunicazione con chi ha contribuito alla crescita e allo sviluppo dell’Istituto.
«Quanti territori nell’isola verranno privati degli sportelli bancari di cui si mormora avranno un drastico ridimensionamento? Tante sono le risposte che mancano e in nome della trasparenza tanto usata nel mondo bancario auspico che questa possa essere riservata ai correntisti, ai cittadini sardi, ai dipendenti che per decenni e decenni hanno reso forte l’istituto».
La capolista di Epi si rivolge direttamente al presidente Pigliaru: «Apra un canale di comunicazione con gli organi della Fondazione, tuteli il settore del credito isolano già provato per la stretta sugli accessi al credito; non consenta che anche la compagine della Fondazione Sardegna sia associata ad azioni di banche amiche e politicamente legate tra loro; MPS e Unipol vengono ultimamente spesso menzionate insieme alla Bper; le banche amiche per i clienti amici così come spesso ultimamente le infelici cronache nazionali ci hanno riportato».








