Sassari città più tartassata della Sardegna

Ricerca dell’Osservatorio permanente Cna. Le piccole imprese hanno una pressione fiscale del 66,5 per cento. Gli originari 50mila euro di reddito d’impresa detratte le tasse diventano 16.745

FontanaRoselloNel 2014 a Sassari la pressione fiscale sulle piccole e medie imprese e sugli artigiani sarà salita al 66,5 per cento, oltre sei punti percentuali rispetto al 2011. Nella città turritana un artigiano o un piccolo imprenditore dovranno lavorare dal primo gennaio al primo di settembre soltanto per pagare il Fisco. Evase le incombenze tributarie resterà in cassa una parte bassissima del reddito aziendale. Le cose, paradossalmente vanno un po’ meglio ad Iglesias. Ma solo perché, grazie al poco lusinghiero record di provincia più povera d’Italia, ha ottenuto dallo Stato notevoli agevolazioni. Nella città mineraria la pressione fiscale è del 57,8 e per pagare l’Erario si lavora “solo” fino al 31 luglio.

«I dati sulla variazione del carico fiscale dal 2011 al 2014 sulle piccole e medie imprese e sugli artigiani sono stati elaborati dal Centro Studi nazionale della Cna che ha misurato e quantificato i valori vagliando i conti di 112 città italiane, cioè tutti i capoluoghi di Provincia e di Regione», spiegano Pierpaolo Piras e Francesco Porcu rispettivamente presidente e segretario regionale della CNA.

PiazzadItalia«I risultati di questo lavoro sono contenuti nel primo “Osservatorio permanente sulla tassazione di artigiani e piccole e medie imprese in 112 Comuni d’Italia”, e a differenza di altre indagini internazionali – affermano Piras e Porcu – si riferiscono davvero alla impresa tipo italiana, un’impresa manifatturiera individuale, con cinque dipendenti, un laboratorio, un negozio e un reddito di 50 mila euro all’anno. Per questa tipologia è stato calcolato il total tax rate (il prelievo totale delle amministrazioni pubbliche sul reddito ) in tutti i capoluoghi di provincia italiani dal 2011 al 2014».

Total Tax Rate. Lo studio della Cna evidenzia che nel 2014 – tra fisco nazionale, regionale e comunale – per artigiani e PMI si arriverà in Italia a una pressione fiscale del 63,1 per cento contro il 59,1 per cento del 2011.

La classifica complessiva – che elabora tutti i dati fiscali del 2011, del 2012 e del 2013, comparati con le previsioni di quello che succederà nel 2014 – vede Roma al primo posto: nel 2011 la Capitale registrava una pressione del 65,7 per cento, oggi segna il 74,4 per cento con un balzo dell’8,7 per cento. A ruota, di pochissimo, a pari merito, ben due città: Bologna con il 74,2 per cento (nel 2011 era il 64,6 per cento) e Reggio Calabria, sempre con il 74,2 per cento (nel 2011 era il 62,4 per cento).

In Sardegna dopo Sassari, ventiduesima in graduatoria con il 66,6 per cento, troviamo Olbia-Tempio al 38° posto con una pressione fiscale del 64,4 per cento (+3,6 per cento rispetto al 2011), Cagliari al 39° con il 64,3 per cento (+5,7 per cento rispetto al 2011), Nuoro al 57° con una pressione fiscale del 62,5 per cento (+3,6 per cento rispetto al 2011), Oristano al 100° posto con una pressione fiscale del 58,7 per cento (+1,1 per cento rispetto al 2011) e infine Iglesias al 106° con una pressione fiscale del 57,8 per cento (+0,6 per cento rispetto al 2011).

Il Tax Free Day. Lo studio della Cna ha poi elaborato i dati in modo da comprendere in modo semplice ed efficace fino dove arriva in dodici mesi la mano del fisco sulle piccole imprese.

