Un arcivescovo per Sassari

Il territorio si interroga sulle prossime mosse di Papa Leone XIV, che sembra avere accantonato l’idea dell’accorpamento delle diocesi

Papa Leone XIV e monsignor Antonio Tamponi

Dal primo giugno, quando il collegio dei Consultori lo ha eletto, monsignor Antonio Tamponi ricopre l’incarico di Amministratore Diocesano dell’arcidiocesi di Sassari. In carica dal 5 giugno, giorno della sua accettazione, Tamponi governa temporaneamente la diocesi durante il periodo in cui questa è vacante dopo la nomina di monsignor Gian Franco Saba a Ordinario Militare per l’Italia.

Ma ormai il “temporaneamente” si protrae da sei mesi, data entro la quale ˗ di solito ˗ il Papa provvede alla nomina del nuovo Pastore (fatta salva la durata dei due anni, 2020-2022, durante la quale il cardinale Arrigo Miglio fu nominato Amministratore Apostolico della diocesi di Iglesias). Allora perché non arriva ancora la nomina di monsignor Tamponi ad arcivescovo? I cittadini di Sassari ˗ in realtà quelli dell’intera diocesi turritana ˗ e il clero si interrogano sul lungo periodo, non usuale per la nomina di un nuovo vescovo. Quando viene nominato un amministratore, dopo uno, due mesi, il Vaticano procede alla nomina del nuovo. Un tempo più lungo dovrebbe preludere alla conferma del nome dell’amministratore eletto. I suoi incarichi difatti non sono pochi o secondari. Le sue funzioni sono le stesse di un vescovo diocesano: governa la diocesi durante il periodo di sede vacante; ha il compito di amministrare la diocesi fino alla nomina del nuovo vescovo; gestisce gli affari temporali e deve assicurare la corretta conduzione della diocesi, oltre che presenziare e officiare tutte le celebrazioni più importanti e partecipare alle riunioni delle Conferenze episcopali pur non essendo vescovo di nomina. Cose che monsignor Antonio Tamponi svolge ormai da sei mesi con puntualità e rigore. Gran parte del clero turritano vede con piacere la sua nomina ad arcivescovo di Sassari, ma l’allungarsi dei tempi denuncia una possibile divisione all’interno del clero stesso. Già vicario generale dell’Arcidiocesi di Sassari e delegato vescovile per la carità della diocesi di Tempio-Ampurias, di Tamponi si era parlato negli anni scorsi come probabile vescovo proprio della Gallura, nomina poi naufragata per la scelta da parte di Papa Francesco di un vescovo proveniente dalla Penisola.

Il duomo di San Nicola

Con 24 parrocchie urbane e 36 extraurbane; 92 sacerdoti secolari e 43 regolari, 3 diaconi permanenti, 8 istituti culturali, 7 ordini religiosi maschili e 13 congregazioni di suore, il territorio si interroga sulle prossime mosse di Papa Leone XIV. Con il suo pontificato, Prevost sembra avere accantonato l’idea dell’accorpamento delle diocesi in un unico vescovo, come in alcuni casi aveva deciso papa Francesco. In Sardegna si parla da tempo, in un accorpamento delle diocesi di Alghero con Sassari; della Gallura con Ozieri; e di altre ancora. Ma per ora sembra prevalere lo status quo. Dunque, se per Sassari pare tramontata la nomina di Mauro Maria Morfino (attuale vescovo di Alghero-Bosa) o di Corrado Melis (vescovo di Ozieri), rimane in corsa quella di Antonello Mura, vescovo di Nuoro e Lanusei, al quale però mancano solo tre anni per andare in pensione (a meno di una proroga). Tramontata anche la possibilità del ritorno in Sardegna di monsignor Francesco Soddu, oggi vescovo di Terni. Serpeggiano allora due possibilità: quella della nomina di un pastore scelto dalla penisola – e qualche nome già circola – oppure l’alternativa che sembra aleggiare nel Palazzo Apostolico, e certamente preferita da Leone XIV: il Papa vuole intorno a sé i suoi più stretti collaboratori. E se è vero che con l’era di internet tutti siamo connessi, la presenza “de visu” è però un’altra cosa. Il discorso riguarderebbe tutti i prelati di alti incarichi che il Papa vorrebbe portare a Roma, compresi il presidente della CEI, cardinal Zuppi (attuale vescovo di Bologna) e il segretario della Conferenza Episcopale Italiana, il vescovo di Cagliari, Giuseppe Baturi. Dunque, se queste voci venissero confermate, il “valzer” delle nomine sarebbe molto più ampio e potrebbe davvero ridisegnare anche la strategia delle dieci diocesi sarde.

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