Renzi a Sassari: «Con il no il 70 per cento della vecchia classe politica»

Un presidente del Consiglio e segretario del Pd mattatore giovedì al Teatro Verdi. Mancano due settimane al referendum costituzionale

 

 

RenziSassari1Sassari. «Quando ci sono ancora 16 giorni di campagna elettorale una persona che vuole bene alla politica non può che essere soddisfatta. Anche perché per i cittadini il referendum costituisce un’occasione irripetibile per fare sentire la propria voce e per entrare nel futuro». Il presidente del Consiglio e segretario del Pd Matteo Renzi ha esordito così al Teatro Verdi per l’atteso incontro pubblico a sostegno della campagna referendaria per il sì. La tappa sassarese è però anche un grande evento per il Partito Democratico, che può schierare i rappresentanti regionali al massimo livello, dal presidente della Regione Francesco Pigliaru al presidente del Consiglio regionale Gianfranco Ganau. Accolto all’esterno dal sindaco Nicola Sanna, Renzi è accompagnato da un “renziano” doc come Gavino Manca, consigliere regionale. In platea tanti volti conosciuti della politica cittadina e isolana, di oggi e di ieri.

Per il premier l’obiettivo è adesso uno solo: convincere gli elettori a dire sì al referendum costituzionale del prossimo 4 dicembre. Gli ultimi sondaggi (per quello che valgono dopo i clamorosi svarioni degli ultimi anni) danno proprio il sì indietro di una manciata di punti e adesso scatta il divieto di divulgare nuovi numeri e percentuali. Come recuperare e vincere? Puntare tutto sulla maggioranza silenziosa, che in Italia c’è e non si fa sentire. Perché a urlare sono gli altri. «Ero qui su questo palco esattamente 999 giorni fa, per la prima volta», ha ricordato Renzi. Erano le prime primarie del Pd e la sua proposta politica parlava ancora soprattutto di “rottamazione”. Oggi bisogna recuperare quello spirito. Renzi non riprende più quell’espressione, ma si capisce che vuole puntare sul “nuovo” in una campagna elettorale che sta entrando nelle ultime due settimane. E allora via a mettere in evidenza tutte le contraddizioni del fronte del no. «Non si può dire soltanto no e non avere un’idea in testa. Da una parte c’è qualcuno che un’idea di paese ce l’ha; e dall’altra c’è gente che sa solo dire no, tenuti insieme solo perché vanno contro qualcuno». La foto di gruppo dice tutto, spiega Renzi. «Insieme Monti e Salvini, ma anche Berlusconi e Travaglio che forse si volevano bene sin da piccoli ma non lo sapevamo, come neanche Maria De Filippi dei tempi d’oro sarebbe mai riuscita a tenere insieme. Poi D’Alema e Grillo, Cirino Pomicino, De Mita («Che al dibattito televisivo mi ha detto: “È una riforma frettolosa”, Come? Dopo trenta anni di tentativi andati a vuoto…»). E Casapound: «Ma vi rendete conto? Casapound che denuncia una deriva autoritaria con la riforma. Casapound!».

RenziSassari2Insomma, «chi vota contro la riforma dice no per i prossimi decenni alla riduzione dei parlamentari e dei costi della politica», ha continuato Renzi. «Il bicameralismo paritario con il doppio voto di fiducia non c’è da nessuna altra parte. E non stiamo affatto abolendo la democrazia, come ci dicono, ma la burocrazia. Stiamo tagliando gli sprechi, e stiamo toccando il Cnel». Un organismo che non si sa proprio a cosa serva.

Ed infine l’appello, «Questa classe politica vede nel referendum del 4 dicembre l’occasione per riprendersi il potere. Se volete un sistema nel quale si torna ad inciuci, a rinviare le riforme, a parlare male degli altri, allora riprendetevi quelli di prima. L’era dei politici con il vitalizio è finita. E il fronte del no comprende il 70 per cento della vecchia classe politica». (lufo)

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