Referendum trivelle, duro scontro nel Pd

I vicesegretari sconfessano le regioni promotrici. Tra queste la Sardegna. Gianfranco Ganau: «Se non ci fossero le concessioni entro le 12 miglia, non ci sarebbe il referendum»

 

 

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Gianfranco Ganau

Sassari. Sul referendum del prossimo 17 aprile, ad un mese esatto dal voto, il Pd prende una posizione. Lo fa con i vicesegretari Debora Serracchiani e Lorenzo Guerini, che in una nota rimarcano: «Questo referendum è inutile. Non riguarda le energie rinnovabili, non blocca le trivelle (che in Italia sono già bloccate entro le 12 miglia, normativa più dura di tutta Europa), non tocca il nostro patrimonio culturale e ambientale. Come hanno spiegato i promotori (alcune regioni) si tratta solo di dare un segnale politico. Perché nel merito il quesito riguarda la durata delle concessioni delle trivelle già in essere. Nient’altro. Ci sono alcune piattaforme che estraggono gas. Ci sono già. Vi lavorano migliaia di italiani. Finché c’è gas, ovviamente è giusto estrarre gas. Sarebbe autolesionista bloccarle dopo avere costruito gli impianti. Licenziare migliaia di italiani e rinunciare a un po’ di energia disponibile, Made in Italy. Col risultato che dovremmo acquistare energia nei paesi arabi o in Russia, a un prezzo maggiore. Il referendum voluto dalle regioni costerà 300 milioni agli italiani. La legge prevede che non possa essere accorpato ad altre elezioni. Pensiamo che, nello specifico, i soldi per questo referendum potevano andare ad asili nido, a scuole, alla sicurezza, all’ambiente. E di questo parleremo durante la direzione di lunedì, ratificando la decisione presa come vicesegretari. Se il referendum passerà l’Italia dovrà licenziare migliaia di persone e comprare all’estero più gas e più petrolio. Ecco perché la segreteria pensa che questo referendum sia inutile. Chi vuole dare un segnale politico, fa politica: non spende 300 milioni del contribuente. Ma non raccontiamo che è un referendum contro le nuove trivellazioni, non raccontiamo che è un referendum che salva il nostro mare (anche perché a quel punto le aziende non smonteranno le trivelle che resteranno per sempre nel mare, anche se non operative)».

«Non c’è nessuna nuova trivella, ma solo tante bugie. La serietà prima di tutto. Ma lunedì parleremo anche di questo e vedremo chi ha i numeri – a norma di Statuto – per utilizzare il simbolo del Pd», concludono Lorenzo Guerini e Debora Serracchiani.

Sul punto non si è fatta attendere la replica di Gianfranco Ganau, presidente del Consiglio regionale della Sardegna, esponente di punta del Pd nell’isola e tra i promotori della consultazione referendaria. «Sarebbe stato sufficiente che il Governo ascoltasse le regioni che hanno promosso il referendum e avesse rinunciato a prorogare le concessione per trivellare entro le 12 miglia», ha ribattuto Ganau a Serracchiani e Guerini. «Si sbagliano entrambi – aggiunge il massimo rappresentante dell’Assemblea sarda – se non ci fossero le concessioni entro le 12 miglia, non ci sarebbe il referendum. Hanno invece ragione su un altro aspetto: i 300 milioni di euro necessari per il referendum potevano essere utilizzati per asili nido, scuole, sicurezza e ambiente. Sarebbe stato sufficiente accogliere le richieste delle regioni promotrici o accorpare il referendum alle amministrative. Lo sperpero di risorse è da imputare esclusivamente all’irresponsabilità del Governo. Ora si comprende, l’obiettivo è quello di non voler far raggiungere il quorum. Sanno bene i vicepresidenti del mio partito – sottolinea Ganau – che un esito positivo del referendum non modificherebbe i tempi delle concessioni in essere, e quindi, non farebbe perdere alcun posto di lavoro. Abbiamo dieci anni di tempo per costruire uno sviluppo alternativo basato sulle energie rinnovabili, sulla sostenibilità ambientale e sullo sviluppo turistico che siamo convinti garantirebbero molti più posti lavoro. Se poi sono così sicuri delle loro ragioni – conclude il presidente Ganau – abbiano il coraggio di andare a votare il 17 aprile e di votare no».

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