A Sassari il primo Comitato referendario per il sì alla riforma costituzionale

Gavino Manca: «È un’opportunità di rilancio del nostro paese. Non verrà toccata la prima parte della Costituzione, ma altri meccanismi che nel tempo hanno perso smalto»

 

 

ComitatoReferendumSiSassari. Si è costituito a Sassari il Comitato referendario a favore del sì alla riforma costituzionale. Un passaggio che anticipa di qualche settimana l’approvazione definitiva da parte del Parlamento della legge di riforma della Costituzione e che vedrà, come tappa successiva, il referendum di conferma, che si terrà nell’autunno prossimo. «Il nostro obiettivo è fare nascere una scintilla che poi si propaghi, portando alla nascita di comitati in tutti i comuni della Sardegna», ha esordito venerdì mattina al Villino Ricci il consigliere regionale del Partito Democratico Gavino Manca, che ha introdotto la presentazione del Comitato di fronte ad una platea che comprendeva amministratori locali (il vicesindaco Gianni Carbini, l’assessora Monica Spanedda, la consigliera comunale di Alghero Giusy Piccone e il sindaco di Tergu Gianfranco Satta) ed altri esponenti del Pd. «La riforma della Costituzione costituisce un’opportunità di rilancio del nostro paese. Non verrà toccata la prima parte della Costituzione, ma altri meccanismi che nel tempo hanno perso smalto. A cominciare dal “bicameralismo perfetto”. Ma in ballo come sappiamo c’è anche altro, una partita che il presidente Renzi vuole giocare tutta. Sono convinto che i cittadini sardi sapranno trovare motivi convincenti per sostenere il sì al referendum, ma che anche il partito scenderà in campo in maniera unitaria».

GavinoManca
Gavino Manca

«Sarà un passaggio cruciale», ha ribadito Gianluca Giordo. «Abbiamo studiato all’università quanto fosse inefficiente questo sistema del “bicameralismo perfetto”. Con la riforma si va semplicemente verso una riorganizzazione dello Stato, non c’è nessuna svolta autoritaria. Si sta cercando di rendere attuale il sistema costituzionale. Quello fino ad oggi in vigore è nato nella Prima Repubblica ed è decisamente superato. Il fronte del no da un lato è compatto nella critica negativa, ma al contempo comprende soggetti con idee diversissime tra di loro. Non sono in grado di preparare una proposta alternativa: Lega, Sel, M5S ed anche Forza Italia, che in prima lettura condivideva questa riforma. La seconda contraddizione è che si tratta di forze politiche che cercano di darci lezioni di democrazia partecipata. Ma l’ultima tappa della riforma è il referendum ed hanno da ridire anche su questo». Per adesso il contrasto è tra “sì” e “no”. Nessuno ha parlato di astensione. Facile ricordare il precedente di Bettino Craxi, che nel 1991, in occasione del referendum per l’introduzione della preferenza unica alla Camera a cui era contrario, consigliò agli elettori di “andare al mare”. Il sì stravinse.

«La riforma rafforza la partecipazione dei cittadini», ha spiegato Mario Pingerna, ex presidente del Consiglio comunale a Sassari. «Per esempio, si introduce il referendum propositivo. Ed un movimento come i 5Stelle, che sta sempre a chiedere online il consenso a determinate scelte, dovrebbe essere a favore. Si rende inoltre più forte lo strumento dell’iniziativa popolare: serviranno 150 mila firme e poi si sa che quella proposta di legge si discuterà sicuramente. Ma si prevede anche l’abbassamento del quorum per il referendum se si raggiungono le 800 mila firme depositate: non sarà necessario il 50 per cento degli elettori ma si farà riferimento alla maggioranza in base alla percentuale dei votanti all’ultima elezione per la Camera». Ma sarà soprattutto il Senato a subire le maggiori modifiche per composizione e competenze. Avrà una funzione di rappresentanza dei territori. Si dovranno adeguare anche gli statuti speciali delle regioni e sarà introdotto il “regionalismo differenziato”. Il disegno di legge, approvato dal Senato lo scorso 13 ottobre ed in attesa dell’ultimo passaggio alla Camera previsto per aprile, prevede anche l’eliminazione delle province e la soppressione del Cnel. Sarà solo la Camera a dare la fiducia al Governo. E sarà Montecitorio protagonista del procedimento legislativo. Il Senato sarà eletto dai Consigli regionali ed ai senatori non spetterà alcuna indennità

Tutti aspetti che saranno illustrati e spiegati ai cittadini in occasione di una serie di iniziative pubbliche che saranno programmate a partire dalle prossime settimane. Quello sassarese nasca come comitato non solo cittadino. «È un punto di partenza. Cercheremo di portare personalità di rilievo del mondo accademico e politico. Entro aprile puntiamo ad organizzare un evento importante, con la partecipazione, per esempio, del ministro Boschi», ha ripreso Gavino Manca.

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