Raccolta differenziata a Sassari, vicino l’obiettivo del 50 per cento

Con il porta a porta in tutto l’agro la soglia sarà finalmente raggiunta. L’assessore Fabio Pinna: «È importante conferire correttamente»

 

 

RaccoltaDifferenziatacontenitoriSassari. Una maggiore attenzione da parte di cittadini nel rispettare le prescrizioni previste per una corretta raccolta differenziata. È uno dei dati messi in evidenza dall’assessore alle Politiche Ambientali Fabio Pinna, che mercoledì mattina ha fatto il punto sullo stato del servizio di igiene urbana a Sassari con i consiglieri della VI Commissione (Ambiente) di Palazzo Ducale, presieduta da Valeria Fadda (Pd). L’obiettivo è raggiungere quota 50 per cento della differenziata, in modo da evitare le sanzioni applicate in base alle norme in vigore. Bisogna però che i cittadini differenzino bene. L’estensione del servizio porta a porta, con l’eliminazione graduale dei cassonetti stradali, aiuta enormemente. «Stiamo procedendo con l’introduzione attorno alla città compatta, dove verranno mantenuti i cassonetti, dell’anello del servizio porta a porta. Per il momento, stiamo raggiungendo due importanti obiettivi. Innanzitutto, arginare il fenomeno del conferimento nei nostri cassonetti dei rifiuti portati da residenti in altri comuni, che arrivano a Sassari per esempio per lavoro e che a casa devono differenziare ma non lo fanno e trovano quindi più comodo buttare il sacchetto della spazzatura nei nostri contenitori. E poi migliorare e ribaltare lo stato di decoro di quelle aree che apparivano compromesse sotto il profilo igienico-sanitario», ha spiegato in apertura l’assessore Pinna.

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L’assessore Fabio Pinna

L’appalto in corso non permette molti margini di manovra. Ma, a saldi invariati, miracolo nel miracolo, è stato possibile potenziare la campagna di comunicazione. «Questo è un passaggio non secondario. E a breve la renderemo ancora più aggressiva. Va fatto capire ai cittadini che differenziare è importante. Gli ultimi rilevamenti ci dicono che c’è una maggiore attenzione. Ma rimane uno zoccolo duro, persone che adesso trovano grandi problemi ad accettare il servizio porta a porta e che finora differenziavano in maniera non corretta o non lo facevano affatto», ha aggiunto Pinna. Se il porta a porta, che gradualmente si sta estendendo a tutto l’agro, ottimizza al massimo la raccolta differenziata, il conferimento nei cassonetti, mantenuto in città, abbassa la media. «Il porta a porta ci ha consentito un incremento della percentuale di differenziata. Ma anche senza il porta a porta se tutti i cittadini facessero la differenziata correttamente raggiungeremmo il 50 per cento.Non basta fare la differenziata: è necessario farla anche di buona qualità».

È stato l’ingegner Ivano Mulas, che per il Settore Ambiente segue l’appalto del servizio di igiene urbana con Ambiente Italia (la ex Gesenu, che si è fusa due anni fa con la Econord), a illustrare i dati in possesso dell’Amministrazione comunale. La raccolta differenziata a Sassari è stata introdotta nel 2006. Prima non esisteva, ma in realtà non c’è stato un vero e proprio ritardo perché altre importanti città sarde, come Cagliari e Olbia, sono partite dopo. Ogni anno sono prodotte 62 mila tonnellate, di cui 30mila circa di secco vanno a Scala Erre. Sono numeri in evoluzione: per esempio, i bicchieri o le posate di plastica vanno ancora oggi nell’indifferenziato, ma è probabile che a breve passeranno nella plastica. Nel 2010 finivano a Scala Erre 45mila tonnellate: in pochi anni la diminuzione è stata consistente. Altri materiali, come l’alluminio, invece, sono riciclabili all’infinito. Nel territorio comunale ci sono circa 900 cassonetti, che erano 1200 fino a poco tempo fa: con l’estensione del porta a porta stanno gradualmente diminuendo. Il contenuto di un cassonetto ha un valore commerciale di circa 50 euro, come tariffa di smaltimento. Ma si può diminuire. La cifra è infatti determinata dal comportamento dei cittadini. Per esempio, i dati medi hanno un picco a marzo e a settembre: l’organico aumenta con gli sfalci che raggiungono l’80 per cento (nel contenitore andrebbero gettate solo piccole quantità). Questo conferimento scorretto si traduce in una sottrazione per la raccolta differenziata. La frazione organica ha un costo di conferimento e non c’è introito: in Sardegna una tonnellata di umido costa 90 euro, la frazione residuale arriva a 150 e gli sfalci a 60. Dalla plastica invece si può ricavare fino a 200 euro, dal cartone 100 euro. Bilanciando le premialità da Corepla e Comieco con i costi per lo smaltimento di umico e secco, se ci fosse un conferimento corretto ci sarebbe sempre un incasso di 10 euro. Importante anche utilizzare correttamente le compostiere: ne sono state distribuite 5 mila. Un’altra operazione importante che gli utenti si dimenticano di fare è la riduzione dei volumi. Si buttano le bottiglie di plastica nel cassonetto ma non le si comprime prima. Così occupano spazio e riempiono velocemente il contenitore. Chi fa invece il porta a porta capisce l’importanza di comprimere le bottiglie.