Se ad esempio un’impresa di Cuneo smetterà di lavorare per pagare le tasse il 25 luglio 2014 (nel 2011 il Fisco si fermava al 22 luglio), a Reggio Calabria, Bologna, Roma e Firenze nel 2014 il fisco chiederà agli artigiani e agli imprenditori di lavorare per lui fino al 29 settembre.

Quanto alla Sardegna, ad Iglesias si lavorerà per l’Erario fino al 31 luglio (2 giorni in più rispetto al 2011), ad Oristano fino al 3 agosto (4 giorni in più rispetto al 2011) e a Nuoro fino al 17 agosto (18 giorni in più rispetto al 2011). A Cagliari un artigiano o un piccolo imprenditore dovrà lavorare per il fisco fino al 24 agosto (ben 21 giorni in più rispetto al 2011), così come ad Olbia-Tempio (13 giorni in più rispetto al 2011) mentre, come detto, a Sassari smetterà di lavorare per pagare l’Erario solo il 1° settembre (22 giorni in più rispetto al 2011).

Il reddito che resta dopo aver pagato le tasse. L’elaborazione finale dello studio della Cna focalizza infine la questione più importante di tutte: nel 2014, dopo aver pagato le tasse, quanto resterà alle imprese? In premessa bisogna dire che tutti i calcoli dell’Osservatorio sono stati fatti tenendo a riferimento come modello (Figura 1) un’impresa manifatturiera individuale, con un laboratorio di 350 metri quadri, un negozio di 175 metri quadri, 5 dipendenti, un fatturato di 430mila euro/anno e un reddito d’impresa di 50mila euro/anno. Il risultato di questa elaborazione è sconcertante. A Cuneo, la città che a quanto pare tratta fiscalmente meglio artigiani e Pmi, dopo aver pagato tutte le tasse i 50mila euro diventano nel 2014 21.190 (erano 22.356 nel 2011). Quanto alle città dove il fisco è più “cattivo”, a Roma i 50mila euro di reddito diventano 12.814 (17.139 nel 2011), a Reggio Calabria diventano 12.896 (erano 18.810 nel 2011), a Bologna 12.921(17.720 nel 2011) e Firenze 12.938 (18.072 nel 2011).

Quanto infine alla Sardegna, anche i redditi degli imprenditori isolani subiscono un vero e proprio salasso. Maglia nera, come detto, a Sassari dove degli originari 50mila euro, dopo aver pagato le tasse rimarranno 16.745 mila euro, con una decurtazione di 3.044 euro, il 15,4 per cento, rispetto al 2011. Ad Olbia Tempio rimarranno 17.808 euro, con una decurtazione di 1.769 euro (9 per cento). A Cagliari all’imprenditore resteranno 17.863 euro, con una decurtazione di 2.834 euro (13 per cento). A Nuoro rimarranno 18.767 euro, con una decurtazione di 2.413 euro, pari al 11,4 per cento. A Oristano resteranno 20.630 euro, con una decurtazione di 559 euro (2,6 per cento). A Iglesias rimarranno infine 21.106 euro, con una decurtazione di 299 euro, il 1,4 per cento, rispetto al 2011.

«Questi dati – dichiarano Piras e Porcu – evidenziano l’urgenza di una riforma complessiva del sistema fiscale del nostro paese, la cui pressione – giunta oramai a livelli insostenibili tra tassazione nazionale e prelievi locali – oltre ad essere in termini di prelievo tra i più alti del mondo è aggravata dalla complessità delle procedure: un combinato disposto che determina minore produttività e competitività delle imprese, produce l’allungamento della stagnazione economica e uccide ogni possibilità di ripresa economica».

Con l’Osservatorio, la CNA presenta anche otto proposte per ridurre progressivamente la tassazione sul reddito delle imprese mediante interventi sull’Irpef, sull’Irap, sui valori catastali, sull’Imu e sulla Tari e una semplificazione degli adempimenti burocratici.

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