Cinque Stelle a Sassari, ora un cambio di passo

Invito dell’associazione Terra Nostra. Inizio di un dialogo con il mondo indipendentista e sovranista sardo? Luciano Sanna (M5S): «Riprendiamoci la nostra Sardegna»

 

M5STerraNostra3Sassari. Un dialogo tra Movimento Cinque Stelle ed associazione Terra Nostra sui temi di stretta attualità che investono la Sardegna. Mercoledì scorso la sede di Bancali dell’associazione ha ospitato un dibattito-dibattito tra l’attivista Luciano Sanna, i portavoce Maurilio Murru, Giuseppe Mascia, Desirè Manca e Sofia Fiorillo, ospiti d’eccezione, con Antonio Cardin, Augusto Fois e altri esponenti dell’associazione. Dove vanno Sassari e la Sardegna? Come uscire dalla terribile crisi economica che investe la nostra isola ormai da diversi anni? Si può costruire un dialogo e poi un rapporto più con il Movimento Cinque Stelle? Non tralasciando le affermazioni di Beppe Grillo che negli scorsi mesi ha riconosciuto che «l’Italia non ha più ragione di rimanere unita. È un’arlecchinata di popoli, di lingue, di tradizioni che non ha più alcuna ragione di stare insieme. Meglio le macroregioni».

«Vediamo se questa prospettiva può rappresentare l’unico grimaldello per scardinare questa piovra costituita da Pd, Forza Italia e gli altri partiti. Non pretendo che i Cinque Stelle siano indipendentisti. Ma un dialogo penso possa partire», ha detto Antonio Cardin, ex capogruppo del PSd’Az in Consiglio comunale. È un’Italia matrigna che non dà alla Sardegna quello di cui ha diritto. «La nostra isola ospita da sola il 65 per cento delle servitù militari italiane. Per non parlare dei collegamenti, tuttora non garantiti come dovrebbe essere, o la zona franca. A Sassari la situazione economica e sociale è drammatica. Ma vediamo cosa non sa sta facendo l’opposizione, che non esiste, se non per i Cinque Stelle e per Alivesi», ha proseguito Cardin.

«Dobbiamo riprenderci la nostra regione. E possiamo farlo unendoci tutti intorno al M5S. Chiedo un coinvolgimento maggiore e lo stiamo proponendo alle associazioni che stiamo incontrando in queste settimane», ha aggiunto Luciano Sanna (era dirigente sardista all’inizio degli anni ’90). Ed ecco i temi nel concreto. Perché la Sardegna non può avere una sua Agenzia di credito regionale come la Sicilia? Perché ancora si umilia il mondo agropastorale? E le sei zone franche (formalmente porti franchi) previsti dal d.lgs. 75/98 che fine hanno fatto? «Ci devono essere date per legge. Ce le devono dare! Con le nostre aziende, i nostri artigiani e produttori. Per non parlare della Tirrenia: l’iva non rimane a noi. O Meridiana che terrà le persone a casa. Mobilitiamoci, facciamoci sentire, uniamoci, non con i partiti, ma con le associazioni dei cittadini».

M5STerraNostra2Da Maurilio Murru, capogruppo in Consiglio comunale e candidato sindaco alle elezioni dello scorso maggio, una proposta: costituire un team di professionisti per uno studio di fattibilità sulle zone franche per andare poi, con i numeri, a spiegarne l’utilità. «Un conto economico che ci permetta di dire quali vantaggi avremo dalle sei zone franche», ha detto Murru, che si è poi soffermato su quanto accade a Palazzo Ducale. «Con questo sindaco all’inizio abbiamo provato ad essere disponibili. Ma non si è verificato niente. D’ora in poi da parte nostra ci sarà un cambio di passo». A breve sarà presentato un esposto alla Corte dei Conti su quanto accaduto negli ultimi anni all’Argentiera, tutto documenti alla mano.

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