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L’assessore Fabio Pinna, la presidente Valeria Fadda e l’ingegner Ivano Mulas

La percentuale di raccolta differenziata sul totale è oggi attestata a quota 46 e con l’estensione del porta a porta a Bancali e La Landrigga sarà presto raggiunto il 50 per cento. La legge nazionale prevedeva che si dovesse raggiungere il 65 per cento entro il 2012. La Regione Sardegna ha stabilito delle deroghe per i comuni con popolazione oltre i 30mila abitanti o con “popolazione fluttuante” come quelli vacanzieri. Per Sassari l’obiettivo è il 50 per cento. Una percentuale da raggiungere col porta a porta: prima che questo venisse introdotto nel 2012 la differenziata era al 37 per cento, che per un sistema di cassonetti stradali era già un risultato eccezionale. La media nazionale era del 25, con Reggio Emilia, che aveva un sistema misto simile in quegli anni al 40 per cento.

La situazione sta gradualmente migliorando anche perché si sta contenendo il fenomeno della “migrazione dei rifiuti”. Come detto, si portavano i sacchetti di indifferenziato a Sassari dai comuni dell’hinterland, soprattutto per pigrizia e per evitare le sanzioni nei paesi di residenza che applicano il porta a porta integrale. Numeri alla mano, risultava una produzione di rifiuti di 580 kg ad abitante, con una media attesa di 510: un surplus che significava 15 mila abitanti in più, che in realtà non esistevano. Nelle zone borderline i cassonetti venivano letteralmente presi d’assalto. L’esempio migliore è quello di Predda Niedda: qui i cassonetti sono stati eliminati già nel 2010 e la zone da allora non è più la pattumiera dell’hinterland. Occorre adesso dare un ultimo giro di vite alla “migrazione dei rifiuti”: con l’attivazione del porta a porta a Baratz e dintorni abbiamo assistito ad una inversione del fenomeno, con il ritorno ad Alghero.

Porta a Porta anche a Bancali. Prosegue l’estensione del servizio

Va tenuto presente comunque un fattore: il porta a porta costa di più e la raccolta indifferenziata costa meno rispetto alla differenziata. Si tratta quindi di evitare costi ambientali.

«È importante fare capire che solo conferendo correttamente non si pagheranno multe. Il messaggio deve passare ragionando di premialità. Già oggi nell’agro 24 mila utenze raggiungono il 70 per cento di differenziata», ha detto Giampaolo Manunta (La Base). Oltre alla comunicazione, servono naturalmente anche i controlli. «Ne faremo di più, anche al centro», ha assicurato l’assessore Fabio Pinna. E ci vogliono le sanzioni. «Sono fondamentali. Se non sono dietro l’angolo vediamo cosa avviene», ha fatto notare Lisa Benvenuto (Pd). Impensabile però collocare centinaia di telecamere. «Il problema dei rifiuti si dovrebbe convertire in qualcosa legato al bello. Dobbiamo portare un programma di educazione civica, con ricadute sul sociale. Il cittadino deve essere reso più partecipe, perché è il primo che si deve rendere conto della situazione», ha aggiunto Carla Fundoni (Pd).

Raccolta rifiuti, a Sassari prime sanzioni dai barracelli. Sono state elevate a cittadini che non rispettavano le regole previste per il conferimento. Tra le prossime novità zone video-sorvegliate mobili

Infine le novità. Presto saranno introdotte anche le “case dell’acqua”, ha anticipato l’assessore Pinna. E ci saranno altre attività nelle scuole. Questo sono le più efficaci: i ragazzini delle elementari e delle medie sanno tutto e possono dare lezioni sulla raccolta differenziata. Sulle “case dell’acqua” è intervenuto Manuel Alivesi (Forza Italia), che ha ricordato di essere stato il primo a proporle, trovando il consenso unanime del Consiglio comunale. «È vero che sono stati fatti passi da gigante. Ma nel centro storico mi risulta che siano disponibili solo i bidoni del secco e dell’organico e a Bancali mancano completamente i contenitori della carta per il porta a porta. Stiamo attenti. A Olbia si raggiunge già il 70 per cento di differenziata. Qual è allora il segreto?». (luca foddai)

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