Un sit-in per la Palestina
Martedì prossimo in piazza del Comune a Sassari sit-in per chiedere pace e giustizia per il popolo palestinese, solidarietà con il popolo palestinese della Striscia di Gaza e dei territori occupati

Sassari. L’Associazione Ponti non muri organizza per martedì 5 luglio 2014, alle 19,30, in piazza del Comune a Sassari un sit-in per chiedere pace e giustizia per il popolo palestinese, solidarietà con il popolo palestinese della Striscia di Gaza e dei territori occupati. «Abbiamo bisogno di comunicare e esternare i nostri sentimenti di incredulità e orrore per quanto sta succedendo in questi giorni nella Striscia di Gaza – è spiegato in una nota stampa –. Ci vergogniamo di quanto succede senza l’intervento esterno di qualcuno che blocchi questa carneficina ma crediamo anche che sia arrivata l’ora di dire a voce alta quanto sia ingiusta l’umiliazione che il popolo palestinese subisce ormai da oltre sessanta anni. Vogliamo farlo in maniera pacifica, alternativa ma decisa con questo incontro breve ma intenso.
Questo il programma. Appuntamento in piazza del Comune martedì 5 agosto 2014 alle ore 19,20
Inizio alle ore 19,30. Letture di poesie, lettere e comunicati. Saranno accesi accendini o candele:: con ogni fiammella saranno ricordati i bimbi morti nei bombardamenti. Fine del sit-in entro le 20. Dalle 20 alle 21 all’interno del Cortile di Palazzo Ducale si terrà il buffet preparato dalle Associazioni organizzatrici della Rassegna Cinematografica “Visioni solidali”. Alle 21 avrà inizio l’ultima proiezione della Rassegna. In questa ora, in attesa della proiezione, si potrà approfittare per proporre nuove azioni, perché questo breve sit-in sia veramente l’occasione per creare qualcosa di nuovo e di più forte. e non l’incontro di un momento. Si proseguirà anche con la raccolta fondi per l’acquisto di medicine per l’emergenza Gaza. Verrà preparata una dichiarazione contro le esercitazioni delle forze armate israeliane in territorio sardo che passerà fra i presenti perché venga firmato e consegnato al sindaco di Sassari perché lo faccia avere a chi di dovere.
Posizione dell’Associazione Ponti non muri. Uno degli obbiettivi dell’Associazione Ponti non muri è quello di far conoscere i muri reali o virtuali, esistenti fra le culture e sostenere coloro che di questi muri sono vittime. Molto ci siamo occupati del popolo palestinese. Quello che sta succedendo in Palestina non si può definire “guerra”. Crediamo che una guerra vera preveda lo scontro fra due eserciti. In questo caso è implicato l’esercito di uno degli stati più potenti e ben armati del mondo contro un popolo senza mezzi, senza militari, senza esercito, senza flotta aerea e navale. Questa “conflitto smisurato, che ha i suoi prodromi nel 1878, con la costituzione della prima colonia agricola sionista in Palestina, raggiunge il suo momento clou nel 1948 con la nascita dello Stato d’Israeele. Ma nel 1948 ebbe luogo anche la Nakba (‘catastrofe’), ovvero la cacciata di circa 250.000 palestinesi dalla loro terra. La vulgata israeliana ha sempre narrato che in quell’anno, il 1948, allo scadere del Mandato britannico in Palestina, le Nazioni Unite avevano proposto di dividere la regione in due stati: il movimento sionista era d’accordo, ma il mondo arabo si oppose; per questo entrò in guerra con Israele e convinse i palestinesi ad abbandonare i territori – nonostante gli appelli dei leader ebrei a rimanere – pur di facilitare l’ingresso delle truppe arabe. La tragedia dei palestinesi, di conseguenza, non sarebbe direttamente imputabile a Israele.
ILAN PAPPE, storico israeliano, anti-sionista, rappresentante della cosiddetta “Nuova storiografia israeliana” (che ha come fine scientifico ed etico quello di sottoporre a un accurato riesame la documentazione orale che è prevalsa per decenni nel tracciare le linee ricostruttive storiche relative alla nascita dello Stato d’Israele e del sionismo in Israele) ha studiato a lungo la documentazione esistente su questo punto cruciale della storia del suo paese (compresi gli archivi militari desecretati nel 1998), giungendo a una visione chiara di quanto era accaduto nel 1948, drammaticamente in contrasto con la versione tramandata dalla storiografia ufficiale.
Già negli Trenta, la leadership del futuro Stato d’Israele (in particolare sotto la direzione del padre del sionismo, David Ben Gurion) aveva ideato e programmato in modo sistematico un piano di pulizia etnica della Palestina. Ciò comporta, secondo Ilan Pappe, enormi implicazioni di natura morale e politica, perché definire pulizia etnica quello che Israele fece nel ’48 significa accusare lo Stato d’Israele di un crimine. E nel linguaggio giuridico internazionale, la pulizia etnica è un crimine contro l’umanità. Per questo, secondo Pappe, il processo di pace si potrà avviare solo dopo che gli israeliani e l’opinione pubblica mondiale avranno ammesso questo peccato originale.
Da allora fino ai nostri giorni, i crimini perpetrati nei confronti della popolazione palestinese sono molteplici e proliferano nell’indifferenza generale. E tutto ciò che accade ci viene spiegato con la scusa della “sicurezza di Israele”, in nome della quale si violano i diritti umani di un intero popolo.
«Io mi schiero, io non sono neutrale. Perché senza giustizia non so vivere, perché di una pace vuota non so che fare. Pace e Occupazione non possono stare nella stessa frase. Prendiamoci la responsabilità di denunciare i massacri in corso e quelli del passato, le ingiustizie di ieri e di oggi. Non banalizziamo il male. Rispettiamo chi vive sulla propria pelle tutto questo dolore».






